Il clima tra l’Unione europea e la Cina si fa sempre più teso. Al centro della disputa c’è l’Industrial Accelerator Act (Iaa), la nuova proposta legislativa della Commissione europea volta a rilanciare la competitività del blocco e a proteggere la propria sovranità economica. Il piano ha scatenato malumori a Pechino: oggi, lunedì 27 aprile 2026, il Ministero del Commercio cinese ha condannato ufficialmente il piano, definendolo una forma di “discriminazione sistemica” e avvertendo che è pronto a varare contromisure per proteggere i propri interessi nazionali.
Il cuore del piano: il ritorno del “Made in Europe”
L’Industrial Accelerator Act, presentato a marzo 2026, nasce dalla necessità urgente di fermare l’emorragia di posti di lavoro nel settore manifatturiero europeo. Dal 2024, infatti, l’Ue ha perso oltre 200.000 posti di lavoro nelle industrie energivore e nel settore automobilistico, con proiezioni che stimano a 600.000 le perdite entro la fine del decennio se non si interviene.
Per contrastare questa tendenza, la Commissione ha proposto requisiti rigorosi di “contenuto locale” per le aziende che intendono accedere a fondi pubblici o appalti strategici. Le soglie previste sono ambiziose:
- Settore automobilistico, in particolare i veicoli elettrici: per essere considerati “europei”, i prodotti dovranno contenere almeno il 70% di componenti prodotti nell’Ue.
- Settori pesanti, come alluminio e cemento: la soglia è fissata al 25%.
- Tecnologie pulite e acciaio: l’Atto punta a riportare la produzione di queste filiere critiche all’interno dei confini europei.
Il Commissario europeo per l’Industria, Stéphane Séjourné, ha difeso la misura affermando che l’atto “creerà posti di lavoro indirizzando i soldi dei contribuenti verso la produzione europea, riducendo le nostre dipendenze e rafforzando la nostra sicurezza e sovranità economica”.
La furia di Pechino: “Pronti a difenderci”
Pechino ha presentato formalmente le proprie rimostranze alla Commissione europea venerdì scorso, ma è uscita allo scoperto pubblicamente questo lunedì con toni molto duri. Secondo il governo cinese, l’Iaa impone requisiti restrittivi che colpiscono in modo sproporzionato gli investitori stranieri.
“Se l’Ue andrà avanti con la legislazione, danneggiando così gli interessi delle aziende cinesi, la Cina non avrà altra scelta che adottare contromisure per salvaguardare fermamente i legittimi diritti e interessi delle proprie imprese”, ha avvertito il Ministero del Commercio di Pechino. Anche la Camera di Commercio Cinese presso l’Ue ha espresso preoccupazione, descrivendo il piano come una svolta verso il protezionismo che comprometterà la cooperazione commerciale.
Oltre i dazi: trasferimento tecnologico e joint venture
Ciò che preoccupa maggiormente i partner internazionali non sono solo i requisiti di produzione, ma anche le condizioni imposte per gli investimenti diretti esteri. L’Industrial Accelerator Act potrebbe infatti obbligare le aziende straniere (specialmente quelle produttrici di batterie e veicoli elettrici) a creare joint venture con partner europei e a trasferire il proprio know-how tecnologico per poter operare stabilmente nel mercato unico.
Queste misure ricalcano ironicamente alcune delle politiche che l’Occidente ha rimproverato alla Cina per anni. Secondo il Global Times, tabloid voce del governo cinese, queste mosse rappresentano un “viaggio su un sentiero tortuoso di concorrenza non leale” che viola i principi fondamentali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), la quale vieta esplicitamente i requisiti di contenuto locale.
Il rischio economico: un boomerang da 840 miliardi?
Nonostante l’obiettivo di protezione industriale, molti analisti avvertono che l’Europa potrebbe pagare un prezzo salatissimo. La Camera di Commercio dell’Ue in Cina ha stimato che politiche protezionistiche di questo tipo potrebbero causare perdite economiche complessive fino a 840 miliardi di euro.
Il rischio principale è che l’obbligo di acquistare componenti locali più costosi faccia lievitare i prezzi finali, rallentando paradossalmente la transizione ecologica. Gli esperti del think tank Bruegel suggerivano già nei mesi scorsi di puntare su una strategia “Made with Europe” piuttosto che “Made in Europe”. Questo approccio favorirebbe la cooperazione con partner affidabili per costruire catene del valore diversificate e resilienti, senza rinunciare ai vantaggi del commercio globale.
Il cammino dell’Industrial Accelerator Act è ancora lungo. La proposta deve ora passare al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue. Mentre i leader europei discutono come rafforzare il mercato unico e ridurre le dipendenze strategiche, l’ombra di una guerra commerciale su vasta scala con la Cina si fa sempre più concreta, mettendo alla prova la capacità diplomatica di Bruxelles nel bilanciare sicurezza economica e libero mercato.
