Taco Index, come funziona l’indice che cerca di prevedere le mosse di Trump

Dietro il soprannome diventato virale c’è il “pressure index” di Deutsche Bank: un indicatore che incrocia mercati, inflazione e consenso politico
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Il presidente degli Usa Donald Trump
US President Donald Trump points after speaking at a televised address on the conflict in the Middle East from the Cross Hall of the White House in Washington, DC on April 1, 2026. President Donald Trump made his case for attacking Iran in his first nationwide address more than a month into the war, insisting the United States was close to victory as his approval rating sinks. In an evening speech from the White House, Trump broke little new ground on how the war would end and vowed two to three weeks further of "extremely hard" strikes against Iran. (Photo by Alex Brandon / POOL / AFP)

Si chiama ‘Pressure Index’ ma è già stato ribattezzato ‘Taco Index‘. L’obiettivo del nuovo indicatore messo a punto da Deutsche Bank è quello di provare a capire cosa farà il presidente americano Donald Trump: quando può permettersi di alzare la posta e quando, invece, mercati, inflazione e sondaggi cominciano a presentargli il conto e lo spingono a cambiare le sue politiche e le sue dichiarazioni. Il soprannome ‘Taco’ è infatti l’acronimo di ‘Trump Always Chickens Out (Trump si tira sempre indietro)’, espressione coniata dal Financial Times e diventata popolare proprio per descrivere la tendenza del tycoon ad alzare i toni su dazi, geopolitica o altre misure per poi tornare sui suoi passi.

‘Trump fa sempre marcia indietro’

Il pressure index, messo a punto da un team di strategist di Deutsche Bank guidato da Maximilian Uleer è nello specifico un indice della pressione sul presidente degli Stati Uniti. Se alcuni segnali economici e politici peggiorano insieme, aumenta la probabilità che il capo della Casa Bianca cambi rotta.

In questi 14 mesi e mezzo di seconda presidenza Trump, i mercati si sono accorti che, in più occasioni, le minacce politiche più dure non vanno interpretate soltanto per il loro contenuto, ma anche per la possibilità che vengano corrette. Il cosiddetto ‘Taco trade‘ si basa proprio su questa idea: dopo un annuncio aggressivo, alcuni investitori scommettono che il colpo finale sarà meno duro di quanto annunciato e che i mercati, una volta percepita la retromarcia, possano rimbalzare. Storicamente, quando la pressione aumenta, si osservano infatti inversioni di politica, come visto nelle pause tariffarie. L’aumento dei prezzi del petrolio, ad esempio, è spesso un segnale di de-escalation.

Come funziona il Taco Index

Com’è fatto, allora, questo indice? Deutsche Bank lo ha costruito come una misura a pesi uguali di quattro variabili: andamento dello S&P 500, il rendimento dei Treasury americani a 10 anni, le aspettative d’inflazione a un anno e l’indice di approvazione presidenziale. Il paniere dunque mette insieme mercati azionari, mercato obbligazionario, inflazione attesa e consenso politico, proprio per restituire una fotografia sintetica della pressione che può spingere Trump a cambiare tono o direzione.

In pratica, se i mercati scendono e il clima economico si deteriora aumenta l’attenzione politica sul costo delle decisioni presidenziali. Se i rendimenti dei Treasury salgono, cresce il nervosismo sul debito e sul costo del denaro. Se le aspettative di inflazione si muovono verso l’alto, il rischio è che l’impatto si scarichi su prezzi, carburanti e consumi, cioè su temi molto sensibili per l’opinione pubblica. Se infine scende il gradimento del presidente, la pressione economica diventa una pressione politica.

Prevedere Trump

Il Taco Index insomma mette insieme i segnali in un solo numero, per ipotizzare quello che potrebbe fare Trump. Non può prevedere il futuro con certezza, né dire automaticamente che il presidente americano farà marcia indietro. È piuttosto un termometro: aiuta a leggere se la combinazione tra mercati, inflazione e consenso stia diventando così sfavorevole da rendere più probabile una correzione della sua politica. È per questo che il pressure index viene osservato soprattutto nei momenti di maggiore tensione, per esempio quando il rischio geopolitico fa salire il petrolio, danneggia le borse e alimenta timori sull’inflazione. Come quello attuale, seguito alla guerra in Iran.

Anche se l’indice non è ufficiale e universalmente standardizzato, viene usato soprattutto da strategist, gestori, trader, desk macro e commentatori finanziari che devono decifrare il rapporto tra politica e mercati quasi in tempo reale. Non è pensato per il risparmiatore retail. È comunque una bussola per un mondo complicato dalle molteplici e contraddittorie dichiarazioni del capo della Casa Bianca.