Il vincitore della guerra tra Russia e Ucraina è…la Corea del Nord.
Invadendo la “terra di confine” (questa è la traduzione letterale della parola “Ucraina”), Vladimir Putin ha messo sul piatto di Kim Jong-Un la migliore occasione per il regime, generando un boom economico inatteso.
Nel mezzo del conflitto più costoso d’Europa dalla Seconda guerra mondiale, infatti, Pyongyang ha trovato in Mosca un acquirente disposto a comprare quello che la Corea del Nord aveva in abbondanza: munizioni vecchie di decenni, fabbriche di armamenti ferme, una manodopera disposta a tutto e soldati.
In cambio, ha ricevuto denaro, carburante, tecnologia e la protezione politica di una potenza con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Prima della guerra: un regime sotto pressione
Prima del febbraio 2022, l’Rpdc era in uno dei momenti più difficili della sua storia recente. Le sanzioni imposte dall’Onu nel 2016 dopo i test nucleari avevano tagliato le principali fonti di valuta del regime, a partire dall’export di carbone verso la Cina. Poi era arrivato il Covid-19 e Pyongyang aveva chiuso i confini in modo ancora più radicale degli altri Paesi, bloccando quasi completamente il commercio estero. Il risultato, secondo le stime della Banca di Corea, era stato un crollo del Pil del 4,5% nel 2020.
Secondo Fitch Solutions, alla vigilia del conflitto ucraino circa il 60% della popolazione nordcoreana viveva al di sotto della soglia di povertà. L’economia era ferma, le sanzioni mordevano, le frontiere erano chiuse. Il regime sopravviveva, ma a fatica e senza crescere.
Il patto con Mosca
L’inversione di rotta comincia nell’estate del 2023. A settembre, Kim Jong-un raggiunge Vladivostok a bordo del suo treno blindato e incontra Putin al cosmodromo di Vostočny. Il luogo è scelto con cura: Putin mostra a Kim le installazioni per il lancio di razzi spaziali e si dichiara disponibile ad aiutare la Corea del Nord a sviluppare una capacità satellitare.
Il meccanismo dell’accordo è degno dei più efficienti sinallagmi contrattuali: da un lato Pyongyang trasferisce a Mosca soldati, munizioni di artiglieria, missili balistici, armi anticarro, artiglieria semovente e lanciarazzi multipli, materiale di cui la Russia ha bisogno urgente dopo aver consumato le proprie scorte nei mesi iniziali dell’offensiva. Dall’altro, Mosca paga in valuta, rifornisce la Corea del Nord di carburante e derrate alimentari, e offre un ritorno tecnologico nel campo spaziale e missilistico.
A gennaio 2025, il segretario di Stato americano Antony Blinken, ospite a Seul, capitale della Corea del Sud, dichiara a che Mosca era vicina al trasferimento di tecnologia satellitare avanzata a Pyongyang, capitale della Corea del Nord.
I numeri della cooperazione
I dati più solidi vengono dal Multilateral Sanctions Monitoring Team (Msmt), un gruppo di 11 paesi (tra cui Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Giappone e Corea del Sud) costituito nell’ottobre 2024 per sostituire il panel Onu di esperti, sciolto dopo il veto russo. Il primo rapporto del gruppo, pubblicato nel maggio 2025, documenta:
- Oltre 20.000 container di materiale militare trasferiti dalla Corea del Nord alla Russia da settembre 2023, via nave, aereo e ferrovia;
- Circa 9 milioni di colpi per artiglieria e lanciarazzi multipli consegnati nel solo 2024;
- Almeno 100 missili balistici trasferiti nello stesso anno, poi lanciati contro infrastrutture civili in Ucraina, incluse Kiev e Zaporizhzhia.
Secondo un’analisi dell’Open Source Centre condotta con Reuters e citata dal Royal United Services Institute (Rusi) nell’aprile 2025, da agosto 2023 la Corea del Nord avrebbe fornito fino a 5,8 milioni di proiettili d’artiglieria. Un numero che, secondo le stime di Rusi, rappresenta circa il 40% delle munizioni complessivamente usate dalla Russia nel conflitto fino ad allora.
