Il braccio di ferro tra il miliardario americano Elon Musk e le autorità giudiziarie europee ha segnato un nuovo punto di rottura. Lunedì 20 aprile 2026, il proprietario della piattaforma X e della società di intelligenza artificiale xAi ha disertato l’interrogatorio volontario a cui era stato convocato a Parigi. La sua assenza non è solo un atto di sfida individuale, ma rappresenta il culmine di una complessa indagine che mette in discussione i confini della libertà di parola, la moderazione dei contenuti e la responsabilità delle Big Tech nel territorio dell’Unione europea. Al centro dell’indagine la produzione di contenuti pedopornografici tramite Grok di X.
L’origine dello scontro
L’indagine della Procura di Parigi è iniziata nel gennaio 2025. Inizialmente, gli inquirenti si erano concentrati sul sospetto che l’algoritmo di X fosse stato manipolato per interferire nella politica francese. Tuttavia, nel corso dei mesi, il raggio d’azione si è notevolmente ampliato. A novembre 2025, il caso è stato esteso per includere la diffusione di materiale riguardante il negazionismo dell’Olocausto e la distribuzione di contenuti antisemiti sulla piattaforma. La tensione era già salita drasticamente a febbraio, quando la polizia aveva effettuato una perquisizione negli uffici parigini di X, operazione definita dall’azienda come un “atto giudiziario abusivo” e una “messa in scena”.
Il caso Grok e l’allarme sui minori
Il fronte più critico dell’inchiesta riguarda Grok, il chatbot di intelligenza artificiale integrato in X. Secondo i magistrati francesi, lo strumento consentirebbe agli utenti di creare deepfake sessuali non consensuali e immagini pedopornografiche partendo da semplici input testuali.
I dati forniti dal Center for Countering Digital Hate (Ccdh) sono allarmanti: in soli 11 giorni, l’Ai avrebbe generato circa 3 milioni di immagini a sfondo sessuale, di cui 23.000 sembravano ritrarre minori. Per queste ragioni, Musk e l’ex amministratrice delegata Linda Yaccarino sono indagati per complicità in possesso e distribuzione di materiale pedopornografico.
This is a political attack https://t.co/Z204wJuQIr
— Elon Musk (@elonmusk) February 3, 2026
La reazione di Musk e il fronte internazionale
Elon Musk non ha usato mezzi termini per rispondere alle accuse. Settimane prima della convocazione, aveva definito “ritardate” le autorità francesi in un post su X. L’azienda ha sempre respinto ogni accusa, definendo le indagini come “politicamente motivate”. A sostegno di Musk è intervenuto anche Pavel Durov, fondatore di Telegram e anch’egli sotto inchiesta in Francia, accusando il governo di Emmanuel Macron di “utilizzare le indagini penali come arma per reprimere la libertà di parola e la privacy”.
Tuttavia, la pressione su Musk è ormai globale. Le indagini di Parigi sono in linea con l’attività dell’Unione europea, la quale, nel gennaio 2026, ha avviato una propria indagine formale sulla generazione di deepfake da parte di Grok. Così come l’autorità per la protezione dei dati (Ico) del Regno Unito ha aperto un’inchiesta parallela per verificare se X e xAi rispettino le leggi sulla privacy dei cittadini britannici.
Macron’s France is losing legitimacy as it weaponizes criminal investigations to suppress free speech and privacy. The U.S. Department of Justice has refused to assist France in its investigation of @elonmusk, calling the case politically motivated.
The French prosecutor’s…
— Pavel Durov (@durov) April 20, 2026
Il “no” degli Stati Uniti e il conflitto transatlantico
Il caso ha assunto una dimensione diplomatica senza precedenti. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj) ha ufficialmente rifiutato di collaborare con la Francia, respingendo la richiesta di notificare le citazioni a Musk e ai suoi dipendenti. In una lettera visionata dal Wall Street Journal, le autorità americane hanno accusato la Francia di voler utilizzare il sistema penale per “regolare una piazza pubblica in un modo contrario al Primo emendamento della Costituzione americana”. Secondo Washington, la Francia starebbe cercando di imporre le proprie regole di moderazione su scala globale, interferendo con le attività di un’azienda americana in una “prosecuzione politicamente carica”.
Cosa succederà adesso?
Nonostante l’assenza di Musk, la Procura di Parigi ha chiarito che l’indagine non si fermerà. I magistrati hanno il potere di emettere mandati di cattura internazionali qualora lo ritenessero necessario per il prosieguo degli accertamenti. Per l’Unione europea, questo scontro rappresenta un test fondamentale per l’efficacia delle proprie normative digitali, soprattutto dopo l’entrata in vigore del Digital Services Act e dell’Ai Act. La questione di fondo rimane: può una piattaforma globale operare in Europa ignorando le leggi locali sulla sicurezza e la protezione dei minori in nome della visione americana della libertà di espressione?
