L’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha proposto altri 108 miliardi di tagli al bilancio 2028-2034 del blocco, ma alla Germania – e agli altri Paesi ‘Frugali’ – ancora non va bene. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz in una nota ha affermato chiaramente che “siamo ancora lontani da un accordo“.
Indubbiamente la proposta di Dublino cerca un compromesso molto difficile, stretto tra le pretese degli ‘Amici della Coesione’, 17 Paesi che vogliono il mantenimento delle risorse per agricoltura e coesione, appunto, e i già menzionati Frugali, che vogliono tagli molto consistenti e a tutte le voci di spesa, in modo praticamente indiscriminato. Il risultato è un documento negoziale, la ‘nego-box‘ in gergo europeo, che al momento scontenta praticamente tutti – dalla Commissione all’Europarlamento, dai Frugali agli agricoltori fino alle Comitato europeo delle regioni – e che allontana l’obiettivo (comune) di approvare il prossimo budget entro la fine del 2026. Una dead line autoimposta per evitare che l’anno elettorale europeo (Francia, Italia, Polonia) interrompa i negoziati e li faccia incanalare su una strada molto incerta e potenzialmente molto rischiosa per l’Ue, vista l’ascesa dei populismi euro-scettici.
Ma vediamo cosa prevede la nego-box proposta sabato 10 ottobre dall’Irlanda.
Cosa taglia la nego-box irlandese
Il documento propone di ridurre di 141 miliardi di euro, pari all’8%, il bilancio inizialmente previsto dalla Commissione europea (che era di 1.763 miliardi di euro a prezzi correnti 2025). In sintesi, prevede un taglio di altri 108 miliardi di euro, oltre ai 33 miliardi già suggeriti da Cipro nella precedente nego-box di giugno, portando il budget futuro potenziale a 1.622 miliardi di euro.
Pochi tagli a Pac e coesione, colpiti competitività ed emergenze
Nel concreto, la proposta limita i tagli ad agricoltura e coesione, mentre interviene più decisamente su competitività, sicurezza, fondi di emergenza, cooperazione internazionale e sviluppo:
• Agricoltura e pesca e coesione: taglio del 3%, con una dotazione complessiva di circa 914 miliardi (la proposta della presidenza cipriota era di 942 miliardi);
• Competitività, ricerca e sicurezza: taglio del 13%, con circa 456 miliardi di euro di dotazione. La riduzione interessa anche i fondi destinati all’innovazione, alla difesa e alle infrastrutture strategiche (Cipro aveva proposto 502 miliardi);
• Cooperazione internazionale e sviluppo: riduzione del Global Europe di circa il 17%, la più marcata in termini percentuali, che porta le risorse in tale ambito a 157 miliardi scarsi rispetto ai 190 miliardi proposti dalla Commissione e i 183 miliardi da Cipro;
• Amministrazione europea: riduzione anche delle spese di funzionamento delle istituzioni a poco meno di 96 mld di euro (-8,8%), a fronte dei 104 ciprioti.
‘Risorse proprie’ per 55 mld l’anno
Il documento prevede poi un pacchetto da 55 miliardi di euro all’anno di ‘risorse proprie (tasse che ridurrebbero la necessità di aumentare i contributi nazionali)’, riprendendo quelle proposte dalla Commissione:
• Cbam: aumentare dal 75% al 90% la quota dei proventi del meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere destinata al bilancio Ue;
• Ets: destinare al bilancio europeo il 30% dei proventi del sistema di scambio delle quote di emissione, con applicazione graduale per alcuni Paesi;
• Core: introdurre un contributo annuale per le grandi imprese con fatturato netto superiore a 100 milioni di euro, articolato in quattro fasce;
• Tedor: introdurre una risorsa europea collegata ai quantitativi di tabacco e prodotti correlati immessi al consumo;
• Rifiuti elettronici: prevedere contributi nazionali legati ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non raccolti.
Il testo non recepisce invece le proposte del Parlamento europeo relative a nuove entrate su servizi digitali, gioco d’azzardo online e cripto-attività.
Niente legame tra fondi e riforme fiscali
C’è poi un ulteriore dettaglio, che dettaglio non è: il legame tra i finanziamenti europei e le riforme fiscali, avversato dalle capitali e usato dalla Commissione per ‘spingerle’ ad attuare le misure necessarie, risulta indebolito. Il tutto, in un momento in cui l’Unione teme una nuova crisi del debito sovrano innescata dalla Francia e rinfocolata dall’alto indebitamento di molti Paesi.
