Elezioni Francia, tutte le difficoltà dell’accordo sul governo

Distanze abissali tra i tre leader, intanto il presidente Macron respinge le dimissioni del premier Attal
6 giorni fa
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Mélenchon Pensieroso
Mélenchon pensieroso

“La vittoria è solo rinviata”, dice Marine Le Pen malcelando la delusione per i risultati ottenuti dal suo Rassemblement National, arrivato solo terzo alle elezioni politiche. I risultati definitivi assegnano 182 seggi al Nouveau Front Populaire guidato da Mélenchon, 168 a Ensemble di Macron e 143 a Rn di Le Pen (col sostegno di Eric Ciotti), dato già per vincitore dopo il primo turno del 30 giugno.
Di certo, ad essere rinviata è la scelta sul futuro governo francese: nessun partito ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi e il compromesso tra le tre forze politiche appare quasi impossibile, alla luce delle distanze abissali dei tre leader, Mélenchon, Macron e Le Pen.

Prima di entrare del dettaglio per capire quale potrà essere il futuro governo di Francia, giova ricordare che il Nouveau Front Populaire è una neonata coalizione di vari partiti della sinistra francese, che hanno messo da parte le differenze per un obiettivo comune: fermare l’ascesa dell’ultra destra di Rassemblement National. Un’ulteriore frammentazione che complica ancora di più la formazione del governo.

Il sistema istituzionale francese

La Francia è una repubblica semi-presidenziale, il che significa che il Presidente e il Primo ministro condividono il potere esecutivo. Dopo le elezioni legislative, il Presidente nomina un Primo Ministro, che non deve ottenere la fiducia dell’Assemblea Nazionale, detentrice del potere legislativo assieme al Senato. L’Assemblea però può presentare una mozione di censura (sfiducia), se almeno un decimo dei parlamentari la sottoscrive. Questo sistema è stato progettato per bilanciare il potere tra le diverse branche del governo e per evitare l’accentramento del potere, ma può complicare la formazione di un governo quando non esiste una maggioranza chiara.

L’Assemblea Nazionale, la camera bassa del Parlamento, è composta da 577 deputati eletti per un mandato di cinque anni. La complessità del sistema elettorale francese, che include un mix di rappresentanza proporzionale e sistema maggioritario, può portare a una distribuzione frammentata dei seggi.

I 577 seggi sono così ripartiti dopo il secondo turno delle politiche francesi:

  • Nouveau Front Populaire (coalizione di sinistra): 182 seggi
  • Ensemble (coalizione centrista di Macron): 168 seggi;
  • Rassemblement National (Partito di Marine Le Pen) e alleati: 143 seggi;
  • Les Républicains (destra gollista): 46 seggi;
  • Droite: 14 seggi;
  • Gauche: 13 seggi;
  • Centre: 6 seggi;
  • Régionalistes: 4 seggi;
  • Divers: 1 seggio.

La maggioranza assoluta, pari a 289 seggi, non è stata raggiunta da nessuna lista.

La complessità della coalizione

La vittoria de La France Insoumise all’interno della coalizione del Nfp ha reso il panorama politico francese estremamente frammentato. Mélenchon ha rivendicato il diritto di formare un governo, ma le stesse posizioni radicali che lo hanno portato alla vittoria, rischiano di diventare il suo fardello.

Edouard Philippe, ex Primo Ministro e leader di Horizons, ha dichiarato che le forze centriste devono unire le forze per stabilizzare la politica francese, escludendo sia Lfi che il Rassemblement National di Marine Le Pen: “Le forze politiche centrali devono, senza compromessi, fare un accordo per stabilizzare la politica,” ha detto Philippe, aggiungendo che un accordo di questo tipo “non sarà duraturo, ma permetterà di gestire al meglio la Francia”. D’altronde, il “macronismo” è crollato dopo le elezioni europee di giugno ed è in macerie dopo le politiche di ieri. “Non ho scelto io questo scioglimento, ma ho rifiutato di subirlo”, dice Gabriel Attal secondo cui “nessuna maggioranza assoluta può essere guidata dagli estremisti”. Intanto, le sue dimissioni sono state respinte da Macron “per assicurare la stabilità del Paese”.

Il peso delle divisioni

Sebbene Lfi abbia perso peso all’interno della coalizione Nfp, restando comunque l’azionista di maggioranza relativa con 77 deputati su 183, la frammentazione della sinistra rende difficile formare un governo senza il supporto di Mélenchon. Rompere l’alleanza significherebbe rischiare di avere il partito di sinistra radicale all’opposizione, pronta a denunciare qualsiasi compromesso con i macroniani come un “tradimento”.

Le tensioni interne alla coalizione sono evidenti. Le differenze ideologiche tra i vari partiti di sinistra, che hanno impedito la formazione di una lista unitaria alle elezioni europee, sono state momentaneamente messe da parte per affrontare le elezioni legislative. Tuttavia, queste tensioni potrebbero riemergere e rendere ancora più difficile la coesione all’interno del Nfl.

I compromessi

Marine Le Pen ha avvertito che “la vittoria è solo rinviata”, suggerendo che le tensioni politiche continueranno a crescere. Nel frattempo, Mélenchon non vuole restare isolato, ma nemmeno scendere a troppi compromessi sul suo programma. Questo equilibrio delicato rende ancora più complessa la formazione di un governo stabile.

Stéphane Séjourné, Ministro degli Esteri nel campo presidenziale, ha chiarito che non sono possibili compromessi con la France Insoumise, citando “antisemitismo, comunitarismo e antiparlamentarismo” come barriere insormontabili. Allo stesso modo, Laurent Wauquiez dei Républicains ha escluso qualsiasi coalizione con Lfi, ribadendo che non ci saranno “né coalizioni né compromissioni”.

Il presidente Emmanuel Macron, che guida la coalizione Ensemble, si trova in una posizione difficile. Con la sua coalizione, deve cercare alleanze con altri partiti per formare un governo. Tuttavia, le sue opzioni sono limitate a causa delle profonde divisioni ideologiche e delle rivalità politiche.

Le implicazioni per il futuro

Formare un governo in Francia dopo queste elezioni si preannuncia come una missione quasi impossibile. La frammentazione politica, le posizioni radicali e la mancanza di compromessi rendono difficile creare una maggioranza stabile. Il rischio è quello di un prolungato stallo istituzionale, che potrebbe avere ripercussioni significative sulla gestione del Paese.

Sarà difficile avere un governo con questi tre blocchi. – ha spiegato all’Adnkronos Thibault Muzergues, senior advisor dell’International Republican Institute –  i tre fronti hanno numeri molto vicini. Ma è Una coalizione tra sinistra, centro e centro-destra (Horizons, il partito più conservatore del gruppo presidenziale) sarà molto difficile. Un governo tecnico è il risultato più plausibile. Per noi però non ci sarebbe una persona ovvia come lo è stata Mario Draghi in Italia. La Francia non è abituata a questo tipo di governo, ma deve imparare ad avere un governo che risponde al Parlamento e sarà un cambio difficile per l’élite francese”.

Il futuro politico della Francia rimane incerto, con il rischio di un periodo di instabilità che potrebbe influenzare non solo la politica interna, ma anche la posizione del Paese sulla scena internazionale.