Sovranità digitale, il piano Ue per chip, cloud e intelligenza artificiale

Il nuovo pacchetto della Commissione punta a rafforzare le capacità industriali europee e a ridurre le vulnerabilità nei settori digitali critici
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Rafforzare l’autonomia digitale dell’Europa riducendo le dipendenze dall’estero e sviluppando le proprie capacità, espandere la resilienza delle catene tecnologiche e fare del Vecchio Continente il Continente dell’Intelligenza artificiale. Con questi traguardi in mente, la Commissione ha presentato oggi il Pacchetto sulla sovranità tecnologica europea, un insieme di misure che riguardano i settori dei semiconduttori, dell’AI, del cloud, nell’open source e della digitalizzazione dell’energia.

Tutto quello che appunto compone la sovranità tecnologica, che il documento indica come la capacità del blocco di sviluppare, controllare e ampliare tecnologie critiche, infrastrutture, servizi e dati, che sono “alla base della nostra economia, sicurezza e società”.

Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi. Si tratta di proteggere i nostri cittadini, difendere i nostri interessi e fare le nostre scelte. L’Europa ha il talento, l’eccellenza nella ricerca, la base industriale e il mercato unico. Insieme, dobbiamo trasformare questi punti di forza in sovranità tecnologica”, ha commentato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

Non si tratta però di chiusura verso l’esterno, ha precisato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, in conferenza stampa: “La sovranità tecnologica rimane fondata sull’apertura, la collaborazione e la concorrenza leale e non equivale a isolamento, protezionismo o disaccoppiamento tecnologico”.

Perché Bruxelles interviene ora

Una precisazione che sembra rivolta ai due soggetti che involontariamente hanno dato impulso al pacchetto in questione, rendendolo necessario con il loro ingombrante peso: Stati Uniti e Cina. I due colossi, in piena corsa (e competizione) per la tecnologia e l’AI, hanno lasciato indietro l’Europa, e negli ultimi mesi è diventato sempre più evidente quello che solo pochi anni fa veniva accolto con un sorrisetto: dipendere da attori esterni, potenzialmente ostili, per tecnologie necessarie alla vita quotidiana e alla competitività rende inaccettabilmente vulnerabili.

Da qui dunque il pacchetto per la sovranità digitale, che affronta a 360 gradi i vari aspetti legati ad AI e nuove tecnologie. Ma c’è da scommettere che Washington e Pechino non lo vedranno di buon occhio. Il Dragone ha già minacciato ritorsioni, e anche la Casa Bianca ha più volte paragonato questo genere di misure a barriere commerciali non tariffarie e quindi sleali.

D’altronde, come ha puntualizzato Virkkunen,viviamo in un mondo in cui geopolitica e tecnologia sono inseparabili. Chi promuove l’innovazione tecnologica plasmerà il futuro, e dobbiamo garantire che l’Europa svolga un ruolo di primo piano in questo processo”.

Le quattro componenti del pacchetto

Nel dettaglio, il pacchetto comprende due proposte legislative, una strategia e una tabella di marcia. Le due proposte sono il Chips Act 2.0, dedicato ai semiconduttori, e il Cloud and AI Development Act, pensato per cloud, data center e intelligenza artificiale. A queste si aggiungono una strategia europea per l’open source per ridurre le dipendenze nell’intero stack tecnologico e una roadmap strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico. Le iniziative sono pensate come parti collegate della stessa catena del valore: dai chip alle infrastrutture, dal software al cloud, fino all’IA e all’energia necessaria per sostenerla.

Chips Act 2.0: rafforzare i semiconduttori europei

I chip sono alla base di smartphone, automobili, cloud, intelligenza artificiale, sanità, energia e difesa, e si prevede che i componenti legati all’intelligenza artificiale rappresenteranno oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030. “Sono il terzo prodotto più scambiato al mondo, dopo petrolio e veicoli”, ha sottolineato Virkkunen. Eppure, il blocco europeo è ancora dipendente da Paesi terzi in settori chiave come la produzione di chip avanzati o la progettazione di semiconduttori.

