Elezioni Francia 2024, l’esperto: “Non è la fine di Macron ma del ‘macronismo’ sì”

Macron con queste elezioni non si gioca solo il consenso, in calo da tempo, ma anche una credibilità che anch’essa è andata scemando negli anni
2 settimane fa
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Notte Francese Adn
Marco Fioravanti (Adnkronos)

Francesi alle urne quest’oggi per la prima domenica elettorale delle elezioni lampo indette da Macron il 9 giugno dopo la pesante sconfitta elettorale del suo partito alle europee di inizio mese. Il voto si è svolto tra la chiamata alle armi del presidente, che ha sventolato la minaccia della guerra civile se vinceranno gli estremisti, il panico dei mercati che temono più l’ascesa della della sinistra che della destra, e la gioia di Le Pen e Bardella che per la prima volta vedono la reale possibilità di conquistare il governo.

I primi exit poll confermano i sondaggi, con RN al 33,1%, Ensemble di Macron al 20,7% e NFP al 28,1% (dati Le Monde). 85 deputati risultano eletti al primo turno, ovvero hanno ottenuto oltre il 50% delle preferenze. Tra questi, probabilmente Le Pen, che a quanto si apprende ha aperto lo champagne mezz’ora prima della chiusura definitiva dei seggi.

Al Palazzo dell’Informazione a Roma analisti, esperti e giornalisti stanno seguendo in tempo reale lo spoglio e le reazioni dei diretti interessati, conduttori Fabio Insenga, vice direttore Adnkronos, e Giorgio Rutelli, vice direttore Adnkronos.

Il primo a parlare è Marco Fioravanti, docente di storia del diritto medievale e moderno e direttore del corso di laurea in scienze dell’amministrazione e delle relazioni internazionali presso l’università di Roma Tor Vergata, che sintetizza così i dati degli exit poll: “Non è la fine di Macron ma del ‘macronismo’ sì”.

Macron può ancora giocare qualche carta, perché al momento non c’è una maggioranza assoluta, “ma il macronismo con la sua idea di puntare su una persona sola e negare la contrapposizione tra destra e sinistra è finita”, specifica.

Concorda Thibault Muzergues dell’International Republican Institute: “Il macronismo è morto già il 9 giugno, ora è importante che i macronisti tornino a casa loro, chi a destra e chi a sinistra, perché senza questi elementi moderati nei due poli non ci potrà essere dialogo”.

Macron con queste elezioni, ribadisce Fioravanti, non si gioca solo il consenso, in calo da tempo, ma anche una credibilità che anch’essa è andata scemando negli anni.

A questo punto diventa centrale il tema della coabitazione tra un presidente della Repubblica (Macron ha detto prima delle elezioni che rimarrà in carica fino al 2027, ndr) e un governo che si troveranno su fronti opposti, in particolare per quanto riguarda la politica estera e la politica europea: due aspetti che, sottolinea Insenga, vanno distinti.

La prima infatti spetta al presidente, ma sulla seconda non è così chiaro, quindi ci sarà dibattito. Basti pensare che, evidenzia Rutelli, al governo c’è un ministro per le Politiche europee che quindi dovrebbe coordinarsi con Macron.

Non solo: Le Pen negli ultimi giorni ha cominciato a ‘picconare’ le competenze del presidente, definendole ‘poteri onorifici’ e aggiungendo che Macron non è che poi ne abbia così tanti.
Lui dal canto suo ha affermato che si terrà i suoi ‘domaine reserve’. Con queste premesse, si rischia un conflitto costituzionale.

A tal proposito Fioravanti specifica che “i costituzionalisti francesi dicono che la cosiddetta ‘Quinta Repubblica’ ha sempre pensato a una gestione condivisa, ma i fondatori, tra cui De Gaulle, non pensavano a una coabitazione così diversa”. Una situazione che spaventa, pensando anche all’arsenale nucleare francese.

Insomma, “ne vedremo delle belle”, conclude Fioravanti.