Si è concluso con una fumata grigia carica di tensioni politiche il Consiglio europeo che doveva sbloccare il futuro finanziario dell’Unione. Al centro della due giorni di lavori, il Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) 2028-2034: non un semplice bilancio, ma l’architettura di spesa che dovrà finanziare la difesa rinascente, la transizione verde e la tenuta sociale del continente per i prossimi sette anni. La presidenza cipriota aveva presentato una “Negotiating Box” (lo schema di negoziato) completa di cifre, ma il verdetto dei leader è stato cauto: ci sono stati “progressi su componenti fondamentali”, ma il nodo centrale del finanziamento resta irrisolto. Il testimone passa ora alla presidenza irlandese, che dovrà presentare un nuovo pacchetto negoziale entro ottobre.
I numeri del super bilancio
La proposta sul tavolo prevede un tetto massimo di spesa per l’Ue pari a 1.730.228 milioni di euro (a prezzi costanti 2025). La struttura è stata semplificata in quattro grandi rubriche per garantire flessibilità in tempi di incertezza geopolitica:
- Coesione, Agricoltura e Sicurezza (942 miliardi di euro): il pilastro tradizionale che include la Politica agricola comune (261 miliardi per il sostegno al reddito) e i fondi per le regioni meno sviluppate.
- Competitività, Prosperità e Sicurezza (501 miliardi): qui batte il cuore dell’innovazione, con il nuovo Fondo europeo per la competitività (347 miliardi) e Horizon Europe (148 miliardi).
- Europa globale (182 miliardi): per l’azione esterna e il sostegno ai partner.
- Amministrazione (103 miliardi): per il funzionamento delle istituzioni.
A queste cifre si aggiungono voci “fuori bilancio” cruciali, come il sostegno all’Ucraina (con un tesoretto da 88,8 miliardi) e il rimborso del debito post-pandemia NextGenerationEu, che da solo costerà all’Unione 149.296 milioni di euro tra capitale e interessi entro il 2034.
Lo scontro tra i leader: “Un bilancio anni ’90”
Le dichiarazioni raccolte a margine del vertice mostrano una profonda divisione sulla visione dell’Europa. Il leader spagnolo Pedro Sanchez èstato il più netto nel bocciare la proposta cipriota, denunciando una “mancanza di ambizione”. Per il premier spagnolo, i fondi per agricoltura e coesione sono “molto insufficienti” poiché non garantiscono la tenuta dei finanziamenti in termini reali rispetto all’inflazione. “Siamo molto lontani da un accordo”, aveva avvertito Sanchez.
Dalla parte opposta, Rob Jetten (Paesi Bassi) ha guidato il fronte dei modernizzatori: “Non si possono affrontare le sfide dei prossimi decenni con un bilancio degli anni Novanta”. Per l’Aia, la priorità assoluta deve spostarsi dai vecchi sussidi verso la sicurezza e la competitività industriale. Sulla stessa linea, ma con una sfumatura diversa, il premier lettone Andris Kulbergs ha chiesto una “attenzione speciale per il fianco Est” dell’Europa. Kulbergs ha sottolineato che le regioni di confine con la Russia vivono un “timore esistenziale” e necessitano di risorse non solo per le armi, ma per scuole e case, per evitare che la geopolitica svuoti i territori rendendo i confini vulnerabili.
Per l’Italia, la partita si gioca sulla dimensione esterna. Giorgia Meloni ha incassato un punto politico importante: le conclusioni del Consiglio citano esplicitamente l’interesse a valutare “ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi” attraverso progetti pilota. Meloni ha insistito sulla necessità di attuare rapidamente il nuovo Regolamento Rimpatri, portando la discussione oltre la gestione interna per concentrarsi sui partenariati globali.
Le nuove tasse europee: chi paga il conto?
Per evitare che il peso del bilancio ricada interamente sulle tasse nazionali, la Commissione propone cinque nuove “risorse proprie” che dovrebbero generare circa 58 miliardi l’anno:
- Core: un contributo forfettario sulle grandi società con fatturato sopra i 100 milioni di euro.
- Tabacco: un’accisa minima armonizzata sui prodotti da fumo.
- Rifiuti elettronici: una tassa sui dispositivi (Pc, smartphone) non raccolti (2 euro al chilo).
- Ets e Cbam: le famose quote sui permessi di emissione e tassa sul carbonio alle frontiere.
Non solo economia
Le conclusioni del Consiglio hanno toccato anche temi di sicurezza sociale. È stata annunciata una linea dura contro le droghe illecite, con la proposta di un nuovo regime di sanzioni contro i gruppi della criminalità organizzata transnazionale. Sul fronte sanitario, l’Ue ha attivato aiuti d’emergenza per contenere i focolai di Ebola in Congo e Uganda, ribadendo l’importanza di una governance sanitaria globale coordinata dall’Organizzazione mondiale della Sanità.
Cosa aspettarsi ora?
Il negoziato entra ora in una fase di stallo apparente, ma di febbrile lavoro diplomatico. Il premier irlandese Micheal Martin, futuro mediatore, ha già avvertito che sarà “molto difficile bilanciare agricoltura e difesa” in un momento in cui alcuni Stati chiedono addirittura di ridurre il bilancio complessivo.
L’obiettivo resta raggiungere un accordo politico entro la fine del 2026. Se si dovesse fallire, l’adozione delle leggi nel 2027 diventerebbe impossibile, rischiando di bloccare i finanziamenti per agricoltori, ricercatori e imprese nel gennaio 2028.

