Merz alla Casa Bianca, in silenzio mentre Trump minaccia la Spagna

L’incontro a Washington si è svolto nel pieno della crisi mediorientale e di un aspro confronto tra Spagna e Usa sull'attacco a Teheran. Il cancelliere tedesco è rimasto passivo
4 ore fa
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Merz friedrich trump donald studio ovale afp
(Afp)

Compiacenza. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ieri a Washington per un incontro programmato da tempo con il presidente americano Donald Trump, ha scelto la via di non contraddire il suo ospite, già testata in occasione del loro primo incontro lo scorso giugno. Ma se all’epoca si poteva essere all’inizio di quella che lo stesso Merz ha definito “frattura atlantica” da ricomporre, i colloqui di ieri sono arrivati dopo mesi di minacce e insulti da parte americana verso l’Europa, dopo la ‘questione’ groenlandese, e con la crisi del Golfo aperta dall’attacco Usa-Israele all’Iran, che si è rapidamente estesa ai Paesi vicini. E non solo, come dimostrano l’attacco con drone iraniano a una base Usa a Cipro e l’odierno lancio di missili contro una base in Turchia (intercettati e distrutti).

Insomma, l’incontro è avvenuto in un momento che definire poco sereno è un eufemismo, e ha rischiato di prendere una brutta piega per l’aspro confronto tra Spagna e Stati Uniti sull’operazione avviata contro Teheran, che il premier di Madrid Pedro Sánchez ha definito “unilaterale” e in “violazione del diritto internazionale”.

Sánchez ha affermato con decisione il no del suo Paese alla guerra e ha negato agli Usa l’utilizzo di due basi in Andalusia per lanciare missili contro l’Iran. Trump ha reagito malamente, e proprio davanti a Merz ha minacciato la Spagna di tagliare tutti i rapporti, a partire da quelli commerciali.

Il cancelliere, reduce da una visita della scorsa settimana al presidente cinese Xi Jinping, non si è opposto né ha replicato alle affermazioni del tycoon, è rimasto lì seduto. Anzi, sul rifiuto spagnolo di aumentare la 5% la spesa per la difesa, chiesto da Trump, lo ha ‘rassicurato’ che “stiamo cercando di convincere la Spagna che questo fa parte della nostra sicurezza comune, che tutti dobbiamo rispettare questi numeri”, in pratica dando torto a Madrid.

Stesso silenzio mentre il capo della Casa Bianca lanciava bordate contro la Gran Bretagna, dichiarando che con il primo ministro britannico Keir Starmer “non abbiamo certo a che fare con Winston Churchill”.

Merz d’altronde ha affermato di sostenere gli agli attacchi statunitensi contro l’Iran, avvisando che “non è il momento di fare la predica ai nostri partner e alleati” sulla legalità degli attacchi, pur riconoscendo che l’operazione ‘Epic Fury’ rischia di sfociare in una situazione di tipo iracheno, ovvero un pantano.

Berlino tuttavia, ha detto, condivide il “sollievo” del popolo iraniano per il fatto che “il regime dei mullah sta giungendo al termine”. Anche Francia e Gran Bretagna hanno affermato che aiuteranno i loro alleati, sebbene solo con “azioni difensive” contro l’Iran.

Spagna sorpresa

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha commentato: “Ho espresso la nostra sorpresa per quelle parole. Quando si condivide una moneta, una politica commerciale comune e un mercato comune con un altro Paese, ci si aspetta la stessa solidarietà che la Spagna ha dimostrato, ad esempio, quando ci sono state minacce tariffarie motivate dal desiderio di rimuovere l’integrità territoriale della Danimarca in Groenlandia. O la solidarietà che la Spagna esprime con i Paesi del fianco orientale”.

A porte chiuse

Dopo l’incontro, Merz ha fatto sapere in conferenza stampa all’ambasciata tedesca di Washington di aver sottolineato a Trump che “la Spagna è membro dell’Unione Europea e, in quanto tale, conduciamo i negoziati su un accordo tariffario con gli Stati Uniti solo insieme, o non lo facciamo affatto“.

Ha anche affermato di aver difeso Starmer sottolineando al presidente americano che il leader britannico “sta dando un contributo davvero molto, molto grande e molto prezioso nel formato E3 (Germania, Uk e Francia, ndr) per porre fine alla guerra in Ucraina, e che considero questa critica (quella di Trump, ndr) nei suoi confronti ingiustificata”.

L’ho fatto a porte chiuse perché non volevo condurre o intensificare il conflitto pubblicamente”, ha spiegato.

Ucraina e commercio

In origine, sul tavolo dell’incontro dovevano esserci Ucraina e commercio, e in effetti se ne è parlato. Dopo l’incontro, Merz ha dichiarato di aver spiegato a Trump che l’Ucraina non dovrebbe accettare ulteriori concessioni territoriali e di avergli mostrato una mappa delle linee del fronte, cosa per cui gli sembrava che “il presidente ora comprenda meglio la posta in gioco per questo Paese”.

Il cancelliere a inoltre sottolineato la necessità di un sostegno continuo a Kiev. “Vogliamo tutti vedere questa guerra finire il prima possibile. Ma l’Ucraina deve preservare il suo territorio e i suoi interessi di sicurezza”, ha specificato aggiungendo che come Europa “non siamo disposti ad accettare un accordo negoziato sopra le nostre teste“.

Merz ha anche esortato Trump ad agire sul presidente russo Vladimir Putin: “La Russia sta prendendo tempo, e così facendo sta anche agendo contro la volontà del presidente americano. Nei colloqui di oggi, ho chiesto di aumentare la pressione su Mosca“.

Il capo della Casa Bianca ha assicurato che i negoziati per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina rimangono “molto in alto” nella sua lista di priorità.

Quanto al commercio, Merz ha riferito di aver chiarito al suo interlocutore che l’accordo tra Ue e Usa raggiunto la scorsa estate a Tunberry non è in discussione. “Qui a Washington sanno che noi europei abbiamo raggiunto il limite di ciò che siamo disposti ad accettare“, ha detto. “Ho l’impressione che anche il presidente e il suo staff la pensino allo stesso modo”.

L’appeasement funziona?

Il silenzio di Merz, come detto, fa parte di una strategia il cui obiettivo è far sì che il tycoon cambi idea su Ucraina e commercio, ma l’immagine passiva e ossequiosa del leader del Paese più forte dell’Ue non è stata apprezzata da tutti.

Formalmente, inoltre, Trump non ha cambiato idea su nulla, essendosi anzi lamentato di aver ceduto “ingenti quantità di munizioni” all’Ucraina (rischiando di trovarsi a corto ora contro l’Iran) e avendo minacciato di intensificare la guerra commerciale.

Merz comunque si è dichiarato “soddisfatto”, perché “gli Stati Uniti rispettano la Germania” e perché il presidente Usa ha “riconosciuto l’impegno finanziario di Berlino per la modernizzazione militare”. Inoltre, perché avrebbe capito che a livello commerciale le due sponde dell’Atlantico hanno “raggiunto un limite”.

Trump da parte sua ha definito il cancelliere “amico” e lo ha elogiato per aver fatto “davvero un ottimo lavoro”. Quanto al sostegno ‘morale’ sull’Iran, ha affermato che Merz ci ha “aiutato” ed è stato “molto gentile”.

Ma la domanda rimane: fino a che punto vuole spingersi il cancelliere per mantenere la sua buona relazione con il tycoon e a quale costo politico?