Ue-Cina, intesa sulle auto ibride e aperture su dazi e terre rare: cosa ha ottenuto Šefčovič a Pechino

Dopo due giorni di negoziati, le due parti hanno raggiunto un'intesa per ridurre le esportazioni cinesi di veicoli ibridi verso l'Europa. Restano aperte le questioni strutturali che alimentano lo squilibrio commerciale
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Auto parcheggiate
Auto parcheggiate (Canva)

L’Unione europea e la Cina hanno raggiunto un’intesa preliminare per ridurre di oltre la metà le esportazioni cinesi di automobili ibride e ibride plug-in verso il mercato europeo nei prossimi quattro anni. È il principale risultato della missione a Pechino del commissario europeo al Commercio e alla Sicurezza economica, Maroš Šefčovič, che l’8 e il 9 ottobre ha incontrato il ministro cinese del Commercio, Wang Wentao, nell’ambito del secondo round delle consultazioni bilaterali su commercio e investimenti.
I negoziati si sono conclusi con un documento contenente 16 punti di intesa, che affrontano anche i dazi, le restrizioni sulle esportazioni di terre rare, l’accesso ai mercati e le sovvenzioni industriali. Un compromesso che allontana, almeno nell’immediato, il rischio di un’ulteriore escalation commerciale, ma che non cambia la questione dell’enorme deficit commerciale dell’Unione nei confronti del Dragone, che secondo i dati della Commissione europea nel 2025 ammonta a un miliardo di euro al giorno.

Auto ibride, la concessione più importante della Cina

Il risultato più significativo riguarda l’industria automobilistica. “Abbiamo raggiunto un’intesa per moderare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e ibridi plug-in verso l’Unione Europea. Questo apre la prospettiva di ridurre le esportazioni cinesi di oltre la metà”, ha dichiarato Šefčovič ai giornalisti. 

L’intesa dovrebbe ridurre di oltre il 50% le esportazioni cinesi di veicoli ibridi verso l’Ue rispetto ai volumi previsti nell’arco di quattro anni. Il problema nasce dopo l’introduzione, nel 2024, dei dazi compensativi europei sulle automobili elettriche prodotte in Cina. Le case automobilistiche cinesi hanno progressivamente aumentato le esportazioni di modelli ibridi, non soggetti agli stessi dazi. Nell’ultimo anno, le importazioni europee di questi veicoli sono cresciute dell’86%, mentre i prezzi sono diminuiti del 20%.

L’intesa rappresenta un cambiamento rispetto alle posizioni iniziali di Pechino, che alla vigilia della visita aveva respinto la richiesta europea di limitare volontariamente le esportazioni, ed era uno degli obiettivi di Bruxelles alla viglia del viaggio del commissario.

Resta però un’incognita: il comunicato congiunto non specifica quote, quantità massime o meccanismi vincolanti di controllo. Inoltre, la riduzione rispetto ai volumi previsti non esclude necessariamente un aumento delle esportazioni rispetto ai livelli attuali.

Dazi, terre rare e accesso al mercato cinese

La missione ha prodotto risultati anche su altri fronti. Pechino ha manifestato disponibilità a ridurre i dazi su alcune categorie di prodotti europei, tra cui scarpe e olio d’oliva, per circa 4 miliardi di euro, con risparmi stimati in 225 milioni per le imprese europee. “È un primo passo chiave, ma solo un primo passo nel processo di riequilibrio”, ha chiarito Šefčovič.

Sulle terre rare, fondamentali per l’automotive, l’elettronica e le tecnologie energetiche, la Cina si è impegnata a facilitare il rilascio delle licenze di esportazione attraverso procedure accelerate. Non si tratta tuttavia dell’eliminazione dei controlli, che continuano a rappresentare un”arma’ nelle mani di Pechino.

Le parti hanno inoltre concordato di proseguire le consultazioni sull’accesso al mercato cinese per dispositivi medici e prodotti agroalimentari, sulle restrizioni alle esportazioni di beni strategici e sulla tutela della proprietà intellettuale.

È previsto anche un dialogo tecnico sul regolamento europeo relativo alle sovvenzioni estere, utilizzato da Bruxelles per contrastare le distorsioni della concorrenza provocate dagli aiuti pubblici concessi da paesi terzi.

Lo squilibrio commerciale

“Sono venuto qui con un obiettivo ben preciso: iniziare a riequilibrare le relazioni commerciali tra l’Ue e la Cina e assicurarmi che questa prima fase di negoziati nell’ambito delle consultazioni commerciali e sugli investimenti produca i primi risultati concreti”, ha affermato Sefcovic in una conferenza stampa.

Ma sul tavolo resta proprio soprattutto il divario negli scambi commerciali, che Bruxelles considera sempre meno sostenibile per la propria base industriale: nel 2025 le esportazioni cinesi verso l’Unione europea hanno raggiunto circa 560 miliardi di dollari, contro 268 miliardi di esportazioni europee verso la Cina.

Il ministro del Commercio cinese Wang ha dichiarato che la Cina non è la causa principale dei problemi dell’Ue, ma un partne per la loro risoluzione.

Ma la situazione è tale che addirittura la Germania, tipicamente restia a prendere misure contro la Cina, ha cambiato posizione, e all’inizio di questa settimana, insieme alla Francia, ha chiesto alla Commissione strumenti più rapidi per contrastare le distorsioni commerciali e ridurre le dipendenze strategiche.

I negoziati proseguiranno con una videoconferenza ministeriale a gennaio e un nuovo incontro bilaterale nel marzo 2027, ma l’intesa raggiunta a Pechino sarà uno degli elementi del confronto tra i leader europei al Consiglio europeo del 15-16 ottobre.