E questo nonostante l’adozione, nel 2023, di un primo ‘Chips Act’, che puntava a raddoppiare la capacita produttiva di semiconduttori del blocco, e nonostante gli oltre 52 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati mobilitati e i 46mila posti di lavoro diretti e indiretti creati, come ricorda la Commissione.

Il Chips Act 2.0 si baserà sui progressi compiuti dal suo predecessore ma punta a stimolare la domanda interna di chip, a sostenere la progettazione e la produzione di chip avanzati e di uso comune nell’Ue, a rafforzare l’industria europea dei semiconduttori e a ridurre le dipendenze strategiche.

Le misure del Chips Act 2.0

Il nuovo piano prevede procedure di autorizzazione più rapide, con approvazioni entro un massimo di 12 mesi, il rafforzamento della ricerca, dell’innovazione e delle competenze. Introduce le “Grandi Sfide” per sostenere l’industria di chip considerati fondamentali per l’Ue, come quelli per l’intelligenza artificiale, e punta a rafforzare la cooperazione con partner internazionali attraverso partenariati strategici. Il testo prevede anche una nuova etichetta di “Regioni di Eccellenza per i Semiconduttori” per promuovere i territori capaci di attrarre investimenti. Infine, sosterrà gli investimenti e i progetti strategici, anche tramite aiuti di Stato per progetti “primi nel loro genere” in Europa, affrontando al contempo le vulnerabilità che potrebbero mettere a rischio l’approvvigionamento.

Il Chips Act 2.0 vuole anche avvicinare i produttori europei di chip ai clienti industriali, in particolare data center, fornitori cloud e gigafactory per l’intelligenza artificiale. Sono previsti acceleratori della domanda per rendere i nuovi semiconduttori più aderenti alle esigenze del mercato e un maggiore uso degli appalti pubblici per sostenere startup e scaleup europee. Il piano include anche una piattaforma B2B per la catena di fornitura, indicazioni per la valutazione dei rischi e misure per ridurre l’eccessiva dipendenza da fornitori esterni.

Cloud and AI Development Act: più data center e cloud europeo

Non esiste intelligenza artificiale senza cloud computing, sottolinea la Commissione in un comunicato (anche se Nvidia ha appena presentato un superchip che promette di integrare l’AI direttamente nei pc). Ecco dunque che al ‘Chips Act 2.0’ si affianca il ‘Cloud and AI Development Act (Cada)’, che mira a triplicare la capacità dei data center dell’Ue nei prossimi 5-7 anni e soddisfare pienamente le esigenze di imprese e pubbliche amministrazioni entro il 2035. La proposta semplifica la realizzazione di data center, individua siti idonei e accelera le autorizzazioni per progetti che rispettano criteri di sostenibilità e innovazione.

L’addestramento e l’uso dei modelli di IA richiedono potenza di calcolo, spazio di archiviazione dati e capacità di rete, tutti elementi forniti dal cloud. Le AI Factories e le AI Gigafactories europee servono a dare accesso a risorse computazionali avanzate, ma hanno bisogno di infrastrutture cloud adeguate. Per questo il Cada collega sviluppo dell’IA, capacità dei data center, servizi cloud e sostenibilità energetica, senza dimenticare gli impegni climatici.

Le tre aree del Cada

Il Cada si concentra su tre aree. La prima è ricerca, sviluppo e innovazione, per sostenere tecnologie cloud e IA di nuova generazione, comprese IA di frontiera, IA industriale e IA fisica. La seconda è la capacità, con l’obiettivo di aumentare i data center, semplificare i permessi e migliorare l’accesso a energia, terreni, acqua e finanziamenti. La terza è l’autonomia, con un quadro unico europeo per valutare la sovranità di cloud e IA e orientare l’adozione da parte del settore pubblico.

