Il ritrovato idillio tra Italia e Germania trova una battuta d’arresto sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2028-2034 dell’Unione europea. Al centro della discussione c’è l’attuale contesto geopolitico che obbliga i Ventisette a fronteggiare il caro carburante, sul piano civile, e la difesa comune, sul piano militare.
Per la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, coesione e agricoltura devono essere le priorità del Quadro pluriennale, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ritiene che l’Ue debba mettere al centro le spese militari senza derogare ai rigidi paletti di bilancio.
Tra i due c’è il presidente francese Emmanuel Macron, fiducioso che i Ventisette arriveranno a un accordo: “Ogni volta partiamo da posizioni molto diverse e riusciamo sempre a raggiungere i nostri obiettivi”, ha spiegato il Capo dell’Eliseo, secondo cui il Qfp deve preservare le “politiche storiche” europee come la Politica agricola comune (Pac) e la coesione e investire su “difesa e sicurezza, transizione tecnologica con l’Ai e il calcolo quantistico, e le tecnologie verdi”.
Qui la posizione italiana sul bilancio 2028-2034 del Parlamento europeo alla vigilia della plenaria che inizia oggi, 27 aprile, e finirà il 30 aprile.
Flessibilità e scostamento di bilancio
Dopo la seconda giornata di lavori del Consiglio europeo informale a Cipro, l’impressione è che ci sia tanta strada da fare per arrivare a una quadra. Il confronto vede contrapposti il fronte “mediterraneo”, guidato da Italia e Spagna, che chiede flessibilità, e l’asse “frugale” del Nord, guidato dalla Germania. “È un negoziato difficilissimo”, ha ammesso Giorgia Meloni al termine della riunione di Nicosia.
La presidente del Consiglio ha definito “linee rosse“, e quindi invalicabili, la politica agricola comune (Pac) e la coesione, gli stessi capitoli di spesa che Merz chiede di tagliare per finanziare la difesa comune europea. Per Roma, la coesione è la precondizione della competitività e l’agricoltura è fondamentale per la sicurezza alimentare.
“Le posizioni tra loro partono in maniera molto diversa, però anche qui ribadisco delle leggere linee rosse che ha l’Italia. Una di queste riguarda ovviamente i fondi della coesione e i fondi della politica agricola comune. È inutile che noi ci occupiamo della nostra sicurezza se poi non ci occupiamo della sicurezza alimentare, ed è inutile che noi cerchiamo di costruire competitività se non capiamo che la coesione, cioè mettere tutti i territori nella condizione di competere ad armi pari, è la precondizione di qualsiasi forma di competitività”, ha detto la presidente del Consiglio.
Per il leader tedesco, invece, le “nuove priorità” devono essere finanziate tagliando altri capitoli di spesa, come la coesione e la Pac: “Ho già detto ai miei colleghi che dovremo stabilire nuove priorità. Questo vuol dire che dovremo anche ridurre la spesa nel bilancio europeo in altri settori”.
L’Italia porta a Bruxelles la forte pressione interna (espressa in particolare dal vicepremier Matteo Salvini) per ottenere uno scostamento di bilancio di diversi miliardi volto a contrastare il caro carburanti, che minaccia di paralizzare l’autotrasporto e l’economia. Per questo, Meloni chiede di allentare i vincoli del Patto di stabilità per investimenti energetici, di intervenire sugli extraprofitti energetici e e di prorogare il Recovery Fund, mentre Germania, Paesi Bassi e gli altri Paesi “frugali” si oppongono a qualsiasi allentamento, chiedendo invece tagli orizzontali per mantenere i conti in ordine.
Debito comune ed Eurobond
Le ricadute sul debito comune sono inevitabili: “Dal punto di vista tedesco, un aumento del debito è fuori discussione” e “inimmaginabile”, ha dichiarato Merz al margine della riunione informale rigettando l’ipotesi di finanziarie nuovi Eurobond. Per il fronte “mediterraneo”, invece, se l’Ue consente lo scostamento per le spese militari, dovrebbe fare lo stesso per quelle economiche e sociali.
La distanza tra le posizioni dei due schieramenti emerge con chiarezza nelle parole del vicepremier Salvini: “O l’Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l’Europa”, ha detto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, secondo cui il caro carburante rischia di “bloccare l’Italia come ai tempi del Covid”.
Von der Leyen: “Trecento miliardi per l’energia”
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sottolinea che “Trecento miliardi sono disponibili per l’energia”, ma specifica che senza nuove risorse “o aumentano i contributi nazionali o si riduce la capacità di spesa”. In sostanza, l’Europa ha grandi ambizioni (come l’indipendenza energetica), ma non ha abbastanza fondi per fare tutto senza cambiare il modo in cui il bilancio viene finanziato. In pratica, von der Leyen ricorda ai leader europei che non si può avere tutto: se l’Europa vuole essere una potenza energetica e militare senza nuove tasse proprie, i Paesi dovranno o pagare di più o accettare che i fondi per i loro agricoltori e le loro regioni vengano ridotti.
I fondi cui fa riferimento Vdl provengono in gran parte da strumenti già esistenti come il Next Generation Eu (il piano post-pandemia) e i fondi di coesione. L’obiettivo è usare queste risorse per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e stabilizzare i prezzi, che minacciano la competitività europea.
Il problema delle “nuove risorse proprie”
Da settimane i leader Ue discutono l’introduzione di nuove tasse europee (risorse proprie), come il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) o il potenziamento del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets). Senza queste nuove entrate dirette, ci sono solo due strade per dare nuova linfa al bilancio europeo: aumentare i contributi nazionali (posizione rigettata dai “frugali”) o ridurre la capacità di spesa tagliando i fondi su Pac e coesione. I prossimi giorni diranno se i Ventisette riusciranno a trovare un compromesso tra queste due strade.
