Vox si unisce ai Patrioti d’Europa, ma l’Ecr non si spacca

Giorgia Meloni perde sei seggi al Parlamento europeo, ma resta “un’amica e un’alleata” per l'estrema destra spagnola
1 settimana fa
2 minuti di lettura
Giorgia Meloni e Santiago Abascal
Giorgia Meloni e Santiago Abascal

Il partito di estrema destra spagnolo Vox lascia l’Ecr e si unisce ai Patrioti d’Europa e a Viktor Orbán. L’ha annunciato in una nota, nella quale tra l’altro ha espresso “l’amicizia a Giorgia Meloni“, presidente del gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo, e “a Fratelli d’Italia”.

“Giorgia Meloni sarà sempre una socia, un’amica ed alleata di Vox”, si legge nella nota del partito, che ringrazia il partito polacco Pis, “che è stato all’avanguardia nella lotta dei patrioti in Europa”. Lo stesso Pis che ha rifiutato l’offerta e che ha riconfermato la propria alleanza alla premier italiana. Cosa accadrà adesso?

Nuove alleanze

Il gruppo ‘Patrioti d’Europa’ è nato per volontà dei partiti conservatori ungheresi, austriaci e cechi alla vigilia dell’insediamento dell’Ungheria alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Non ha neanche una settimana di vita e si è sin da subito proposto come un’alleanza con un “manifesto patriottico” che si appresta a raggiungere il Pe.

Presentato come un nuovo progetto politico, con il premier ungherese hanno siglato l’accordo anche Andrej Babiš, ex primo ministro ceco e da Herbert Kickl, liberl-populista austriaco in forte ascesa. Con Vox, continua la campagna di adesioni del gruppo.

La reazione italiana

La prima reazione italiana è arrivata dal ministro dei Trasporti e delle infrastrutture nostrano Matteo Salvini che con la sua Lega ha detto: “L’adesione degli spagnoli di Vox è un segnale importantissimo. Cresce il fronte del cambiamento in Europa, determinato a dire no alla Von der Leyen e ai socialisti”, ha concluso il partito di Salvini.

Il leader di Vox, Santiago Abascal, ha ribadito il concetto spiegando che si tratta di “una gran parte di partiti protagonisti dell’alternativa al consenso dei popolari, dei socialisti e dell’estrema sinistra a Bruxelles”. Alle ultime elezioni europee, il partito spagnolo ha raddoppiato i seggi, passando da tre a sei e confermando, anche in Spagna, l’ondata di destra che ha caratterizzato queste ultime elezioni.

Ma l’Ecr non si spacca perché Fratelli d’Italia e il partito polacco PiS hanno rinnovato l’intesa per le cariche del gruppo al Parlamento Ue.

L’Ecr non si spacca

Con l’annuncio della costituzione del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) nella decima legislatura del Parlamento Europeo, Giorgia Meloni esce “intatta” dall’abbandono di Vox. O almeno in parte.

I polacchi di PiS non hanno scelto Orbán rinnovando l’alleanza con Fratelli d’Italia. È Nicola Procaccini, il co-presidente italiano uscente, il volto Ue confermato al fianco del polacco Joachim Brudziński. Procaccini appariva nell’inchiesta di Fanpage sul movimento Gioventù Nazionale del partito di Meloni, ma le parole della premier sull’aver “fatto i conti con il Ventennio fascista” lo assolvono e lo riconfermano alla guida per la nuova legislatura.

In termini numerici, l’Ecr perde solo sei seggi. Ma in termini di reputazione e alleanze, Giorgia Meloni ne esce un po’ scalfita. Solo qualche mese fa, a metà maggio, era sul palco con Marine Le Pen e il collega Abascal per chiedere più “dignità per l’Europa”. Mentre a uscirne vincitore è stato Orbán che ha segnato un altro punto a proprio favore.

Cosa accadrà?

L’alleanza conta 30 deputati da quattro Paesi diversi. Ne basterebbero 23, ma devono appartenere ad almeno sette Stati membri dell’Ue. I portoghesi di Chega!, con due eurodeputati, dovrebbero essere i prossimi ad aderire ufficialmente e i commenti della Lega, con i suoi otto eurodeputati, potrebbero girare le spalle a Le Pen e a Id al Europarlamento.

Ai Patrioti d’Europa potrebbero rivolgersi anche i “Non Iscritti” all’Eurocamera, come Alternative für Deutschland, il partito conservatore tedesco cacciato dall’Id di Marine Le Pen, con i suoi 15 eurodeputati e Smer, della Slovacchia con altri cinque.

La leader francese ha rinviato all’8 luglio, a Bruxelles, la sua riunione costitutiva. Aspetta i risultati del ballottaggio in Francia (e forse farà lo stesso anche la Lega di Salvini). La partita, quindi, è ancora aperta e – anche se la data di scadenza per la costituzione ufficiale dei gruppi al Pe è il 15 luglio – tutto può ancora accadere.