Frugali: “Lontani da un accordo”
I Frugali – Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia e Austria e Germania – hanno già risposto ‘picche’ alla nego-box irlandese, che così com’è è per loro una ‘no-go box‘, cioè non va da nessuna parte. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz in una nota ha affermato chiaramente che “l‘entità della nuova proposta non è sufficiente per raggiungere un’intesa“, ribadendo che “Il bilancio dell’Ue deve essere sostenibile per coloro che ne sostengono l’onere finanziario principale”. Il gruppo contribuisce per il 40% del bilancio del blocco, la Germania da sola fa circa il 25%.
Contrarie anche le altre capitali: la ministra svedese per gli Affari europei, Jessica Rosencrantz, ha commentato su X che la nuova nego-box “è irragionevole. Il volume complessivo deve scendere in modo significativo. Le cifre sul tavolo rappresentano ancora un aumento del tutto insostenibile e siamo quindi lontani da un accordo“.
Mentre il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen sabato ha evocato lo spettro di una mancata intesa in tempo utile: “Di questo passo, non si raggiungerà alcun accordo entro la fine dell’anno“.
Europarlamento: “Non c’è base per negoziato”
Netto anche il Parlamento europeo. Siegfried Mureșan, vicepresidente dei Popolari europei e co-relatore sul tema, ha affermato senza sfumature possibili: “La proposta della Presidenza irlandese non può costituire il punto di partenza per un’intesa. Siamo pronti a negoziare, ma l’accordo deve fondarsi sull’ambizione, non sulla logica dei saldi netti”. L’eurodeputato ha anche sottolineato come Dublino non abbia “tenuto conto di alcuna delle proposte” dell’Eurocamera, che vuole un bilancio ancora più forte (+10%) rispetto a quello proposto dalla Commissione.
L’altra co-relatrice. la socialdemocratica Carla Tavares, avvisa: “Il taglio del 12,8% alla competitività e quello del 17,4% all’azione esterna rischiano di lasciare gli europei esposti”, nello specifico “meno attrezzati per colmare il divario in termini di innovazione e investimenti, sostenere i partner dell’Europa, rispondere alle crisi e difendere i propri interessi e valori, proprio mentre cresce l’instabilità globale”.
Commissione preoccupata per la flessibilità del Qfp
La Commissione ha formalmente criticato i tagli della nuova nego-box, sostenendo che renderebbero il blocco meno resiliente a fronte delle crisi causate dal cambiamento climatico e dalle tensioni geopolitiche, peraltro entrambe in aumento. Il testo inoltre non recepisce la maggiore flessibilità e le maggiori risorse per le ‘nuove priorità’ previste dall’esecutivo.
Comitato delle Regioni e agricoltori respingono la nego-box
Anche il Comitato delle regioni (CoR) e gli agricoltori si sono espressi negativamente. Il primo, attraverso la sua presidente Kata Tüttő, afferma che si introdurrebbe una “competitività cieca alla geografia”, che concentra “le risorse nelle aree più forti costringendo al contempo le regioni europee a una competizione più aspra per accaparrarsi ciò che resta”.
I secondi, attraverso Copa-Cogeca, il sindacato unitario di agricoltori e cooperative agricole europei, hanno detto chiaramente che “respingono la proposta di bilancio”, e hanno fatto intendere un possibile ritorno in piazza.
Amici della Coesione moderatamente soddisfatti
I 17 Paesi ‘Amici della Coesione‘, capitanati dall’Italia, si sono invece detti soddisfatti del sostanziale mantenimento dei fondi per Pac e pagamenti regionali, anche se, ha commentato il ministro dell’Agricoltura italiano Francesco Lollobrigida, “non siamo ancora soddisfatti“.
Anche Ignacy Niemczycki, ministro polacco per gli Affari europei, ha apprezzato che la Polonia “continui a ricevere la quota maggiore”, ma ha criticato l’entità complessiva del bilancio, ritenuta “non è in linea con le ambizioni dell’Ue“.
L’Irlanda: “Ci avviciniamo a risolvere il trilemma di bilancio”
Alle critiche, il ministro irlandese per l’Europa Thomas Byrne ha sottolineato che “il tavolo negoziale serve a colmare le numerose divergenze tra gli Stati membri” e che “ci avvicina a risolvere il cosiddetto trilemma di bilancio“, ovvero il compromesso tra il finanziamento delle nuove priorità (competitività, difese, innovazione), la tutela delle “politiche fondamentali (Pac e coesione, ndr)” e il rispetto delle realtà di bilancio in capo a ogni Stato del blocco.
Il redde rationem al prossimo Consiglio
La situazione rimane molto complessa. Tutti gli occhi sono ora puntati sull’imminente Consiglio europeo del 15-16 ottobre, che avrà lo spinoso tema del bilancio al centro dell’agenda. Per l’approvazione definitiva del Quadro finanziario pluriennale servono l’unanimità del Consiglio stesso e l’approvazione del Parlamento europeo.

