Regno Unito e Unione europea: dopo il “divorzio” ricomincia il dialogo?

Il favorito Keir Starmer potrebbe riallacciare i rapporti nei primi giorni del suo mandato. L’occasione? Il prossimo summit della Comunità politica europea
3 settimane fa
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Labour leader Keir Starmer
Labour leader Keir Starmer

Mentre uno scandalo si abbatte sui conservatori inglesi, le elezioni anticipate del 4 luglio nel Regno Unito vedono sempre più vicina la vittoria dei laburisti. Il candidato premier è Keir Starmer. Avvocato specializzato in diritti umani, consigliere del re, ex direttore della pubblica accusa, Starmer marcia dritto verso una maggioranza che porterà al governo britannico ad essere uno “stato socialista monopartitico”, secondo il Daily Mail. E tra le priorità del Labour di Starmer c’è quella di restaurare dei rapporti commerciali e chiarire le posizioni Uk in tema di sicurezza con l’Unione europea. L’occasione? Il prossimo summit della Comunità politica europea che si terrà il 18 luglio a Blenheim Palace. Vediamo insieme perché.

L’impresa di Keir Starmer

La Bbc ha riportato la notizia di alcuni parlamentari conservatori vicini al premier Rishi Sunak che avrebbero piazzato scommesse sulla data delle elezioni approfittando di notizie confidenziali. Craig Williams, candidato al Parlamento e assistente parlamentare del primo ministro, pare abbia scommesso cento sterline sulla data del ritorno alle urne pochi giorni prima dell’annuncio ufficiale da parte di Sunak. Una notizia che potrebbe ulteriormente incrinare la fiducia degli elettori inglesi nei confronti del partito.

Fiducia che, nei sondaggi ufficiali, è già in crisi. L’ultimo è quello realizzato da Ipsos Uk che ha aperto lo scenario a quella che potrebbe essere una “supermaggioranza” a firma Starmer. Se ciò dovesse avverarsi, con ogni probabilità, il nuovo primo ministro accoglierà i capi di governo di più di 40 paesi europei a Blenheim Palace il 18 luglio, come leader della Brexit britannica.

“Parte della sfida di Starmer, mentre ospita l’incontro della nuova Comunità politica europea (EPC), sarà, tutti concordano, quella di iniziare a ricostruire legami e amicizie distrutti dalla traumatica uscita del Regno Unito dall’Unione Europea a seguito del referendum del 2016. L’EPC è stato istituito nel 2022 dal presidente francese, Emmanuel Macron, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina per discutere le grandi sfide strategiche che il premier riteneva sarebbero state affrontate meglio al di fuori delle strutture dell’Ue”, riporta il Guardian.

E come ogni divorzio che si rispetti, il problema principale del post Brexit riguarda, però, anche le “persone coinvolte” e cioè quella fetta di elettori ‘Leave’ che non può alienare a 10 giorni dal voto. Si tratta degli stessi elettori, sostenitori di una linea, ma che si sono ritrovati tra le frange della popolazione che ha subito l’inflazione alle stelle e il sistema sanitario inglese al collasso e che non potranno fare a meno di capire quanto sia importante, almeno per il commercio e la sicurezza, aprire un dialogo con gli Stati membri.

“Dal punto di vista strategico – spiega il quotidiano inglese -, con la prospettiva del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca a gennaio, e in considerazione dei continui conflitti in Medio Oriente e Ucraina, e del crescente status di superpotenza della Cina, le future relazioni del Regno Unito con l’Ue saranno al centro dell’attenzione. Anche dal punto di vista economico sarà fondamentale migliorare i collegamenti commerciali, duramente colpiti dalla Brexit. Un governo Starmer avrà un disperato bisogno, in qualche modo, di potenziare la crescita economica interna per mantenere la sua promessa di ricostruire il paese e i suoi servizi pubblici, con le finanze pubbliche così ristrette”.

Il leader laburista ne è consapevole, al punto tale che – in un’intervista al Financial Times – ha spiegato timidamente che tra le sue priorità c’è quella di accedere al mercato europeo. E diversi studiosi e politologi inglesi danno ormai per scontata la sua vittoria e il restauro di un post Brexit. Tra questi c’è Kim Darroch, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti dal 2016 al 2019 e prima ancora rappresentante permanente del Regno Unito presso l’Ue a Bruxelles per quattro anni a partire dal 2007 che ha affermato: “Se Starmer vince alla grande, con la maggioranza di oltre 200 persone come alcuni recenti sondaggi d’opinione suggeriscono, si ritroverà assalito ai due vertici che seguono duramente le elezioni nel Regno Unito, il vertice della Nato a Washington (dal 9 all’11 luglio, ndr) e la Comunità politica europea”.

Il Regno Unito dal punto di vista dell’Ue

La relazione tra Uk e Ue non è priva di compromessi. Alle “pretese” inglesi potrebbero arrivare quelle europee, come la libertà di mobilità giovanile o come un accordo sull’accesso delle acque britanniche dopo la scadenza di quello attuale prevista nel 2026. Intanto, le priorità europee sono altre: dalla sicurezza dell’Ucraina ai possibili scenari futuri che ne deriveranno post voto in Usa. E i singoli Stati membri non sono messi meglio. Basta osservare le due “superpotenze” Ue quali Francia e Germania per capire che le crisi di governo e le precarietà economiche non hanno il Regno Unito come protagonista nelle agende politiche rispettive.

Una Commissione europea con Ursula von der Leyen bis al comando potrebbe essere una soluzione. La presidente di Commissione firmò con Rishi Sunak il Windsor Framework ponendo fine ad anni di controversie sugli accordi commerciali per l’Irlanda del Nord e nell’ultimo G7 ha manifestato apertura e dialogo con il premier uscente. È anche vero, però, che l’Unione europea sta fortificando la propria sicurezza e difficilmente lascerà godere uno Stato, non più membro, degli stessi diritti di chi ne fa parte oggi senza però contribuire attivamente e rispettare i doveri. Qui sta la vera sfida di Starmer: il post Brexit è costato al Regno Unito un colpo del 4% sul Pil, come riporta l’Office for Budget Responsability e le sue promesse di restaurare l’economia del Paese passano proprio dai legami che riuscirà a realizzare con l’Ue. Negoziare per un’adesione e rientrare tra gli Stati membri, invece, resta alquanto irrealistico