Inquinamento atmosferico, le azioni dell’UE per ridurlo

Obiettivi ambiziosi e nuove norme rigorose per garantire che la qualità dell'aria sia meno dannosa per salute umana, ecosistemi naturali e biodiversità
3 settimane fa
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Emissioni Co1 Veicolo Canva
Inquinamento atmosferico causato dal tubo di scarico del veicolo su strada

L’inquinamento atmosferico rappresenta una delle maggiori minacce per la salute umana e l’ecosistema. La qualità dell’aria scadente è responsabile di malattie respiratorie e cardiovascolari, diabete e cancro. Inoltre, i suoi effetti devastanti si estendono alla biodiversità, avvelenando colture e foreste e causando notevoli perdite economiche.

Danni umani ed ecologici

La stretta sulla qualità dell’aria si è resa necessaria a fronte dei numeri: come riporta lo stesso Parlamento Europeo sul proprio sito, l’inquinamento atmosferico continua ad essere la prima causa ambientale di morte prematura nell’Unione, con circa 300.000 morti all’anno.

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel 2020 almeno 238.000 persone sono morte prematuramente nell’Unione Europea a causa dell’esposizione al particolato fine, ovvero particelle con un diametro inferiore a 2,5 micron. Queste particelle microscopiche, composte da sostanze chimiche organiche, polveri, fuliggine e metalli, possono penetrare nel flusso sanguigno attraverso la respirazione, causando gravi malattie respiratorie e cardiovascolari, nonché cancro.

Anche il biossido di azoto (NO2), un composto chimico prodotto principalmente dai motori diesel, rappresenta una seria minaccia. Nel 2020, ha causato 49.000 morti premature nell’Ue, riducendo la resistenza alle infezioni e aumentando le malattie respiratorie croniche. L’ozono troposferico, un altro inquinante pericoloso, ha provocato 24.000 decessi prematuri nello stesso anno, irritando le vie respiratorie e aggravando le condizioni respiratorie e cardiovascolari croniche.

L’inquinamento atmosferico non risparmia nemmeno l’ambiente. Nel 2020, il 59% delle foreste e il 6% dei terreni agricoli in Europa sono stati esposti a livelli dannosi di ozono, con perdite economiche significative. Secondo l’analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’impatto sulle rese di grano ha causato perdite per circa 1,4 miliardi di euro in 35 paesi europei nel 2019, con Francia, Germania, Polonia e Turchia tra i più colpiti.

Le principali fonti di inquinamento da particolato sono la combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico, i settori residenziale, commerciale e istituzionale. L’agricoltura contribuisce significativamente all’inquinamento atmosferico, essendo responsabile del 94% delle emissioni di ammoniaca, mentre il trasporto su strada è responsabile del 37% delle emissioni di ossidi di azoto.

La risposta dell’Unione Europea

Nel quadro del piano d’azione per l’ambizione di inquinamento zero delineato nel Green Deal europeo, il Parlamento Europeo ha adottato norme più rigorose per gli standard di qualità dell’aria, con obiettivi specifici per gli inquinanti particolati. Questo impegno riflette una consapevolezza crescente dei danni causati dall’inquinamento atmosferico, non solo alla salute umana, ma anche all’ambiente.

Il Piano d’azione per l’inquinamento zero

Il Piano d’Azione per l’Inquinamento Zero dell’Unione Europea rappresenta un ambizioso impegno verso un futuro più pulito e sostenibile. Questa strategia definisce una visione per il 2050, in cui l’inquinamento atmosferico è ridotto a livelli considerati non più nocivi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali. Per raggiungere questo obiettivo, il piano propone un approccio graduale, stabilendo standard di qualità dell’aria per il 2030 e oltre. L’UE si impegna ad allinearsi con i più recenti orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria entro il 2050, basandosi su una revisione periodica che tenga conto dei dati scientifici più aggiornati. Questo piano non solo mira a proteggere la salute pubblica, ma anche a preservare la biodiversità e a ridurre gli impatti economici dell’inquinamento atmosferico, promuovendo un ambiente più sicuro e salubre per tutti i cittadini europei.

Gli obiettivi per il 2030 includono:

  • ridurre le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico di oltre il 55%;
  • ridurre del 25% gli ecosistemi dell’Ue minacciati dall’inquinamento atmosferico;
  • ridurre del 50% i rifiuti di plastica nei mari e del 30% le microplastiche rilasciate nell’ambiente.

Nuove norme per una migliore qualità dell’aria

Nel mese di aprile 2024, il Parlamento Europeo ha adottato nuove regole per migliorare la qualità dell’aria nell’UE. La legge stabilisce obiettivi più rigorosi per diversi inquinanti, tra cui particolato, biossido di azoto, anidride solforosa e ozono, per garantire che la qualità dell’aria nell’UE sia meno dannosa per la salute umana, gli ecosistemi naturali e la biodiversità.

Gli Stati membri dell’UE dovranno monitorare gli inquinanti che hanno dimostrato di avere un impatto negativo sulla salute e sull’ambiente, come particelle ultrafini, carbonio nero, mercurio e ammoniaca, in aree con alte concentrazioni.

La Commissione Europea dovrà rivedere gli standard dell’UE entro la fine del 2030 per allinearli alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle ultime evidenze scientifiche, se necessario.

Gli Stati membri dell’UE dovranno creare delle roadmap per la qualità dell’aria, delineando misure a breve e lungo termine per rispettare i nuovi limiti di inquinamento. Inoltre, i cittadini avranno il diritto di richiedere un risarcimento se la loro salute subisce danni a causa della violazione della legge dell’UE.

La nuova direttiva dell’UE impone limiti più severi per le emissioni degli agenti più pericolosi per la salute umana, tra cui PM 2.5, PM 10, ossido di azoto e anidride solforosa. Questi nuovi standard dovranno essere rispettati entro il 2030. Tuttavia, i Paesi potranno richiedere una deroga di dieci anni, fino al 2040, a condizione di dimostrare un impegno concreto e di soddisfare determinate condizioni.

Una delle innovazioni più rilevanti della direttiva è l’introduzione del principio del “chi inquina paga“. In caso di violazione delle nuove norme nazionali, sia essa commessa intenzionalmente o per negligenza delle autorità competenti, i cittadini potranno intraprendere azioni legali e ottenere un risarcimento se la loro salute è stata danneggiata. La direttiva impone, inoltre, agli Stati membri di garantire che le norme e le procedure nazionali per le richieste di risarcimento siano concepite in modo da non rendere impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto al risarcimento.

Nel determinare l’ammontare delle sanzioni per le violazioni delle norme, gli Stati membri dovranno considerare vari fattori, tra cui:

  • la natura, la gravità, la portata e la durata della violazione;
  • l’impatto della violazione sulla popolazione e sull’ambiente;
  • la frequenza della violazione, inclusi eventuali ammonimenti o sanzioni precedenti;
  • i vantaggi economici ottenuti dalla violazione;
  • un futuro più pulito e sicuro

Con queste nuove misure, l’UE dimostra il suo impegno nella lotta contro l’inquinamento atmosferico, promuovendo un futuro più sostenibile e sicuro per tutti i cittadini europei. La direttiva rappresenta un passo importante verso la protezione della salute pubblica e dell’ambiente, ponendo l’UE all’avanguardia nella battaglia globale contro l’inquinamento.