“L’Europa ha carburante per i voli per appena sei settimane”: l’allarme dell’Aie

Il sistema di approvvigionamento europeo sta già mostrando segnali di cedimento
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Voli aeroporto canva

L’Europa ha carburante per i voli per appena sei settimane. A lanciare l’allarme è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’Energia, secondo il quale, il panorama dell’aviazione civile europea si trova di fronte a una crisi senza precedenti, con un conto alla rovescia che segna una data di scadenza ravvicinata per la regolarità dei voli nel Vecchio Continente. Se lo Stretto di Hormuz, arteria vitale dove transita il 20% del commercio petrolifero mondiale, non verrà riaperto in tempi brevissimi, la carenza fisica di cherosene inizierà a tradursi in cancellazioni sistematiche di voli da una città all’altra.

Il blocco di Hormuz e la vulnerabilità europea

La crisi attuale è figlia diretta del conflitto in Medio Oriente, che ha visto lo Stretto di Hormuz prima paralizzato dall’Iran e ora “sigillato” da un blocco navale attuato dagli Stati Uniti. Questa interruzione ha causato la più grande perdita di offerta petrolifera della storia, con la produzione globale crollata di oltre 10 milioni di barili al giorno nel mese di marzo.

L’Europa è particolarmente esposta a questo choc logistico poiché il Medio Oriente fornisce abitualmente il 75% delle importazioni nette di carburante per aerei (jet fuel) della regione. Nonostante gli sforzi per diversificare le fonti, le opzioni di rifornimento alternative rimangono limitate e complesse da attivare in tempi rapidi. Secondo l’Aie, la produzione globale di jet fuel nel secondo trimestre del 2026 potrebbe calare di ben 500.000 barili al giorno rispetto ai livelli pre-conflitto.

Scorte al limite: la soglia critica dei 23 giorni

Il sistema di approvvigionamento europeo sta già mostrando segnali di cedimento. Le scorte nell’area Ara (Amsterdam-Rotterdam-Anversa), fondamentale per la distribuzione nel Nord-Ovest Europa tramite oleodotti e chiatte, sono precipitate ai minimi degli ultimi cinque anni all’inizio di aprile. L’analisi dell’Aie delinea scenari inquietanti per la tenuta del sistema. Infatti, secondo il report dell’Agenzia, si stima che il sistema europeo necessiti di un “cuscinetto” operativo del 20%; se la copertura dovesse scendere sotto i 23 giorni di inventario, inizierebbero a verificarsi carenze fisiche negli aeroporti, con conseguenti cancellazioni di massa.

Qualora l’Europa riuscisse a sostituire solo il 50% dei volumi persi dal Medio Oriente, la soglia critica dei 23 giorni verrebbe raggiunta già nel mese di giugno. L’Airports Council International, l‘ente che rappresenta gli aeroporti europei, è ancora più allarmato di Birol: stima che il rischio di carenza di carburante potrebbe concretizzarsi già entro la fine di aprile.

Le compagnie aeree corrono ai ripari

Di fronte a questa incertezza, i giganti del cielo hanno iniziato a rivedere drasticamente i propri programmi. Lufthansa ha annunciato la messa a terra di 27 aerei della sussidiaria Cityline a partire da sabato. Il Cfo della compagnia, Till Streichert, ha definito queste misure “inevitabili” non solo per la scarsità fisica, ma anche per i costi insostenibili del carburante, decidendo di eliminare le rotte meno produttive e gli aeromobili più inefficienti.

Anche fuori dall’Europa la situazione è critica: le compagnie aeree cinesi hanno iniziato a cancellare i voli verso il Sud-est asiatico e l’Australia, proprio a ridosso delle festività del primo maggio, a causa dell’impossibilità di garantire i rifornimenti necessari.

Mercati nel caos e prezzi record

La scarsità fisica si sta riflettendo in una volatilità dei prezzi mai vista prima. Mentre il greggio North Sea Dated ha toccato picchi di 145 dollari al barile in aprile, i prezzi dei prodotti raffinati sono aumentati ancora più velocemente. In particolare, i “crack spread” (il margine di raffinazione) per il jet fuel in Europa hanno raggiunto i 90 dollari al barile, superando ogni altro prodotto petrolifero.

Il fallimento dei negoziati per un cessate il fuoco duraturo tra Stati Uniti e Iran – con una tregua instabile di 10 giorni raggiunta nelle ultime ore – ha spento le speranze di una rapida normalizzazione dei flussi marittimi. Senza un ripristino della sicurezza nello Stretto di Hormuz e la mobilizzazione coordinata delle scorte di emergenza da parte dei paesi membri dell’Aie, l’autonomia residua di sei settimane rischia di essere l’ultimo soffio d’aria per l’aviazione europea prima di una paralisi forzata.