Lagarde (Bce): “Pronti ad alzare i tassi in caso di necessità”

Il discorso della presidente della Banca centrale europea alla conferenza "La Bce e i suoi osservatori" tenutasi a Francoforte
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Lagarde christine bce francoforte afp

La Banca centrale europea (Bce) è pronta a cambiare rotta. In un contesto geopolitico sempre più complesso, la presidente Christine Lagarde ha dichiarato che l’istituto di Francoforte è preparato ad aumentare i tassi di interesse già a partire da aprile, qualora lo choc inflazionistico derivante dalla guerra in Iran dovesse sfuggire al controllo.

Durante la conferenza “La Bce e i suoi osservatori” tenutasi a Francoforte il 25 marzo 2026, Lagarde ha sottolineato che la Bce non si farà “paralizzare dall’esitazione” e che la sua politica monetaria potrebbe essere modificata in qualsiasi riunione. Questo segna un netto cambio di passo rispetto alle aspettative degli investitori che, prima dello scoppio del conflitto, scommettevano su tassi invariati o addirittura in calo.

L’ombra della guerra sull’economia europea

Il nuovo choc energetico è alimentato dai timori per la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale attraverso cui transita quasi un quinto del petrolio e del gas naturale mondiale. Con il prezzo del greggio che oscilla intorno ai 100 dollari al barile, la Bce monitora con estrema attenzione il rischio che i costi energetici si trasformino in un’inflazione generalizzata.

Se da un lato, l’attuale scenario è considerato per certi versi “più favorevole” rispetto a quello seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – grazie a una ripresa economica moderata e a un’inflazione che era rimasta vicina all’obiettivo del 2% per quasi un anno – la presidente ha avvertito che la situazione potrebbe deteriorarsi rapidamente.

I tre pilastri della strategia Bce

Per navigare in questa incertezza, la Bce si affida a tre principi guida:

  1. Valutazione costante: analizzare la natura, le dimensioni e la persistenza dello choc prima di decidere.
  2. Focus sui rischi: non guardare solo allo scenario base, ma prepararsi a scenari avversi.
  3. Risposta graduale: intervenire con intensità proporzionale alla durata e alla propagazione dell’inflazione.

Lagarde ha spiegato che le banche centrali non possano abbassare direttamente i prezzi dell’energia, ma devono impedire che questi inneschino una spirale di prezzi e salari, definita in passato come inflazione “colpo su colpo” (tit-for-tat inflation).

I dati di febbraio e gli scenari futuri

Secondo gli ultimi dati della Bce relativi a febbraio 2026, la crescita monetaria nella zona euro stava già mostrando segni di rallentamento: l’aggregato M3, che include la moneta circolante, depositi, quote di fondi monetari e titoli di debito fino a 2 anni, è sceso al 3,0% (dal 3,2% di gennaio), mentre la crescita dei prestiti alle famiglie è rimasta stabile al 3,0%. Tuttavia, gli esperti della Bce hanno elaborato due scenari di rischio preoccupanti. Il primo, vede l’inflazione in salita di un punto percentuale quest’anno per poi scendere entro il 2028. Il secondo, vede l’inflazione significativamente più alta per tutto l’orizzonte temporale (fino a 3 punti percentuali in più nel 2027), non tornando al target previsto senza un intervento deciso.

Un impegno “incondizionato”

Nonostante le critiche di alcuni osservatori e investitori, che considerano i tassi uno strumento troppo smussato per contrastare choc esterni e temono un colpo alla prosperità economica, Lagarde è stata categorica. Il mandato della Bce di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine rimane “incondizionato”.

“Non siamo nella stessa posizione di quattro anni fa”, ha concluso la presidente, ricordando che oggi la Bce dispone di una strategia più flessibile e di opzioni calibrate per rispondere prontamente a ogni evenienza. Per i cittadini italiani ed europei, questo significa che il costo del denaro potrebbe tornare a salire presto, a meno che le tensioni in Medio Oriente non trovino una rapida descalation.