“Dietro ogni crisi migratoria dell’Ue c’è sempre Putin”

L'affondo del Commissario Brunner al Financial Times
3 ore fa
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Putin Presidente Russia Ipa Ftg
Il presidente russo Vladimir Putin (Ipa/Ftg)

“Dietro ogni crisi migratoria dell’Unione europea c’è sempre Putin”. È con queste parole cheil Commissario europeo per la migrazione, Magnus Brunner, parla in una durissima intervista al Financial Times. L’alto funzionario ha definito il presidente russo come il “motore principale” dell’immigrazione verso l’Europa, perché il Cremlino, secondo Brunner, avrebbe sistematicamente alimentato i conflitti dell’ultimo decennio con il preciso obiettivo di “destabilizzare il blocco europeo” attraverso i flussi migratori di massa.

La “strategia del caos”: dalla Siria all’Ucraina

Per spiegare la sua tesi, Brunner ha tracciato un filo conduttore che lega le principali crisi migratorie degli ultimi anni alla figura di Putin. Il punto di partenza è il sostegno militare e politico al regime di Bashar al-Assad in Siria. Quella guerra civile, scoppiata nel 2011, portò alla crisi del 2015-2016, quando oltre due milioni di persone chiesero asilo in Europa. Brunner ha inoltre ricordato come Putin abbia garantito protezione ad Assad, permettendogli di fuggire in Russia dopo la caduta del suo regime alla fine del 2024.

Il secondo grande pilastro di questa strategia è individuato nell’invasione dell’Ucraina del 2022. Da allora, circa 4,3 milioni di ucraini hanno ricevuto protezione temporanea all’interno dell’Unione europea. Infine, pur riconoscendo che la Russia non ha dato inizio all’attuale guerra in Medio Oriente, scatenata dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, Brunner sostiene che Putin rimanga l’istigatore principale in quanto fervido sostenitore del regime di Teheran.

Il fronte italo-danese e la richiesta di un “freno d’emergenza”

Proprio riguardo il Medio Oriente, l’Europa osserva con apprensione l’evolversi del conflitto iraniano, temendo una nuova ondata di migranti, la pressione politica interna cresce. In una lettera congiunta inviata alla Commissione, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno lanciato un monito chiaro: “Non possiamo rischiare che si ripeta quanto accaduto nel 2015-2016”.

Le due leader hanno chiesto l’introduzione di un meccanismo di “freno d’emergenza” da attivare per cause di forza maggiore in caso di movimenti migratori improvvisi e su vasta scala. Tale misura potrebbe includere la chiusura temporanea dei confini esterni dell’Ue in caso di minacce alla sicurezza nazionale. Brunner ha dichiarato di prendere queste istanze “molto seriamente”, confermando che la Commissione sta già lavorando per dare seguito alle richieste degli Stati membri.

Sicurezza e tecnologia: un’Europa diversa dal 2015

Nonostante i timori, Brunner ha rassicurato sul fatto che l’Unione europea sia oggi “molto più preparata” rispetto a dieci anni fa. La differenza fondamentale risiede nell’implementazione di nuove tecnologie e procedure:

  • Procedure d’asilo alla frontiera: i controlli avvengono direttamente ai punti d’ingresso.
  • Sistemi biometrici: il nuovo sistema di ingressi/uscite permette di monitorare con precisione chi entra nel territorio dell’Ue.
  • Monitoraggio della sicurezza: Brunner ha rivelato che, su circa 40 milioni di cittadini extra-Ue registrati da ottobre, circa 19.000 sono stati respinti. Tra questi, 500 persone sono state bloccate perché considerate una minaccia diretta alla sicurezza, inclusi potenziali rischi legati al terrorismo.

Il nodo dei diritti umani

Le misure di controllo più rigide non sono però prive di controversie. Organizzazioni come Amnesty International hanno aspramente criticato le azioni intraprese da alcuni Stati membri, come la Polonia, che lo scorso anno ha sospeso le domande d’asilo al confine con la Bielorussia. Secondo le Ong, tali pratiche sarebbero incompatibili con gli obblighi del diritto internazionale.

Brunner, pur consapevole delle critiche, ha ribadito la necessità di vigilare quotidianamente: “Al momento non vediamo flussi dall’Iran, ma la situazione può cambiare ogni giorno”. L’obiettivo dell’Ue appare dunque duplice: gestire l’aspetto umanitario della migrazione senza però abbassare la guardia contro quello che Bruxelles considera un vero e proprio utilizzo politico dei migranti da parte di Mosca.