Contro il “sovranwashing”

Riguardo il terzo punto, la Commissione vuole definire in modo più chiaro cosa significhi cloud o IA sovrana. Oggi molti fornitori definiscono i propri servizi “sicuri” o “sovrani”, ma in assenza di un quadro comune tali affermazioni possono risultare fuorvianti. Il Cada introduce quindi un sistema europeo di valutazione della sovranità, articolato in quattro livelli: dalla localizzazione dei dati in infrastrutture situate nell’Unione alla piena trasparenza e al controllo della catena di fornitura software senza interferenze da paesi terzi.

Open source: più scelta e meno dipendenze

La strategia europea per l’open source punta a rafforzare l’autonomia digitale attraverso software aperti, riutilizzabili e interoperabili. In Europa sono presenti oltre tre milioni di contributori open source. La Commissione vuole ampliare le alternative europee in settori come cloud, intelligenza artificiale, tecnologie internet, cybersicurezza e semiconduttori. La strategia prevede anche sostegno alle startup open source, investimenti nelle competenze, manutenzione di lungo periodo e maggiore sicurezza dell’infrastruttura digitale aperta.

Open source nella pubblica amministrazione e nelle imprese

Il piano punta a incoraggiare l’adozione di soluzioni open source nei settori pubblico e privato. Per le amministrazioni sono previste linee guida per gli appalti e buone pratiche. Per le imprese, in particolare le piccole e medie, l’open source può ridurre le barriere all’ingresso, abbassare i costi di produzione, limitare la dipendenza da un solo fornitore e favorire innovazione collaborativa. La Commissione intende anche rafforzare le proprie risorse digitali aperte attraverso asset riutilizzabili, competenze interne e migliore governance.

Energia: digitalizzare senza aumentare le fragilità

La roadmap per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico affronta il rapporto tra transizione digitale e domanda di elettricità. I data center rappresentano il 2,5% del consumo elettrico dell’Ue e la loro domanda è destinata ad aumentare. La Commissione vuole integrarli nel sistema energetico in modo sostenibile e trasparente, evitando che entrino in conflitto con la rete elettrica. L’obiettivo è usare IA e strumenti digitali per rendere il sistema energetico più efficiente, flessibile e resiliente.

Data center, reti intelligenti e contatori smart

La roadmap energetica prevede tre pilastri: integrare i data center nel sistema energetico, accelerare l’uso di soluzioni digitali e di IA nelle reti, rafforzare lo scambio transfrontaliero di dati energetici. Tra le misure rientrano reti intelligenti, contatori intelligenti, modelli di IA sovrani per l’energia e un quadro per la condivisione sicura dei dati. La Commissione indica anche la possibilità di riutilizzare il calore di scarto dei data center e di valutarne le prestazioni in termini di energia, acqua e sostenibilità.

I benefici attesi per cittadini, imprese e governi

Quali sono i benefici del pacchetto sovranità? La Commissione lo spiega in un comunicato. Per i cittadini, il pacchetto promette dati più sicuri, più posti di lavoro tecnici in Europa e servizi pubblici digitali più resilienti. Per le imprese, in particolare le Pmi, la sovranità tecnologica viene collegata a competitività, produttività e riduzione delle dipendenze. Per gli investitori, l’obiettivo è creare un contesto più prevedibile. Per i governi, le misure puntano a ridurre i rischi legati all’uso di infrastrutture straniere in ambiti sensibili come pubblica amministrazione, sanità, difesa, identità digitale e infrastrutture critiche.

I prossimi passi

La Commissione proseguirà il lavoro per trasformare l’Europa in un continente dell’intelligenza artificiale. È previsto un bando per le Gigafabbriche dell’IA a luglio, dopo l’accordo di principio raggiunto il 1° giugno dal Consiglio direttivo dell’impresa comune europea di calcolo ad alte prestazioni. Bruxelles avvierà inoltre una consultazione con Stati membri, Gruppo Banca europea per gli investimenti e altri soggetti chiave per costruire una capacità europea di capitale di rischio su larga scala a sostegno delle ambizioni tecnologiche dell’Unione.