La prima volta dei talebani a Bruxelles

Critiche da europarlamentari, ong e attivisti
2 ore fa
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Afghanistan, donne a Kabul
Afghanistan, donne a Kabul (FACELLY/SIPA / ipa-agency.net / Fotogramma)

Per la prima volta dal ritorno al potere a Kabul nel 2021, ieri una delegazione talebana è stata ricevuta a Bruxelles. L’Unione si è tappata naso, occhi e orecchie e ha accolto esponenti di un regime che schiaccia i diritti umani più basilari, e che pertanto non riconosce, con in mente solo un obiettivo: rimandare indietro gli afghani illegalmente presenti in Europa. La decisione della Commissione di procedere a quelli che ha definito “colloqui tecnici” ha però scatenato un fiume di critiche e polemiche da parte di europarlamentari e attivisti. Ma l’incontro si è fatto. Non in sedi istituzionali, onde evitare di offrire una sorta di riconoscimento a un regime che sta seppellendo i diritti umani più elementari, soprattutto quelli delle donne, ma si è fatto.

D’altronde, ha sottolineato il portavoce per gli Affari interni Markus Lammert, “i contatti con i rappresentanti delle autorità de facto dell’Afghanistan sono in corso da tempo”. Non per un’iniziativa dell’organo di governo del blocco, ma come conseguenza di una richiesta avanzata  lo scorso ottobre in una lettera da “20 Stati membri e Paesi associati a Schengen”, i quali “hanno chiesto alla Commissione di coordinare a livello Ue i contatti tecnici sul rimpatrio e la riammissione in Afghanistan di persone che hanno commesso reati gravi o che rappresentano una minaccia per la sicurezza“.

Già a gennaio, inviati della Commissione si erano recati a Kabul, capitale dell’Afghanistan, per un primo incontro proprio sul tema rimpatri. “L’Ue ha il mandato del Consiglio di mantenere un impegno operativo con le autorità de facto in Afghanistan” e “questo non significa in alcun modo un riconoscimento da parte della Commissione“, ha precisato il portavoce.

Tradotto: la Commissione sta facendo quello che le è stato chiesto, in una materia che è diventata una delle massime priorità del blocco e che si è radicalizzata, sulla spinta delle destre estreme. La scorsa settimana è stato approvato dall’Europarlamento il regolamento sui rimpatri, che prevede la creazione di hub di respingimento, modello Italia, al più presto.

Ma il rischio che i talebani facciano passare la riunione come una forma di successo diplomatico rimane, come dimostrano le parole del portavoce del ministero degli Esteri afghano Abdul Qahar Balkhi: “È stata una visita storica, è la prima volta in assoluto che una delegazione dell’Emirato Islamico ha visitato l’Ue e ha tenuto colloqui con gli Stati membri”.

Balkhi ha anche allargato i temi sul tavolo, sostenendo che si sia discusso anche di misure “volte a costruire la fiducia reciproca” e la possibile riapertura di una presenza consolare afghana nell’Unione. Insomma, mentre il blocco cerca di rispedire a casa un milione di immigrati, i talebani cercano legittimità.

Ufficialmente, da parte europea, l’incontro si è concentrato sul rimpatrio e sulla riammissione dei cittadini afghani che non hanno ottenuto l’asilo politico, che si trovano illegalmente nell’Unione e che hanno commesso crimini.

Il portavoce della Commissione ha tenuto a sottolineare che “quando si parla di rimpatri, la decisione effettiva spetta ai Paesi membri”. La revisione individuale è un obbligo “previsto anche dal diritto Ue” che non spetta alla Commissione, che può invece “aiutare e coordinare”. Al tavolo, copresieduto dai servizi della Commissione e dalla Svezia, erano presenti anche i rappresentanti di 15 Paesi Ue e una delegazione talebana di cinque persone, guidata da Balkhi. Il Belgio ha concesso ai membri della delegazione visti validi per un solo giorno e limitati al territorio belga, precisando così il carattere circoscritto della visita.

Le critiche

Ma le critiche sono piovute copiose. L’europarlamentare Hannah Neumann (Verdi/ALE) e altri 28 legislatori ieri hanno inviato una lettera aperta al primo ministro belga, Bart De Wever, e alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dicendosi “profondamente preoccupati” per il rischio di “normalizzazione o di implicita legittimazione dei Talebani finché continueranno le violazioni sistematiche dei diritti umani”. Ecco perché “invitare rappresentanti talebani in Europa è un grave errore”. Questi incontro, spiegano ancora, “non sono semplici esercizi tecnici. Ogni invito, ogni visto, ogni incontro ufficiale offre ai talebani ciò che cercano da quando hanno preso il potere: legittimità politica e riconoscimento internazionale“.

Altro problema sollevato dagli eurodeputati è che “la motivazione proposta, ossia facilitare i rimpatri, rende questo approccio particolarmente preoccupante”, perché si crea “un precedente pericoloso, in cui un regime accusato di gravi violazioni dei diritti umani può sfruttare la cooperazione in materia migratoria per ottenere concessioni politiche e una maggiore accettazione internazionale”.

Anche per la Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh), che comprende oltre 160 organizzazioni europee attive in questo campo, concorda: gli sforzi per instaurare una cooperazione in materia di migrazione con i rappresentanti dei talebani “rischiano di contribuire al consolidamento e alla normalizzazione di un’autorità illegittima, che ha sistematicamente smantellato i diritti e le libertà fondamentali da quando ha preso il potere illegalmente nell’agosto 2021”.

Da allora, ricorda, “donne e ragazze sono state quasi completamente escluse dalla vita pubblica, mentre giornalisti indipendenti, difensori dei diritti umani ed ex funzionari pubblici hanno subito intimidazioni, molestie, aggressioni, detenzioni arbitrarie e altre gravi violazioni dei diritti umani”.

In vista della visita, Fidh aveva chiesto formalmente alle autorità belghe di arrestare la delegazione afghana, ricordando che “alti dirigenti talebani sono oggetto di mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale”.

Altre preoccupazioni, sottolineate anche da Amnesty International, riguardano infine il principio di non respingimento, secondo cui una persona non può essere rimandata in un Paese dove rischia persecuzioni, torture o trattamenti inumani. L’organizzazione ha chiesto al blocco europeo di abbandonare i piani di deportazione verso l’Afghanistan e di interrompere i colloqui di riammissione con le autorità talebane.

Secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2025 gli afghani rimpatriati nel Paese rischiano arresti arbitrari, detenzioni, torture e maltrattamenti da parte delle autorità. I rimpatri in Afghanistan potrebbero dunque violare l’obbligo dell’Unione di non rimandare a casa persone a rischio di persecuzione o tortura.

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