Ucraina-Russia, quattro anni di guerra: come raggiungere la pace?

Le visioni degli europarlamentari italiani a Bruxelles a confronto
3 ore fa
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Bandiera Ue Ucraina
Bandiere dell'Ue e dell'Ucraina (Canva)

L’evento “L’Ucraina e la difesa dell’Europa” nella sala di Esperienza Europa – David Sassoli ha raccolto le reazioni a caldo degli europarlamentari italiani a Bruxelles, a seguito della plenaria straordinaria dedicata ai quattro anni dall’invasione della Russia in Ucraina. Tra la richiesta di negoziati immediati per fermare il conflitto e la convinzione che la deterrenza militare sia l’unico strumento per garantire la sicurezza e la libertà dell’Europa, i pareri si scontrano.

Tridico (The Left-M5s): “Basta al finanziamento della morte degli ucraini”

“Vedo gli ucraini morire come carne da macello da parte di cannoni che finanziamo noi – ha spiegato l’europarlamentare Pasquale Tridico (The Left-M5s) – Vorremmo che l’Europa prenda parte ai tavoli dei negoziati per portare avanti una posizione pacifista che non va attaccata o ridicolizzata. La strategia non può più essere mandare a morire le persone”. E ha aggiunto: Sul futuro della difesa credo che ci sia da lavorare, ma abbiamo una frammentazione di eserciti e spesa che aumenta a dismisura senza essere razionalizzata, continuiamo a fare acquisti dagli Stati Uniti e sarebbe da rivedere anche l’intero impianto”. La critica va alle figure di primordine ai vertici dell’Unione europea, che provengono tutte dai Baltici, come l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas, dall’Estonia e il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, proveniente dalla Lituania. “Questa configurazione – ha aggiunto Tridico – rappresenta lo spostamento a Est di un’idea europeista che andava dall’Atlantico al Mediterraneo. Ora continua a guardare all’Oriente come un nemico, invece di costruire ponti. Quindi dico “Sì” all’Europa della Difesa, ma che non risponda solo agli interessi di piccoli Paesi dell’Est o atlantici”.

Gori (S&D – Pd): “Ombrello atlantico non può fare da scudo”

L’europarlamentare Giorgio Gori (S&D – Pd) si è detto in totale disaccordo con il collega. “I fatti dimostrano che la Russia ha guadagnato poco territorio e isolazionismo, ha un’economia in crisi e non cerca la pace perché non saprebbe come ottenerla – ha spiegato Gori -. L’Europa ha preso consapevolezza del fatto che la guerra esiste e che oggi è toccato all’Ucraina domani potrebbe estendersi verso altri territori”. E sul futuro della difesa, “abbiamo ancora opinioni diverse – aggiunge Gori-: lo sforzo degli ultimi due anni è apprezzabile, ma è solo l’inizio di un percorso che sconta alcuni limiti, come la nazionalizzazione della politica estera e di difesa”. Per Gori, l’Europa non potrà tornare a guardare all’ombrello atlantico come uno scudo, perché fino ad oggi “abbiamo potuto disinvestire perché c’era qualcuno che pagava per noi, ora che non è più disposto a farlo – e su questo concorda con Tridico – “non possiamo continuare a comprare dagli Stati Uniti le armi”.

De Meo (Epp-Fi): “Non armiamo l’Europa, creiamo deterrenza”

“La nostra posizione è chiara sin dall’inizio – ha spiegato l’europarlamentare Salvatore De Meo (Epp-Fi) -: condanniamo l’aggressione. La plenaria di oggi si inserisce in un contesto che riguarda il supporto che non è mai venuto meno. Se non ci fosse stato il supporto militare europeo non staremmo parlando di resistenza ucraina e non staremmo parlando della sua adesione all’Unione europea”. De Meo ha ricordato che la presidente della Commissione europea von der Leyen e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola sono state le prime ad esprimere “il loro supporto. Metsola andando in Ucraina allo scoppio della guerra, Ursula von der Leyen è oggi a Kiev”. Ma, secondo De Meo, dobbiamo riconoscere gli errori passati: “Non aver saputo costruire una difesa comune che non sia solo dipendente dall’alleanza atlantica. Oggi gli ucraini, questo sacrificio lo fanno anche per noi. Non stiamo armando l’Europa, ma stiamo creando un sistema di deterrenza”.

E sul futuro della difesa, “stiamo andando sulla giusta direzione creandoci una credibilità. Per oltre 80 anni abbiamo vissuto in una condizione di pace che va costruita e difesa, abbiamo dato priorità diverse che non hanno trovato corrispondenza nei nostri cittadini che spesso dimostrano distanza e disaffezione, dobbiamo proseguire migliorando tempistiche e tempestività del nostro riconvertire le agende politiche. È impensabile che la nostra sicurezza possa procedere tramite processo autonomo”, ha concluso De Meo.

Benifei (S&D-Pd): “Riformare l’Europa per nuovi ingressi”

Il dibattito di oggi è stato importante nel chiarire le direzioni dei vari gruppi politici – ha affermato l’europarlamentare Brando Benifei (S&D-Pd) -. Oltre la retorica, si parla di continuità finanziaria del supporto all’Ucraina. C’è la rottura di Orban sulla volontà di proseguire sulle sanzioni, che hanno inciso molto sull’economia russa, ma anche riguardo il prestito proposto all’Ucraina dai beni russi congelati. L’ambasciatore Usa in Belgio ha dichiarato che dopo aver parlato con Trump ha chiesto anche a Meloni di seguire Weber sul blocco degli asset russi. Intanto, Bardella, su questa scia, ha dichiarato che finanziare l’Ucraina scontenta gli agricoltori francesi. Eviterei di dare altre argomentazioni ai sovranisti per impedire che gli aiuti continuino”.

L’Europa, secondo Benifei, ha sbagliato ad aspettare il piano di Trump sull’Ucraina, ma “doveva proporre un piano proprio. Credo che uno sforzo politico dei nostri governi, e non le correzioni con note a margine al piano di Trump, avrebbe fatto sì che l’Europa assumesse un ruolo migliore nei negoziati. Senza un’Unione europea riformata non è però pensabile un’Ue a 30-35 Paesi”, ha concluso.

Procaccini (Ecr-FdI): “L’Ue deve essere all’altezza del suo ruolo”

“Senza deterrenza la diplomazia è una richiesta, senza diplomazia la deterrenza è fine a se stessa”, ha affermato Nicola Procaccini (Ecr-FdI) all’evento “L’Ucraina e la difesa dell’Europa” a Esperienza Europa – David Sassoli. Secondo l’eurodeputato, “difendere l’Ucraina non è solo un dovere morale, ma è acquisire la consapevolezza che la libertà di una nazione non è negoziabile e che la forza non può costruire il diritto”. Dobbiamo trasformare in sforzo coerente industrie e filiere produttive, investire in ricerca e tecnologia, rafforzare cooperazione su intelligence e minacce ibride, proteggere infrastrutture critiche”.

La credibilità del continente, secondo Procaccini, si misura sulla capacità di prevenire l’aggressione, non solo di saper reagire: “Mi auguro che questo momento di confronto si traduca in scelte concrete. L’Ue deve essere all’altezza del suo ruolo”, ha concluso.

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