Leader europei e nomine, al via le discussioni. VDL e Costa in pole  

Stasera con la cena tra capi di governo prenderanno il via informalmente ma ufficialmente le discussioni per la designazione delle poltrone più ambite nell’Unione: guida della Commissione, guida del Consiglio europeo e Politica estera
4 settimane fa
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Antonio Costa e Ursula von der Leyen
Antonio Costa e Ursula von der Leyen (elaborazione foto Fotogramma)

Ci siamo. Stasera con la cena tra capi di governo, più il presidente del Consiglio europeo e la presidente dell’Europarlamento, prenderanno il via informalmente ma ufficialmente le discussioni per la designazione delle poltrone più ambite nell’Unione: la guida della Commissione, quella del Consiglio europeo e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. È la prima volta che i capi di Stato si incontrano, dopo le elezioni che si sono svolte nella prima settimana di giugno.

A differenza del 2019, questa volta i nomi sembrano già indirizzati: mandato bis alla Commissione per Ursula von der Leyen, António Costa, ex premier portoghese, al Consiglio europeo e Kaja Kallas, premier estone, alla Politica estera.

Ma i giochi non sono del tutto fatti, e qualche sorpresa è sempre possibile, a partire dalla posizione di von der Leyen, che dovrà essere votata dal Parlamento e che, sebbene sulla carta abbia ampiamente la maggioranza necessaria, potrebbe essere ‘impallinata’ da franchi tiratori.

Von der Leyen intanto sta già lavorando per avere l’appoggio di socialisti e verdi, cosa che le eviterebbe di doversi rivolgere alla destra di Meloni, che dal canto suo, forte della vittoria alle elezioni, cerca di ottenere un maggior peso per l’Italia.

Va poi considerata l’ostilità di Charles Michel, attuale presidente del Consiglio europeo, organo che propone per il voto all’Europarlamento il nome del presidente della Commissione. Michel trama per sabotare il secondo mandato di von der Leyen e a quanto sembra la tedesca non parteciperà alla cena dei leader di stasera. Parteciperà invece alla “discussione dei membri del Consiglio europeo con il presidente del Parlamento Europeo”, in quanto lei stessa membro del Consiglio Europeo, e alla discussione sull’agenda strategica.

Un clima politico diverso dal 2019

Il vertice di oggi si inserisce poi in un clima politico molto diverso da quello che c’era nel 2019. Intanto l’avanzata delle destre alle europee, anche se non stravolge la composizione dell’Europarlamento, potrà comunque influenzare la politica dell’Unione: una possibilità rafforzata dal fatto che molti Stati sono guidati da capi dell’estrema destra. Altra differenza importante: cinque anni fa a guidare i giochi c’erano Angela Merkel, cancelliera tedesca e leader di grandissimo peso, e Macron.

Ora la Germania ha Olaf Scholz, uscito malissimo dal voto delle europee (terzo con il 13,9% delle preferenze e dietro la destra radicale di Alternative fuer Deutschland) e dunque indebolito, mentre Macron, il grande sconfitto delle europee (Rassemblement National, il partito di estrema destra, ha preso il doppio dei suoi voti), lo è ancora di più del tedesco ed è impegnato nella pericolosa scommessa delle elezioni nazionali anticipate, indette per il 30 giugno.

E ancora: nel 2019 l’Unione non aveva la guerra alle porte come oggi, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, cosa che ha riportato in auge i discorsi sulla difesa comune e l’esercito europeo e che condizionerà l’agenda futura.

Ma oltre ai giochi politici e alle necessità di pesare e contrappesare le posizioni degli Stati – in base a criteri geografici, di equilibrio di genere, di affiliazione politica e ai risultati delle elezioni – ci sono anche altri elementi che possono influenzare le decisioni finali. Elementi che, sotto forma di guai giudiziari, potrebbero gettare un’ombra proprio sulle due figure più importanti, che dovrebbero guidare le poltrone di maggior peso: von der Leyen e Costa.

Il Pfizergate spina nel fianco di VDL

Quanto alla prima, sul suo capo volteggia l’indagine del Pfizergate, uno scandalo legato a uno scambio di messaggi, mai confermato dalla Commissione, tra von der Lyen e l’ad della casa farmaceutica Albert Bourla, nell’ambito dell’appalto per la fornitura dei vaccini contro il covid. Un appalto vinto poi dalla Pfizer, il più grosso mai concluso dall’Ue.

Per questo carteggio inappropriato, rivelato dal New York Times – che ha anche citato in giudizio alla Corte di giustizia europea la Commissione per il suo rifiuto di divulgarne il contenuto – un avvocato belga, Frédéric Baldan, ha citato in giudizio presso le autorità giudiziarie di Liegi von der Leyen e chiesto le dimissioni di tutto l’organo esecutivo, a partire dalla presidente, per “corruzione, conflitto d’interessi, interferenza nelle funzioni pubbliche e distruzione di documenti”. Il caso è arrivato alla Procura europea (EPPO), che si è dichiarata competente in materia.

Von der Leyen si difende sostenendo che i contratti sono stati siglati dai Paesi membri direttamente, così come i soldi sono stati messi da ogni Stato: “Su questo dossier siamo stati trasparenti”, afferma la tedesca.

Per il momento comunque VDL può stare tranquilla, almeno su questo fronte, in quanto l’udienza è stata – opportunamente? – rinviata a dicembre.

Costa tra errori giudiziari e dimissioni

Per quanto riguarda António Costa, rieletto premier in Portogallo per la seconda volta nel 2022, lo scorso novembre si è dimesso per un’inchiesta della magistratura che ha travolto il suo governo. A tutt’oggi non è stato formalmente accusato ma è comunque sotto indagine in quanto il suo nome sarebbe uscito durante alcune intercettazioni. L’inchiesta, avviata per corruzione, abuso d’ufficio e traffico d’influenze, riguarderebbe grossi investimenti nell’ambito sia della transizione energetica, nello specifico dello sfruttamento dell’idrogeno verde e delle miniere di litio a Nord del Paese, sia della creazione di un grosso data center a Sines.

Tuttavia i dettagli dell’indagine verso Costa sono a tutt’oggi riservati, mentre lui nega ogni addebito.

Al momento dunque l’ex premier portoghese si trova in una sorta di limbo: da una parte i pubblici ministeri non lo hanno accusato, cosa che viene portata come elemento a favore dai suoi sostenitori, insieme a una serie di errori che hanno minato la credibilità dei pm stessi, primo fra tutti quello di un’errata trascrizione di un’intercettazione che nominava ‘António Costa’ ma che faceva riferimento non al premier ma al ministro dell’Economia, che sia chiama ‘António Costa Silva’. Dall’altra parte però l’indagine continua e la cosa potrebbe essere imbarazzante se il portoghese dovesse ottenere la presidenza del Consiglio europeo. Su questo aspetto puntano i Paesi nordici, che vorrebbero spingere piuttosto la prima ministra danese Mette Frederiksen.

Va detto comunque che l’ex premier non solo è generalmente benvoluto e stimato da tutti i Paesi membri, ma la sua abilità come negoziatore ne fa la figura giusta per una poltrona che deve gestire delicate e complesse discussioni. Inoltre, Costa è un socialista e questo va a suo favore nella pesatura di Paesi e poltrone, dato che sono arrivati secondi alle elezioni e dunque dovrebbero occupare una carica rilevante tra i ‘top jobs’.

Tanti gli aspetti e le considerazioni in gioco, ma dopo il vertice di stasera si dovrebbero avere delle indicazioni più chiare di dove penderà la bilancia. Fermo restando che la decisione formale è prevista in occasione del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno.