Altro che addio al contante: in Europa resta il metodo più accettato

La nuova indagine Bce fotografa un’Europa sempre più digitale, ma il cash resta il mezzo più accettato. Italia e Grecia guidano con il 99%
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Foto: Canva

Il contante avrebbe dovuto arretrare sotto la spinta di carte, smartphone e wallet digitali. Nell’area euro, invece, resta il metodo di pagamento più diffusamente accettato nei punti vendita fisici e, dopo la frenata registrata durante e dopo la pandemia, torna persino a guadagnare terreno.

Nel 2026 il 92% delle imprese dell’area euro con un punto vendita fisico accetta banconote e monete, contro il 90% del 2024. Le carte si fermano all’88%, mentre i pagamenti mobili compiono il salto più vistoso: in appena due anni la quota di aziende che li accetta è passata dal 36% al 68%. È quanto emerge dalla nuova indagine della Banca centrale europea sull’uso del contante da parte delle imprese, realizzata su 8.205 aziende dei 21 Paesi dell’area euro tra febbraio e aprile 2026.

Il dato italiano è ancora più netto. Tra le piccole e medie imprese, Italia e Grecia sono i Paesi in cui il cash è maggiormente accettato, con il 99%, mentre agli estremi opposti si trovano Belgio, all’81%, e Cipro, al 76%. Il risultato non descrive però un’Europa impermeabile alla digitalizzazione. Al contrario, racconta la convivenza sempre più marcata tra strumenti diversi: lo smartphone avanza rapidamente, ma non sta facendo sparire il contante.

L’Italia resta tra i Paesi più legati al contante

Le differenze nazionali sono ampie e mostrano quanto le abitudini di pagamento continuino a essere influenzate dalla storia bancaria, dalle preferenze dei consumatori e dall’organizzazione del commercio.

In Italia il 99% delle Pmi interessate dall’indagine dichiara di accettare il cash. Lo stesso avviene in Grecia. Nei Paesi Bassi, tradizionalmente più orientati verso i pagamenti elettronici, la quota è più bassa e nei ristoranti scende al 78%. In sette Paesi dell’eurozona, invece, tutti i ristoranti e caffè compresi nel campione dichiarano di accettare contanti.

Anche le differenze tra settori sono relativamente contenute. Il cash viene accettato dal 93% delle Pmi nel commercio al dettaglio, nei ristoranti e negli hotel, mentre la quota scende all’84% nelle attività legate ad arte, intrattenimento e tempo libero. Nelle stazioni di servizio arriva al 96%.

La tendenza più interessante riguarda però il futuro: il 92% delle imprese che oggi accetta contanti prevede di continuare a farlo nei prossimi cinque anni. Tra quelle che hanno rinunciato al cash, la ragione citata più frequentemente è lo scarso utilizzo da parte dei clienti, indicato dal 36%, seguita dalle difficoltà nel depositare o prelevare denaro, al 35%, e dai problemi di sicurezza, al 29%.

Lo smartphone avanza, ma non sostituisce le banconote

La vera accelerazione riguarda i pagamenti mobili. Nel 2024 li accettava poco più di un’impresa su tre; nel 2026 sono diventate più di due su tre. Portafogli digitali come Apple Pay e Google Pay, pagamenti istantanei e altre soluzioni via smartphone stanno quindi raggiungendo in tempi molto brevi una diffusione paragonabile a quella di strumenti presenti da decenni.

Parallelamente, un’impresa su quattro ha adottato nell’ultimo anno almeno una misura per incoraggiare i pagamenti digitali o ridurre quelli in contanti. Tra queste iniziative rientrano l’installazione di casse che accettano pagamenti cashless, la riduzione delle casse abilitate al contante e la promozione delle modalità elettroniche. Il 13% delle aziende dispone inoltre di terminali self-checkout, ma soltanto nel 52% di queste imprese almeno una parte delle casse automatiche continua ad accettare banconote e monete.

