Ok Ue a Ita-Lufthansa e stop al dossier sulla libertà di stampa in Italia: Ursula tende la mano a Giorgia?

La Commissione ha dato il suo ok tecnico, decisione definitiva entro il 4 luglio. Per alcuni è un'implicita riconferma di von der Leyen
4 settimane fa
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von der Leyen, Scholz, Michel e Meloni al G7 in Puglia
Meloni, von der Leyen e Scholz al G7 in Puglia

L’accordo Ita-Lufthansa sta, finalmente, per decollare.
La Commissione europea ha infatti dato il suo prima ok tecnico, in attesa del verdetto ufficiale che sarà resto noto entro il 4 luglio quando dovranno essere risolti gli ultimi dettagli tecnici e le nozze dovranno essere accettate anche dalla politica europea. Il Mef italiano e la compagnia tedesca hanno risolto il nodo dell’Antitrust garantendo la concorrenza delle altre compagnie nello scalo di Milano Linate e sui collegamenti di corto e di lungo raggio.

Motivazioni di merito, ma non solo. Secondo alcuni commentatori, il fatto che la Commissione Ue abbia accelerato il via libera tradisce la garanzia che von der Leyen ha di essere riconfermata alla guida dell’esecutivo. Un indizio in tal senso arriverebbe dallo stop al dossier sulla stampa italiana voluto da von der Leyen, secondo Pollitico.eu, che analizziamo nella seconda parte dell’articolo.

Ita-Lufthansa, perché l’Ue va verso il sì

Un mese fa il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, al termine dell’incontro con la vicepresidente della Commissione Europea Margrethe Vestager a Bruxelles, spiegava: “Abbiamo chiarito la nostra posizione, la nostra e di Lufthansa. Adesso aspettiamo il verdetto”.

E il verdetto Ue, seppure ancora informale, è positivo perché le soluzioni proposte dal Tesoro italiano e della compagnia rispondono ai tre punti critici sollevati dall’Ue in materia di concorrenza:

  • il rischio di una posizione di monopolio a Milano-Linate;
  • il rischio di una quota di mercato troppo ampia su diverse rotte di corto raggio tra l’Italia e l’Europa centrale – in particolare verso Germania, Belgio, Austria e Svizzera;
  • il rischio di una contrazione della concorrenza sui collegamenti tra l’Italia e il Nord America.

Il timore di Bruxelles è, ma soprattutto era, che la fusione si trasformasse in una posizione dominante con conseguenze negative sia per le altre compagnie che per i consumatori.

La soluzione per i voli transatlantici

Sembrano lontani, ma non lo sono, i tempi in cui l’accordo era vicino al naufragio perché i tecnici della Direzione generale della Concorrenza europea erano disposti a dare il via libera alla partecipazione, ma solo a patto che Ita non entrasse mai nella joint venture transatlantica che Lufthansa ha con United Airlines e Air Canada, un accordo commerciale che porta centinaia di milioni di euro ogni anno. Roma e Francoforte avevano definito “inaccettabile la condizione posta dall’Ue”.

Invece, la nuova proposta Mef-Lufthansa piace e, nella visione dell’Ue, non arrecherebbe danni alla qualità dei servizi e soprattutto alla stabilità dei prezzi.

Emblematica è la soluzione trovata sulle (poche) tratte di lungo raggio verso il Nord America. L’ultimo ostacolo da superare riguardava proprio i lunghi voli da Fiumicino con destinazione Chicago, Washington, San Francisco e Toronto.

Lufthansa proponeva di dare le tratte di Ita in gestione ad un operatore terzo, rimedio che alla Commissione pareva poco solido e quindi inaccettabile.

Ora Lufthansa ha offerto una soluzione simile a quella trovata per il corto raggio: o c’è un’altra compagnia che garantisca la stessa presenza, con la stessa frequenza, per almeno tre anni; oppure, se nessuna può garantire il volo diretto, dovranno subentrare due compagnie che garantiscano un volo con scalo, purché abbia una durata non superiore a tre ore in più rispetto al volo diretto. Questo rimedio tutela soprattutto le fasce che volano in Economy, dato che chi vola in Business raramente ha problemi di budget.

La trattativa è stata sbloccata da un cambio di approccio della compagnia tedesca: Lufthansa ha accettato di aprire queste rotte alle compagnie rivali ottenendo in cambio dall’Ue il via libero all’ingresso immediato di Ita nella sua joint venture Star Alliance di cui fanno già parte, tra le altre, le sorelle nordamericane United e Canada Airlines. Dunque, anche operatori come Air France, Iberia, British Airlines e altre potranno operare sulle rotte intercontinentali con voli che prevedano uno scalo ma tempi di percorrenza e prezzi competitivi rispetto ai voli diretti offerti da Ita-Lufthansa.

