Congelare l’ingresso di nuovi prodotti alla nicotina lasciando sul mercato quelli già esistenti, comprese le sigarette “tradizionali”. È uno degli effetti del “market freeze” proposto da otto Paesi dell’Unione europea nell’ambito della revisione della normativa Ue sul tabacco, una misura che apre un confronto non soltanto sanitario ma anche regolatorio sul rapporto tra principio di precauzione, innovazione e riduzione del rischio.
Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Lettonia, Slovenia e Spagna hanno chiesto il 6 ottobre alla Commissione europea di impedire in futuro l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti contenenti nicotina o sostanze con effetti analoghi e di nuovi dispositivi destinati al loro consumo. La proposta comprende inoltre restrizioni sugli aromi, limiti alla nicotina, packaging neutro e maggiore spazio per divieti nazionali su categorie come le nicotine pouches.
L’asimmetria tra prodotti esistenti e innovazioni future
Il punto centrale del “market freeze” è l’asimmetria che verrebbe introdotta tra prodotti già commercializzati e innovazioni future. Le sigarette tradizionali continuerebbero infatti a essere legalmente disponibili, mentre una nuova tecnologia potrebbe non avere accesso al mercato indipendentemente da una successiva valutazione delle sue caratteristiche, delle emissioni e del profilo di rischio.
In termini di regolazione della concorrenza, una barriera assoluta all’ingresso tende a tutelare la posizione dei prodotti incumbent, cioè già presenti sul mercato. Applicata al settore del tabacco e della nicotina, la misura potrebbe quindi produrre indirettamente un vantaggio regolatorio per le sigarette combustibili: non perché ne modifichi il trattamento, ma perché limita la possibilità che in futuro emergano prodotti alternativi in grado di competere con esse.
Dal principio di precauzione al rischio di immobilità
È su questo punto che il principio di precauzione incontra il tema dell’innovazione. Un modello regolatorio ordinario consente all’autorità di sottoporre un nuovo prodotto a requisiti di sicurezza, composizione, emissioni, tracciabilità e commercializzazione e di impedirne la vendita qualora non rispetti gli standard previsti. Il “market freeze”, invece, interverrebbe a monte, escludendo determinate innovazioni in quanto nuove. Il rischio evidenziato nel dibattito è quindi che il principio di precauzione, anziché tradursi in una valutazione preventiva del rischio, assuma la forma di un principio di immobilità del mercato.
Le differenze tra i prodotti e il quadro scientifico
La questione è particolarmente rilevante perché le diverse categorie di prodotti alla nicotina non presentano necessariamente lo stesso profilo. Per le sigarette elettroniche, ad esempio, la più recente revisione Cochrane, aggiornata agli studi disponibili fino a gennaio 2026, rileva con un elevato grado di certezza una maggiore efficacia delle e-cigarette contenenti nicotina nella cessazione del fumo rispetto alle tradizionali terapie sostitutive con nicotina. La stessa revisione sottolinea comunque la necessità di ulteriori studi sugli effetti di lungo periodo.
La Commissione europea, dal canto suo, ha indicato tra le criticità la crescita dell’utilizzo dei nuovi prodotti, in particolare tra i giovani, e la necessità di aggiornare una normativa elaborata quando diverse delle categorie oggi presenti sul mercato non esistevano ancora. La tutela dei minori, il marketing, gli aromi, i prodotti illegali e gli standard di sicurezza sono tra i temi destinati a entrare nella revisione.
Bruxelles ha pubblicato il 2 aprile la valutazione della legislazione vigente e ha chiuso il 14 agosto la consultazione pubblica. La proposta della Commissione per la revisione del quadro normativo è attesa entro la fine del 2026.
Per l’Italia una partita anche economica
La partita presenta anche una rilevante dimensione economica per l’Italia. Uno studio Epic riferito al 2023 stima per la filiera italiana del tabacco e dei nuovi prodotti un contributo complessivo di 29,6 miliardi di euro al Pil, 186.200 posti di lavoro e 15,7 miliardi di euro di entrate da accise e Iva. Si tratta di stime relative all’intera filiera e non di una quantificazione delle conseguenze del “market freeze”.
Sul fronte dell’export, nel 2023 l’Italia ha esportato oltre 2 miliardi di dollari di tabacco omogeneizzato o ricostituito, categoria che comprende anche input utilizzati nelle nuove produzioni. A livello Ue, uno studio realizzato da S&P Global per Tobacco Europe stima che nel 2021 l’intera filiera tradizionale e dei nuovi prodotti abbia sostenuto circa 1,55 milioni di posti di lavoro e 194,5 miliardi di euro di Pil.

