Italia prima in Ue per frodi sui fondi comunitari: potenziale danno da 28,7 mld di euro

Cosa emerge dal Giudizio di parificazione sul rendiconto generale dello Stato 2025
3 ore fa
2 minuti di lettura
Giancarlo Giorgetti, ministro dell'economia e delle finanze dell'Italia (Alessandro Bremec/Ftg/Ipa)
Giancarlo Giorgetti, ministro dell'economia e delle finanze dell'Italia (Alessandro Bremec/Ftg/Ipa)

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di frodi contestate sui fondi comunitari. Il dato emerge dal Giudizio di parificazione sul rendiconto generale dello Stato 2025, depositato dalla Corte dei conti, che conta 991 indagini attive della Procura europea antifrode (Eppo) e un danno potenziale contestato di 28,71 miliardi di euro. Una cifra che il procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, ha definito questa cifra “iperbolica”.

I numeri e il confronto europeo

Al 31 dicembre 2025, l’Italia risultava prima in tutta l’Unione sia per numero di procedimenti aperti dall’Eppo sia per entità economica delle frodi contestate. Il Paese concentra quasi la metà del danno economico complessivo contestato dalla Procura europea antifrode a tutti gli Stati membri messi insieme.

L’Eppo, guidata dalla procuratrice Laura Kövesi, è l’organismo istituito nel 2021 per indagare sulle frodi ai danni del bilancio dell’Unione europea. Il suo lavoro si sovrappone, ma non si sostituisce, ai controlli nazionali. Per questo, la Corte dei conti ha ritenuto necessario portare esplicitamente all’attenzione del Parlamento il dato sulla concentrazione del danno economico.

Nello stesso anno, l’Italia ha ricevuto dall’Ue 44,39 miliardi di euro e ne ha versati al bilancio comunitario 19,93 miliardi: il Paese che riceve più risorse è anche quello che concentra il maggiore volume di frodi contestate.

Il Pnrr come amplificatore del rischio

Una quota rilevante delle indagini italiane riguarda i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo le ricostruzioni richiamate nel dibattito istituzionale, sarebbero 331 i casi aperti dall’Eppo riconducibili al Pnrr, con l’Italia che concentrerebbe quasi due terzi del totale europeo delle indagini su questi fondi.

Il dato non sorprende del tutto: il Pnrr ha determinato un afflusso di risorse straordinario, concentrato in tempi stretti e su una macchina amministrativa che in molte aree non era strutturata per gestirlo. Più denaro in circolazione, più opportunità di irregolarità — soprattutto quando i controlli ex ante non tengono il passo con la velocità della spesa. Il problema non è solo la presenza di soggetti fraudolenti, ma la capacità del sistema di rilevare, segnalare e bloccare le anomalie in tempo utile.

Le forme del problema

La Corte dei conti richiama alcune tipologie ricorrenti di irregolarità che compongono il quadro delle frodi contestate: opere non conformi ai progetti approvati, interventi mai avviati, utilizzo delle risorse per finalità diverse da quelle previste, ritardi significativi nell’esecuzione.

Questo dettaglio aiuta a capire che il fenomeno non si riduce al furto diretto di denaro pubblico. Comprende anche la distorsione sistematica dell’uso dei fondi: opere che non vengono realizzate, o vengono realizzate in modo difforme, sottraendo risorse a destinazioni legittime e producendo danni che vanno oltre il danno erariale immediato. In molti casi, il danno è duplice: si perdono le risorse e non si ottengono i risultati per cui erano state assegnate. A pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini, che non hanno accesso a determinati servizi.

La valenza politica del Giudizio di parificazione

Le conclusioni del Giudizio di parificazione hanno una valenza politica precisa. La Corte dei conti ha infatti richiamato esplicitamente la necessità di “rafforzare i controlli e i meccanismi di tutela delle risorse pubbliche“.

Il primato negativo certificato dalla Corte pone una questione di credibilità sistemica. Bruxelles monitora con attenzione l’andamento della spesa del Pnrr nei singoli Stati membri, e i ritardi o le irregolarità italiane sono già stati oggetto di richiami nelle valutazioni periodiche della Commissione europea. Un dato come quello emerso dal rendiconto 2025 — quasi metà del danno potenziale europeo concentrato su un solo Paese — è difficile da ignorare nelle trattative future sui fondi strutturali e nelle discussioni sulla governance del bilancio comunitario.

Più risorse europee in arrivo significano più opportunità di sviluppo, ma anche più esposizione al rischio di frodi se il sistema di controllo non regge. I dati del 2025 mostrano che questo problema è centrale per la credibilità della macchina pubblica italiana e per il suo rapporto con le istituzioni europee.

Gli ultimi articoli