La soluzione per Milano-Linate

Altro nodo, meno stretto, da sciogliere era quello di Milano-Linate.
In base alla soluzione proposta all’Ue le due promesse spose vanno verso la cessione di almeno 15-17 coppie di slot (pari a 30-34 voli giornalieri tra andata e ritorno), un numero molto più alto delle 11 coppie possedute da Lufthansa. In questo modo si garantisce che almeno un altro vettore possa non soltanto subentrare alla compagnia tedesca ma anche stabilirsi in maniera più strutturata nello scalo, operando anche nuovi voli.

Chiaramente qui subentra il terzo (in)comodo: l’Ue richiede che la compagnia che prenderà gli slot ceduti dall’accoppiata italo-tedesca abbia un business plano “solido”, in modo da garantire continuità a questa soluzione e la copertura delle rotte. Per ora, la compagnia in vantaggio per assicurarsi queste tratte è EasyJet e già nelle prossime settimane ci sarà un ulteriore esame Ue.

Sul probabile accordo il ministro Giorgetti ha detto: “Io credo che in questi giorni si sia lavorato ancora molto intensamente. Diciamo che la data è fissata, sono convocati sposi e testimoni. Tutto può accadere. In questo momento credo che convoleremo a nozze, però tutto può essere”.

Secondo alcuni commentatori, però, l’accelerata di Bruxelles all’accordo va oltre il merito Ita-Lufthansa e dà indizi sul futuro della Commissione Ue.

Da Von der Leyen stop al dossier sulla stampa in Italia

Secondo il Politico.eu che riporta le testimonianze anonime di quattro alti funzionari della Commissione, la presidente Ursula von der Leyen “avrebbe rallentato l’approvazione definitiva di un rapporto ufficiale dell’Unione che critica l’Italia per l’indebolimento delle libertà dei media, nel tentativo di ottenere il sostegno di Roma per un secondo mandato”.

Il dossier in fase di approvazione conterrebbe elementi di critica molto forte sul rapporto tra governo Meloni e media e non esita a usare la parola “repressione” citando le cause ai giornalisti che hanno criticato l’operato dell’esecutivo o ad esponenti politici della maggioranza, alle pressioni sulla Rai, fino ad arrivare alle norme in discussione in Parlamento che aggraverebbero le pene per i cronisti e ne limiterebbero il raggio di azione e contrastano il Media freedom act approvato dall’Europarlamento lo scorso marzo.

Scrive Politico.eu: “Secondo quattro funzionari vi sarebbe un’indagine della commissione che evidenzia una repressione dei media in Italia da quando la prima ministra di estrema destra Giorgia Meloni è entrata in carica nel 2022. Ma la relazione annuale che valuta come i Paesi dell’Ue rispettano lo stato di diritto, che doveva essere approvata il 3 luglio, sarebbe stata ritardata fino alla nomina del nuovo presidente della commissione».

Cosa sta provocando questo ritardo? La testata formula un’ipotesi molto chiara a riguardo: “È insolito e c’è il rischio, per Von der Leyen, che sembri dovuto a motivi politici” perché “la presidente uscente sta attualmente cercando il sostegno dei leader europei, come Meloni, per tentare di assicurarsi un secondo mandato di cinque anni alla guida dell’esecutivo”.

Lo scenario consegnato dalle elezioni europee assegna ulteriore potere politico e strategico a Giorgia Meloni, sempre più ago della bilancia in Ue, come già segnalato da The Economist. Un peso che von der Leyen tiene in grande considerazione tanto da aver aperto alla premier italiana nel dibattito degli Spitzenkandidaten del 23 maggio, attirando a sé le critiche della sinistra.

Dubbi sulla libertà dei media

Lungi dall’essere un’arma politica delle ultime settimane, i dubbi sulla libertà di stampa in Italia sono stati sollevati dalla Commissione europea già lo scorso anno.

Nella sua relazione sullo stato di diritto, l’esecutivo ha evidenziato la legge sulla diffamazione in vigore nel Paese: “L’Italia – scrive il Politico – ha perso cinque posizioni, scivolando al 46esimo posto nell’ultimo World press freedom index di Reporters without borders. Non a caso una alta funzionaria dell’Unione europea, Vara Jourova, ha dichiarato qualche giorno fa che la Commissione europea sta seguendo da vicino le tendenze negative sulla libertà dei media in Italia insieme ad altri Paesi come la Slovacchia”.

Il portavoce dell’esecutivo Ue, Eric Mamer, prova a smorzare i toni: “L’agenda della Commissione europea è indicativa e il report sullo stato di diritto è stato tradizionalmente pubblicato a luglio, una volta addirittura a settembre. Non commentiamo il lavoro in corso”.

Dall’Italia, però, le critiche si fanno più dure. “Siamo a un livello tale di compromissione che gli stessi funzionari della Commissione ammettono una volontà politica di frenare questo rapporto. Le europee sono andate come sono andate, sapevamo di avere praticamente contro tutti a livello nazionale, spiace che le logiche che dominano l’Italia siano ormai state esportate fuori dai confini”, ha detto Stefano Patuanelli, capogruppo grillino al Senato.