La diffusione del digitale, dunque, non sta procedendo attraverso una semplice sostituzione. Le imprese aggiungono nuovi strumenti senza necessariamente eliminarne di vecchi, rispondendo anche a una domanda dei clienti che rimane differenziata.

La preferenza del consumatore, infatti, è il primo criterio indicato dalle aziende quando decidono quale metodo di pagamento accettare, con il 26% delle risposte. Seguono sicurezza, al 22%, e facilità di gestione, al 15%. Quando viene chiesto quale mezzo preferirebbero ricevere nei negozi fisici, un’impresa su tre non esprime alcuna preferenza; il 24% indica la carta di debito, il 21% il contante e il 14% la carta di credito.

Perché le imprese continuano a vedere vantaggi nel cash

Interessante, nell’indagine Bce, anche il confronto tra contante e pagamenti digitali. Nelle sei caratteristiche prese in esame – costi complessivi, velocità, facilità di gestione, affidabilità, sicurezza e privacy – non c’è una categoria nella quale le imprese giudichino nettamente migliori i pagamenti digitali.

Il cash ottiene un vantaggio particolarmente marcato su privacy e affidabilità, mentre una quota consistente delle aziende lo considera competitivo anche sul fronte dei costi, della velocità delle transazioni, della facilità di utilizzo e della sicurezza.

Le criticità non mancano. Il 32% delle imprese teme soprattutto gli errori nel dare il resto, il 29% indica il rischio di rapine e il 20% quello di frodi interne. Le difficoltà nell’accesso ai servizi bancari iniziano inoltre a pesare sulle attività che decidono di non trattare più il contante: la quota di chi considera scomodo o difficile depositarlo o prelevarlo è salita dal 22% del 2024 al 35% del 2026.

L’accesso fisico al denaro resta per questo uno dei dossier della Bce. Nell’area euro sono disponibili circa 260mila sportelli automatici e 120mila filiali di istituti di credito, mentre l’Eurosistema sostiene la necessità di preservare sia la disponibilità sia l’accettazione del cash.

Il paradosso dell’euro digitale

La resistenza delle banconote arriva mentre l’Europa prepara proprio la loro alternativa digitale. La Bce continua a lavorare all’euro digitale, una forma elettronica di moneta della banca centrale pensata per essere utilizzata nei negozi, online e nei pagamenti tra persone. Il progetto non viene però presentato come un sostituto del contante: l’obiettivo dichiarato è far convivere le due forme di moneta pubblica.

Il punto è anche strategico. Oggi l’Europa dipende fortemente da circuiti e standard di pagamento controllati da operatori internazionali. La Bce considera l’euro digitale uno strumento per costruire un’infrastruttura di pagamento paneuropea, ridurre questa dipendenza e permettere pagamenti anche offline, una caratteristica pensata per aumentare la resilienza in caso di problemi alla rete o ai sistemi elettronici.

Se il regolamento europeo sarà approvato nel corso del 2026, la Bce prevede che una fase pilota e le prime transazioni possano iniziare dalla metà del 2027, mentre una prima emissione potrebbe arrivare nel 2029.

Nello stesso momento Bruxelles sta lavorando anche sul fronte opposto, quello della protezione del denaro fisico. La proposta europea sul corso legale del contante punta a garantire che banconote e monete continuino a essere accettate e facilmente accessibili in tutta l’area euro. La Bce sostiene esplicitamente questa impostazione e ha chiesto che la normativa impedisca una diffusione generalizzata dei punti vendita “cashless”.

La strategia europea considera quindi cash ed euro digitale come due versioni dello stesso principio: poter utilizzare moneta pubblica senza essere obbligati a dipendere esclusivamente da strumenti privati. È anche per questo che la Bce continua a progettare una nuova serie di banconote in euro, la cui emissione è prevista nei primi anni Trenta.

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