Trump presenta un piano per l’Iran in 15 punti, Teheran lo prende in giro: “Negozia da solo”

Teheran: "Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo". Il Pentagono invia altri militari nella regione
1 giorno fa
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Donald Trump
Donald Trump (Afp)

Proseguendo con l’approccio quanto meno ondivago che ha contraddistinto le ultime settimane – e in generale il suo approccio alle questioni internazionali -, il presidente americano Donald Trump ha presentato un piano in 15 punti per il cessate il fuoco in Iran, accompagnato da una tregua di un mese per mettere a punto l’accordo. Ma allo stesso tempo sta inviando tra i 1000 e i 2000 paracadutisti, rafforzando la presenza militare nella regione e lasciando aperta e concreta la possibilità di un’operazione di terra. Il tutto, dopo che ieri aveva fatto sapere al mondo che era in corso un negoziato con Teheran, che però ha smentito e oggi ha rincarato: “(Trump) sta negoziando da solo”.

“State negoziando con voi stessi”?

“Il vostro conflitto interiore ha raggiunto il punto in cui state negoziando con voi stessi? Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo“, ha detto il portavoce delle Forze armate, Ebrahim Zolfaqari, in un messaggio lanciato dalla tv si Stato.

Zolfaqari ha anche avvisato: “Non sentirete più parlare dei vostri investimenti nella regione, né vedrete i prezzi precedenti dell’energia e del petrolio, finché non capirete: la stabilità nella regione è garantita dalla mano potente delle nostre forze armate. Finché la nostra volontà non si sarà compiuta, nessuna situazione tornerà all’ordine precedente. Questo avverrà quando l’idea di agire contro la nazione iraniana sarà completamente cancellata dalle vostre menti impure”.

“Le nostre prime e ultime parole, fin dal primo giorno, sono state, sono e saranno: nessuno come noi farà accordi con qualcuno come voi. Né ora, né mai”, ha assicurato.

Ieri Trump aveva detto: “Stiamo parlando con le persone giuste, l’Iran vuole un accordo a tutti i costi”. E aveva annunciato anche che Teheran “ha fatto qualcosa di straordinario: ci ha fatto un regalo che è arrivato, di enorme valore. Non dirò cos’è, non riguarda il nucleare. Riguarda petrolio e gas, riguarda lo Stretto di Hormuz“.

Ma anche Ismail Kouthari, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, ha commentato le dichiarazioni del capo della Casa Bianca riguardo eventuali colloqui in corso: “Trump è instabile nelle sue dichiarazioni“.

Anche l’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri-Moghaddam, ha smentito: “Finora non si sono svolti negoziati, né diretti né indiretti, tra Stati Uniti ed Iran“. Ma ha chiarito che “Paesi amici” hanno tenuto “consultazioni con entrambe le parti” per porre fine alla guerra. Islamabad si è offerta di ospitare i colloqui, e, secondo i media, sono stati i suoi mediatori a consegnare il piano americano a Teheran. Anche Turchia ed Egitto spingono per organizzare degli incontri, entro 48 ore.

Cosa prevede il piano di Trump

I 15 punti del piano trumpiano non sono stati svelati nel dettaglio. Da quanto trapelato a Channel 12, il testo prevede lo stop al programma di arricchimento dell’uranio, lo smantellamento di strutture chiave, la cessazione del sostegno a gruppi per procura come Hezbollah in Libano, limiti ai missili e uno Stretto di Hormuz aperto e libero. Offrono in cambio la rimozione delle sanzioni e il sostegno a progetti per il nucleare civile.

Ricordiamo che missili e nucleare erano già al centro di colloqui fra le due parti, prima che gli Usa decidessero di bombardare il Paese a fine febbraio, assieme a Israele (da molti considerato il vero motore della iniziativa).

Un punto sottolineato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei: “Abbiamo avuto un’esperienza davvero catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell’arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare”, ha dichiarato ieri a India Today aggiungendo che “non ci sono colloqui o negoziati tra Iran e Stati Uniti”. Che Trump dica di voler avviare un dialogo, ha sottolineato, “non è credibile”.