Sul piano economico, la Banca di Corea ha stimato che nel 2024 il Pil nordcoreano è cresciuto del 3,7%, il ritmo più alto dal 2016, trainato proprio dall’espansione dei legami economici con Mosca. Alcune analisi parlano di guadagni potenziali fino a 14 miliardi di dollari dalle forniture militari, ma questa cifra va trattata come stima di massima, non come dato accertato.
Non solo soldi: cosa ci guadagna Pyongyang
Il vantaggio per la Corea del Nord non si riduce al pagamento immediato delle forniture. Il regime di Kim Jong-un sta costruendo un’uscita dall’isolamento su più livelli.
Sul piano economico, il canale russo offre valuta pregiata in un contesto in cui le sanzioni ne hanno quasi azzerato le fonti. I lavoratori nordcoreani all’estero, circa 100.000 secondo l’Onu, generano già tra 400 e 500 milioni di dollari all’anno, con una quota trasferita allo Stato di circa il 60-70%. In Russia, nelle aree di Sakhalin e del Primorye, i contingenti di lavoratori nordcoreani sono cresciuti e le quote di rimessa mensile sono raddoppiate nel 2025.
Sul piano tecnologico, il trasferimento di dati di battaglia dall’Ucraina consente a Pyongyang di migliorare i sistemi di guida dei propri missili testandoli in condizioni reali. La Russia ha già fornito sistemi di difesa aerea, missili antiaerei e tecnologia di guerra elettronica. L’accesso alla tecnologia satellitare, se confermato anche dopo la fine del conflitto in Ucraina, cambierebbe radicalmente le capacità di ricognizione e targeting del regime.
Sul piano diplomatico, infine, la Corea del Nord ha smesso di essere soltanto un problema da gestire ed è diventata un attore da cui dipende l’andamento di una guerra europea. Questo le garantisce una visibilità e una leva politica che nessuna delle sue provocazioni nucleari aveva finora prodotto.
Il costo per l’ordine internazionale
Il prezzo di questo accordo per il resto del Mondo è già visibile. Nel marzo 2024, la Russia ha posto il veto al rinnovo del panel Onu di esperti incaricato di monitorare le sanzioni alla Corea del Nord. È stata l’unica a farlo tra i 15 membri del Consiglio di Sicurezza; la Cina si è astenuta. Il panel aveva già avviato un’indagine sulle forniture di armi prima di essere formalmente sciolto il 30 aprile 2024. In pratica, le sanzioni restano formalmente in vigore, ma il meccanismo di vigilanza che ne assicurava l’applicazione è stato neutralizzato.
Il Msmt, che comprende Paesi al di fuori delle Nazioni Unite, può documentare le violazioni e denunciarle pubblicamente, ma non ha potere coercitivo. Il suo primo rapporto, quello che ha dettagliato i 20.000 container e i 100 missili, non produce effetti giuridici vincolanti. Il gruppo ha concluso che Russia e Corea del Nord intendono intensificare la cooperazione militare in violazione delle risoluzioni Onu nel prossimo futuro. Nel frattempo, il programma missilistico nordcoreano avanza. Secondo il think tank Csis (Center for Strategic and International Studies), i recenti successi nei test di Icbm a propellente solido potrebbero già riflettere una cooperazione tecnica con Mosca.
Un regime che ha trovato la sua guerra
La guerra in Ucraina ha trasformato la Corea del Nord da Stato isolato e sotto pressione a partner strategico rilevante per una potenza in conflitto. Nonostante le dimensioni del processo, la trasformazione non è stata graduale: è avvenuta in circa due anni, sulla base di uno scambio pragmatico tra due regimi che l’Occidente ha a lungo cercato di contenere su fronti separati.
Kim Jong-un ha ottenuto ciò che le trattative diplomatiche non gli avevano mai concesso: reddito stabile, ritorno tecnologico e protezione al Consiglio di Sicurezza. La guerra di Putin, nata per ridisegnare l’Europa orientale, ha finito per rafforzare uno dei regimi più chiusi del mondo. E per farlo ha usato esattamente il meccanismo che le sanzioni internazionali cercavano di bloccare: il commercio di armi.

