Eolico e solare superano i fossili: l’Europa accelera oltre il gas russo

Nella Giornata internazionale dell’energia pulita, il sorpasso delle rinnovabili coincide con l’uscita dal gas russo e apre una fase critica per prezzi e reti
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Pale eoliche

Il 26 gennaio, mentre si celebra la Giornata internazionale dell’energia pulita, l’Unione europea si trova già oltre il valore simbolico della ricorrenza. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nel sistema europeo.

La European Electricity Review del think tank Ember fotografa un passaggio che avviene sotto pressione, in un contesto segnato da prezzi dell’energia ancora elevati, tensioni geopolitiche persistenti e dalla decisione dell’Unione di uscire definitivamente dal gas russo entro il 2027. Il sorpasso delle rinnovabili sui fossili apre una fase più complessa, in cui la riduzione della dipendenza energetica si intreccia con la tenuta delle reti, la stabilità dei prezzi e la capacità di governare una transizione ormai entrata nella struttura del sistema elettrico europeo.

Il mix elettrico europeo cambia passo

Il dato certificato da Ember è il risultato di una traiettoria che negli ultimi cinque anni ha modificato in profondità il mix elettrico dell’Unione europea. Dal 2020 al 2025 la quota combinata di eolico e solare è passata dal 20 al 30% della produzione complessiva, mentre i combustibili fossili sono scesi dal 37 al 29%. Idroelettrico e nucleare hanno mostrato andamenti sostanzialmente stabili o in lieve flessione, confermando che la trasformazione del sistema è trainata quasi interamente dalle nuove capacità rinnovabili installate.

Il contributo più rilevante arriva dal fotovoltaico. Nel 2025 la produzione solare è cresciuta del 20,1% rispetto all’anno precedente, registrando il quarto incremento consecutivo a doppia cifra. Con il 13% della produzione elettrica totale, il solare ha superato carbone e idroelettrico, consolidando una posizione che fino a pochi anni fa era marginale. L’eolico, pur penalizzato da condizioni meteorologiche meno favorevoli rispetto al 2024, resta la seconda fonte elettrica dell’Unione con una quota del 17% e, su base annua, ha prodotto più elettricità del gas.

La portata del sorpasso è ampia. Nel 2025 eolico e solare hanno superato i fossili in 14 dei 27 Paesi membri, interessando economie con strutture industriali e profili energetici diversi. La tendenza si consolida anche in presenza di fattori avversi, come la riduzione della produzione idroelettrica (-12%) e il lieve calo dell’eolico (-2%) legati a condizioni meteo atipiche.

Il prezzo della dipendenza dal gas

La crescita delle rinnovabili non ha eliminato il ruolo del gas nel sistema elettrico europeo, ma ne ha reso più evidente il peso economico e strategico. Nel 2025 la produzione elettrica da gas è aumentata dell’8% rispetto all’anno precedente, soprattutto per compensare la flessione dell’idroelettrico. Nonostante ciò, resta inferiore del 18% rispetto al picco del 2019, confermando una tendenza strutturale al ridimensionamento.

Sul piano dei costi, il gas continua però a esercitare una pressione significativa. Le importazioni destinate alla produzione elettrica hanno raggiunto i 32 miliardi di euro, con un aumento del 16% rispetto al 2024, il primo incremento rilevante dalla crisi energetica del 2022. L’uso intensivo delle centrali termoelettriche nelle ore di maggiore domanda ha contribuito a un aumento medio dei prezzi dell’elettricità nell’Unione dell’11% su base annua.

Italia e Germania figurano tra i Paesi che hanno sostenuto l’onere maggiore per l’import di gas a fini elettrici, evidenziando come la dipendenza da questa fonte continui a produrre effetti differenziati nel mercato unico. La volatilità dei prezzi del gas e la sua esposizione alle tensioni geopolitiche restano fattori di vulnerabilità, anche in una fase di avanzamento delle rinnovabili.

La dimensione strategica si è accentuata con la decisione europea di vietare le importazioni di energia dalla Russia. Lo stop al gas russo a partire dal 2027, formalizzato dal Consiglio europeo, segna una discontinuità rilevante. Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha definito la scelta “storica”, affermando che “non permetteremo più a Vladimir Putin di ricattarci” e che l’Unione non finanzierà più indirettamente la guerra contro l’Ucraina. L’uscita dal gas russo rende, secondo Jørgensen, indispensabile rafforzare la produzione interna e accelerare sulle rinnovabili per evitare nuove dipendenze esterne e contenere l’impatto sui prezzi.

