Emergenza caldo, l’Ue ammette: “Abbiamo sottovalutato il cambiamento climatico”

2 ore fa
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Caldo estremo canva

Mentre la Francia registra l’”anomalia termica più elevata del mondo”e l’Europa è stretta nella morsa del caldo record, l’Unione europea ammette: “Abbiamo sottovalutato gli effetti del cambiamento climatico”.

Un nuovo studio finanziato dall’Ue e diffuso dal team di ClimaMeter, conferma che la crisi climatica sta “portando l’ondata di caldo che ha colpito l’Europa occidentale nel giugno 2026 a livelli da record”. I numeri parlano chiaro: dalle caldo record in Francia (dove due bambini sono morti in auto e almeno 40 persone sono morte per annegamento nel tentativo di trovare refrigerio), ai 45 gradi della Spagna, passando per i 41 della Germania, i 36 gradi registrati in Italia e persino in Scandinavia.

Se l’alternarsi dei cicli climatici è naturale, non si può dire lo stesso del ritmo con cui il surriscaldamento climatico sta progredendo.

La responsabilità umana e le proiezioni “troppo prudenti”

Sulla prima pagina di Libération, il climatologo Christophe Cassou ha invitato a “politicizzare la canicola”, ovvero a riconoscere le responsabilità politiche e umane del surriscaldamento climatico. Anche gli esperti di ClimaMeter sottolineano la natura antropogena della crisi climatica, specificando che le emissioni dei combustibili fossili sono diventate un problema che non possiamo continuare “ad ignorare e rimandare”.

I ricercatori specificano che “Senza il cambiamento climatico indotto dall’uomo, questo evento sarebbe stato comunque caratterizzato da temperature elevate. Tuttavia, non avremmo avuto stata la stessa ondata di caldo”.

In Europa occidentale, spiegano gli autori dello studio, “gli eventi di calore estremo stanno già aumentando a un ritmo più rapido rispetto a quanto previsto dai modelli climatici, alimentando il timore che le proiezioni future sul calore possano essere troppo prudenti”.

I numeri del surriscaldamento

L’analisi, relativa al 22 giugno 2026, indica “che le temperature associate all’attuale configurazione meteorologica sono di circa 2-4 °C più elevate di quanto sarebbero state in condizioni meteorologiche simili durante la seconda metà del XX secolo”.

A Milano, il surriscaldamento ha provocato un aumento medio di +3,8°C, che diventano +4°C a Saragoza.

Il rallentamento delle politiche climatiche Ue

Tra gli scienziati che hanno partecipato allo studio c’è anche Davide Faranda, ricercatore italiano del Cnrs — il Centre national de la recherche scientifique, il principale ente pubblico di ricerca francese. Ripreso da Repubblica, Faranda ha ricordato che il punto davvero straordinario non è l’ondata di caldo in sé, ma l’effetto del cambiamento climatico sulle temperature europee, dove si arriva a un aumento di 4 gradi Celsius.

Il problema, ha avvertito, è che molte società ed ecosistemi stanno avvicinandosi ai propri limiti di adattamento; se questi valori diventassero la norma dei prossimi decenni, le conseguenze sarebbero pesanti.

La finestra per agire, però, resta aperta: una riduzione drastica delle emissioni può ancora evitare che gli eventi estremi di oggi diventino la normalità estiva di domani. Tuttavia, durane il von der Leyen bis l’Unione europea ha rallentato drasticamente il passo sul Green Deal: ha rinviato parte dell’applicazione della direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità (Csrd) e della direttiva sulla due diligence (Csddd), ha ristretto il perimetro delle imprese obbligate e, sul fronte climatico, ha ammorbidito il target 2040 introducendo più flessibilità e maggior ricorso a crediti di carbonio dall’estero. Bruxelles ha anche fatto dietrofront sullo stop alle auto a motore termico a partire dal 2035.

Questa fase politica è frutto di una competitività economica sempre più spietata da parte di Usa e Cina, che ha spinto molti Paesi e gruppi parlamentari europei a rimettere al primo posto la produttività, declassando le politiche climatiche.

D’altra parte, diversi studi dimostrano che gli eventi estremi sono una minaccia concreta non solo per le vite di un europeo su otto, ma anche per l’economia dell’Ue, che è l’aria più esposta al cambiamento climatico. Il caldo estremo di questi giorni pone una domanda chiara: chi fa più paura: Donald Trump, Xi Jinping o la natura? La risposta, avvertono gli scienziati, non è più prorogabile.

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