Rientra in questa visione le dichiarazioni raccolte dal Telegraph da fonti del Golfo secondo cui gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di “tradimento”. Viene indicato come papabile il vicepresidente JD Vance. Intanto Trump precipita nei sondaggi, al minimo storico del 36%.

Le richieste dell’Iran

D’altra parte, al di là della propaganda di entrambe le parti, qualche contatto tra Stati Uniti e Iran c’è, sebbene non sia “nulla che abbia raggiunto il livello di negoziati pieni”, ha dichiarato una fonte iraniana alla Cnn. Ma le richieste di Teheran per porre fine al conflitto, secondo quanto affermato da un funzionario americano al Wall Street Journal, sarebbero “ridicole e irrealistiche”: chiusura di tutte le basi americane in Medio Oriente, pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran, un “nuovo regime” di gestione nello Stretto di Hormuz in cui il Paese potrebbe riscuotere tasse dalle navi che attraversano il piccolo braccio di mare, “come fa l’Egitto nel Canale di Suez”, garanzie che la guerra non riprenda in futuro, rimozione di tutte le sanzioni e rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico.

Altre truppe Usa in Medio Oriente

Mentre Trump parla di colloqui in corso e ostenta ottimismo (“abbiamo vinto la guerra”, tra le altre cose dette ieri), la Difesa americana ha ordinato il dispiegamento in Medio Oriente di un numero tra 1000 e 2000 soldati dell’82esima Divisione aviotrasportata dell’esercito. Altri potrebbero essere inviati nei prossimi giorni. Circa 4.500 marines sono già in viaggio verso la regione, portando così a quasi 7mila il numero complessivo di truppe aggiuntive inviate nell’area dall’inizio dell’operazione Usa-Israele, con circa 50mila soldati. Trump sostiene di voler avere a disposizione “ulteriori opzioni militari“, ma i timori sono di un allungamento del conflitto, oltre che di una sua incontrollabile escalation attraverso un’invasione di terra.

Stretto aperto solo per “navi non ostili”

In questo caos, il vitale Stretto di Hormuz resta chiuso, o meglio aperto solo per le “navi non ostili”, come gli ayatollah hanno fatto sapere ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all’Organizzazione marittima internazionale.

L’ex primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ha affermato ieri che il passaggio marittimo “non è una merce di scambio, né uno strumento di pressione” e deve rimanere aperto “senza condizioni o restrizioni, in nessuna circostanza”. E ha aggiunto: “Qualsiasi tentativo di imporre un controllo unilaterale su di esso, o di trasformarlo in uno strumento di estorsione, rappresenta una minaccia diretta non solo per gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo e per la regione, ma per l’economia globale nel suo complesso”

Al Thani ha anche sottolineato: “Gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo devono avere un ruolo in qualsiasi negoziato tra le parti”, in quanto “non possono essere assenti da nessun tavolo dove si delineano i contorni del futuro regionale”.

Costa: “La guerra degli Usa ha ignorato la sicurezza europea”

“Non possiamo ignorare che, per la prima volta in assoluto, gli Usa hanno scatenato una guerra in Medio Oriente, nel nostro vicinato, senza fornire alcuna informazione preventiva ai propri alleati europei né alla Nato. E, di fatto, stanno portando avanti questa azione senza curarsi delle ripercussioni sull’economia globale, sull’economia europea e sulla nostra sicurezza“, ha affermato il presidente del Consiglio europeo António Costa ieri a Sciences Po School of International Affairs. “Stiamo pagando le conseguenze, stiamo subendo un forte shock economico causato da questa guerra”.

Sanchez: “Guerra in Medio Oriente molto peggiore del conflitto in Iraq”

La voce più critica dell’Unione, il premier spagnolo Pedro Sánchez, intervenendo al Congresso sulla posizione della Spagna nel conflitto, ha ammonito: “Non si tratta dello stesso scenario di guerra illegale in Iraq. Ci troviamo davanti a un disastro molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo“, poiché l’Iran è “una potenza militare che da 40 anni di prepara a una guerra come questa”.

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