Dove il solare incontra il limite del gas

All’interno di questo quadro, l’Italia rappresenta uno dei casi più significativi. Nel 2025 la produzione elettrica da solare è cresciuta del 24% rispetto al 2024, portando il fotovoltaico a coprire il 17% della produzione nazionale. L’incremento riflette l’accelerazione delle nuove installazioni e colloca il Paese tra quelli con la crescita più marcata tra le grandi economie europee.

Secondo Ember, le rinnovabili hanno generato complessivamente il 48% dell’elettricità dell’Unione nel 2025, nonostante condizioni meteorologiche sfavorevoli per alcune fonti. In Italia, il peso del solare assume un rilievo particolare perché si innesta su un sistema ancora esposto ai costi del gas. In questo contesto emerge il ruolo degli accumuli.

Nel 2025 si sono registrati i primi segnali di un utilizzo più esteso delle batterie per immagazzinare l’energia prodotta durante il giorno e renderla disponibile nelle ore serali. L’Italia detiene circa il 20% della capacità operativa totale di batterie di grande scala dell’Unione, una quota che la colloca tra i Paesi più avanzati sul fronte dello stoccaggio. Le proiezioni indicano una possibile crescita della capacità di accumulo di quasi sei volte rispetto ai livelli attuali, se i progetti programmati verranno realizzati.

Il confronto con la California, richiamato nel report Ember, offre un riferimento operativo. Partendo da una capacità di batterie simile a quella italiana, lo Stato americano è riuscito a coprire circa un quinto dei consumi serali grazie all’energia accumulata durante il giorno, riducendo in modo significativo l’uso delle centrali a gas nelle ore di punta. Una traiettoria analoga potrebbe contribuire anche in Italia a stabilizzare i prezzi e limitare il ricorso alle importazioni di gas.

“Produrre più energia propria”: la linea Ue sulla transizione

Il sorpasso di eolico e solare sui combustibili fossili si inserisce in una fase in cui l’Unione europea è chiamata a trasformare un avanzamento quantitativo in una scelta strutturale di politica economica e industriale. L’uscita dal gas russo rende evidente che la crescita delle rinnovabili non può più essere letta come una variabile ambientale, ma come un elemento di autonomia strategica. La capacità di produrre energia all’interno dei confini europei diventa una condizione per ridurre l’esposizione a shock esterni e attenuare la volatilità dei prezzi.

Il tema delle infrastrutture emerge come nodo decisivo. Un sistema elettrico con una quota crescente di fonti non programmabili richiede reti più robuste, interconnessioni più efficienti e una diffusione accelerata degli strumenti di flessibilità. In assenza di questo salto, l’avanzamento delle rinnovabili rischia di tradursi in colli di bottiglia operativi, con effetti su prezzi e sicurezza del sistema.

Al Vertice del Mare del Nord ad Amburgo, questa dimensione politica è stata esplicitata. Dan Jørgensen ha sottolineato che “non vogliamo sostituire una dipendenza con un’altra” e che la priorità resta “produrre più energia propria”. “La situazione geopolitica ci mette sotto pressione in Europa”, ha aggiunto, richiamando la necessità di rafforzare l’indipendenza energetica. In questo quadro, l’eolico offshore e le rinnovabili vengono indicati come leve di sicurezza e competitività.

Il commissario ha inoltre osservato che le rinnovabili “sono più economiche” e che un loro sviluppo più rapido può contribuire ad “abbassare i prezzi dell’energia e diventare effettivamente più competitivi in Europa rispetto al resto del mondo”. La riduzione dei tempi autorizzativi per nuovi impianti, in particolare offshore, resta uno dei passaggi più critici per rendere coerente questa strategia. In questo contesto, il sorpasso del 2025 assume il valore di un vincolo operativo: la crescita di eolico e solare è ormai parte integrante del sistema elettrico europeo e impone scelte rapide su investimenti, coordinamento tra Stati membri e integrazione delle reti.