Una persona ogni 70 al mondo è uno sfollato forzato

Il 70% dei rifugiati proviene da soli sei Paesi tra cui Afghanistan, Siria e Sudan
3 ore fa
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Migranti Mar Mediterraneo Ipa Ftg
Migranti su un barchino nel Mar Mediterraneo (Ipa/Ftg)

Undici corpi già recuperati, altri quaranta ancora inghiottiti dal mare. È il bilancio, tragico e provvisorio, dell’ultimo naufragio avvenuto al largo delle coste della Libia orientale, dove un’imbarcazione carica di decine di migranti diretti verso l’Europa si è capovolta. Solo dieci i sopravvissuti, mentre le squadre di soccorso continuano a raccogliere sacchi bianchi sulla riva di Tobruk. È l’ennesima ferita nel Mediterraneo centrale, una rotta che solo tra gennaio e maggio 2026 ha già contato oltre 800 morti o dispersi.

È in questo scenario di emergenza perenne che si inserisce un dato che scuote le coscienze: una persona ogni 70 nel mondo è oggi uno sfollato forzato. È quanto emerge dagli ultimi rapporti pubblicati in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, conclusasi il 20 giugno. Si tratta di numeri che arrivano a ridosso dell’approvazione del nuovo regolamento Ue sui rimpatri e della diffusione dei dati Eurostat sulla protezione internazionale nel nostro continente: ma andiamo con ordine.

La geografia del dolore: i numeri dell’Onu

Alla fine del 2025, la popolazione globale in fuga ha raggiunto la cifra record di 117,8 milioni di persone, pari all’1,4% dell’intera popolazione mondiale. Di questi, 41,6 milioni sono rifugiati e 68,7 milioni sono sfollati interni, persone che hanno perso casa ma restano intrappolate nei confini di Paesi devastati.

La crisi è drammaticamente concentrata: il 70% dei rifugiati proviene da soli sei Paesi, tra cui Afghanistan, Siria e il Sudan, che oggi rappresenta la più grave emergenza di sfollamento interno al mondo con 9,1 milioni di persone sradicate. A peggiorare il quadro è ciò che riguarda i minori: i bambini rappresentano il 39% della popolazione rifugiata. Nonostante nel 2025 siano rientrate quasi 14,7 milioni di persone, l’Unhcr, l’agenzia Onu istituita per proteggere i rifugiati, gli sfollati e gli apolidi, avverte che molti ritorni avvengono in condizioni avverse e contesti fragili, dove la sicurezza è ancora un miraggio. Per questo l’agenzia punta alla visione “50 by 35”, per dimezzare entro il 2035 il numero di rifugiati che dipendono totalmente dagli aiuti esterni.

L’Europa al bivio: i dati Eurostat e la svolta legislativa

Mentre il 65% dei rifugiati mondiali trova accoglienza in Paesi confinanti a quello di origine, l’Unione europea ricalibra le proprie politiche. Secondo Eurostat, nel 2025 l’Ue ha registrato 669.710 domande di asilo. Per la prima volta dal 2014, i siriani non sono stati il gruppo più numeroso: il primato è passato ai venezuelani (13,4%), seguiti da afghani e solo dopo i siriani. Accanto a loro, l’Unione continua a proteggere circa 4,37 milioni di persone in fuga dall’Ucraina.

Proprio per gestire questi flussi, a giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Regolamento sui rimpatri. Le nuove norme prevedono: l’obbligo di cooperazione da pate dei migranti irregolari, la possibilità di fermo fino a 24 mesi in caso di rischio di fuga o pericolo per la sicurezza; l’istituzione dei centri di rimpatrio extra-Ue nei quali sarà possibile trasferire i migranti in strutture situate in Paesi terzi che rispettino i diritti umani, sulla base di specifici accordi.

Perché l’accoglienza resta una necessità

Nonostante il nuovo rigore amministrativo, l’Europa non può rinunciare all’accoglienza per tre motivi strutturali: il rispetto degli obblighi legali della Convenzione di Ginevra, il dovere di solidarietà tra Stati membri e la pressante necessità economica di un continente colpito da un “inverno demografico” che ha bisogno di forza lavoro per sostenere il proprio welfare.

A richiamare tutti alla dimensione umana dietro i regolamenti è stato Papa Francesco durante l’ultimo Angelus, ieri a Roma: “Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza. Esorto inoltre tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione perché possano vivere in pace con dignità e guardare al futuro con speranza”.

Il Pontefice ha ricordato che la Giornata mondiale del rifugiato è nata per proteggere chi è costretto a lasciare tutto, auspicando che lo spirito di quei trattati internazionali continui a “illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni”. Tra le pieghe dei dati Unhcr e i nuovi regolamenti di Bruxelles, resta il monito del Papa: dietro ogni numero c’è una casa lasciata alle spalle e una vita che chiede dignità.

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