“Spionaggio e divulgazione di segreti di Stato per potenze straniere”, è scandalo tra gli 007 tedeschi

Chi è August Hanning e perché preoccupa la Germania e l'Europa
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August hanning afp
L'ex capo del Servizio Federale di Intelligence tedesco, August Hanning, in una vecchia conferenza stampa a Rabat (Afp)

Uno scandalo nell’intelligence tedesca fa tremare anche le cancellerie dell’Unione europea. Il 6 ottobre 2026, l’ottantenne August Hanning, ex presidente del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio segreto estero della Germania, è stato tratto in arresto nella sua abitazione a Steinfurt, vicino a Münster, e condotto dinanzi al giudice della Corte di Giustizia Federale a Karlsruhe. Contestualmente, le forze dell’ordine hanno arrestato nel distretto bavarese di Bad Tölz-Wolfratshausen il suo ex capo ufficio, il sessantaquattrenne Manfred D.. Le accuse formulate dalla Procura Generale Federale, giunte al termine di un’indagine riservata durata cinque mesi, sono di una gravità inedita: versuchter Landesverrat (tentato tradimento), spionaggio aggravato, procurato procacciamento di segreti di Stato e attività di agente segreto al soldo di una potenza straniera. Per l’apparato di sicurezza tedesco si tratta di uno dei più imponenti scandali di spionaggio dalla fine della Guerra Fredda.

Le indagini sugli 007 tedeschi

La ricostruzione degli inquirenti delinea una vera e propria rete di compravendita di documenti protetti da classifica di segretezza. Come ricostruito dal quotidiano tedesco Spiegel, circa cinque anni dopo aver concluso nel 2005 il suo mandato di sette anni alla guida del Bnd, Hanning avrebbe stretto un accordo economico con Manfred D. per farsi consegnare un flusso costante di informazioni riservate in cambio di denaro. Manfred D., rientrato dal 2012 al Bnd con ruoli apicali fino al suo pensionamento nel marzo 2026, ha ricoperto l’incarico di capo ufficio per i successivi direttori dell’agenzia, mantenendo un accesso diretto ai dossier più sensibili del Paese. In un arco temporale proseguito fino al giugno 2022, l’ex funzionario avrebbe sottratto e fornito ad Hanning circa 2.000 documenti riservati. Tra i materiali trafugati figurano report interni del Bnd, i verbali delle riunioni di sicurezza settimanali della Cancelleria, approfondimenti sul programma nucleare iraniano, sulle forze armate russe e persino dossier secretati condivisi da servizi di intelligence alleati di altri Paesi. Secondo le contestazioni, Hanning avrebbe riutilizzato queste informazioni nell’ambito di consulenze private e per redigere un’analisi strategica destinata a un ufficiale di un servizio segreto estero. Le piste investigative condurrebbero a contatti con un agente dell’Azerbaigian, mentre fonti inquirenti escludono il coinvolgimento della Russia.

La scoperta casuale

A rendere la vicenda ancora più singolare è la modalità casuale con cui gli inquirenti sono giunti a scoprire il traffico di notizie coperte da segreto di Stato. Nel settembre precedente, le forze dell’ordine avevano effettuato una perquisizione nella residenza di Hanning nell’ambito di un’indagine del tutto estranea allo spionaggio, relativa al presunto coinvolgimento nel tentativo di rapimento dei figli dell’ereditiera Christina Block. Durante il controllo, gli investigatori si sono imbattuti inaspettatamente nei file riservati del Bnd, un ritrovamento tecnico definito nel gergo dell’intelligence “Beifang” (cattura collaterale). I dati sono stati immediatamente trasmessi alla Procura Generale Federale di Karlsruhe, che ha avviato gli accertamenti per spionaggio e disposto l’infiltrazione di un agente sotto copertura nella cerchia dell’ex capo degli 007 prima di far scattare le manette.

Chi è August Hanning

Per comprendere la portata dell’impatto politico di questo arresto occorre analizzare la figura di August Hanning. Giurista di formazione, Hanning ha attraversato decenni di storia tedesca partendo dalla Repubblica di Bonn sotto il cancelliere Helmut Schmidt. Il suo percorso si è consolidato negli anni Ottanta alla Rappresentanza Permanente della Germania Ovest a Berlino Est, dove ha operato nella sezione legale con incarichi di responsabile della sicurezza fino alla caduta del Muro.

Rientrato alla Cancelleria come stretto collaboratore del coordinatore dei servizi segreti Bernd Schmidbauer durante il governo di Helmut Kohl, Hanning è stato nominato presidente del Bnd nel 1998. Alla guida degli 007 fino al 2005, ha gestito le complesse fasi successive agli attentati dell’11 settembre 2001 e ha guidato il trasferimento della sede centrale dell’agenzia da Pullach a Berlino. Successivamente ha ricoperto la carica di Sottosegretario al Ministero dell’Interno al fianco di Wolfgang Schäuble fino al 2009. Terminata la carriera pubblica, si è trasformato in un influente consulente privato fondando la Hanning Consult e assumendo incarichi in società esterne. La sua attività professionale post-istituzionale è stata contrassegnata da diversi episodi controversi, tra cui la testimonianza nel 2012 in favore dell’oligarca russo Oleg Deripaska in una causa a Londra e l’ingresso nel consiglio di amministrazione di una banca lettone poi fallita, vicenda per la quale un tribunale lettone ha disposto il congelamento di due terzi della sua pensione di Stato.

I rischi per l’Unione europea

Lo scandalo mina in modo profondo la credibilità e la sicurezza della Germania e dell’intera Unione europea. I servizi segreti tedeschi dipendono in misura fondamentale dallo scambio informativo con le agenzie partner, risorsa indispensabile per la prevenzione di minacce e attentati. Sapere che informazioni riservate fornite da Paesi alleati sono state sottratte ai vertici del Bnd e potenzialmente trasmesse a Paesi terzi rischia di compromettere la fiducia reciproca tra i servizi occidentali.

L’esperto di sicurezza Roderich Kiesewetter ha sottolineato martedì al quotidiano Handelsblatt come casi di questo tipo rappresentino un danno immenso per le relazioni con gli alleati, mentre l’attuale presidente del Bnd, Martin Jäger, ha confermato l’avvio di rigorose indagini interne. La vicenda riapre inoltre il dibattito sulle cosiddette “porte girevoli” e sul fenomeno degli ex vertici della sicurezza che convertono contatti e informazioni di Stato in consulenze private, spingendo esponenti parlamentari come Konstantin von Notz a chiedere regole vincolanti per impedire agli ex capi degli 007 di svolgere attività di lobbismo al termine del servizio.

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