Elon Musk lascia il Doge. Anzi no. La Casa Bianca smentisce le voci che vedono il Ceo di Tesla abbandonare gli incarichi governativi nelle prossime settimana. Secondo Politico, Trump avrebbe deciso di sollevare il miliardario dalla guida del Doge pur apprezzandone il lavoro svolto per il dipartimento dell’Efficienza governativa e gli ingenti tagli alla spesa pubblica che stanno avendo drammatiche ripercussioni su milioni di persone mondo.
La Casa Bianca nega l’imminente uscita di scena di Elon Musk, la portavoce Karoline Leavitt su X parla di “scoop spazzatura”. “Elon Musk e il presidente Trump – assicura Leavitt – hanno entrambi dichiarato pubblicamente che Elon lascerà il servizio pubblico quale dipendente governativo speciale una volta completato il suo incredibile lavoro a Doge“.
Dichiarazioni a parte, c’è il rischio che la crisi di popolarità che sta travolgendo l’imprenditore si abbatta sull’amministrazione Trump soprattutto dopo la batosta ‘elettorale’ subita in Wisconsin.
Cosa sta succedendo a Elon Musk?
Dal 20 gennaio scorso, giorno in cui è iniziato ufficialmente il secondo mandato Trump, quella di Elon Musk è stata una parabola discendente sia economicamente che politicamente. L’impressione è che il miliardario sia stato eccessivo nei modi persino per i suoi partner repubblicani che avrebbero chiuso gli occhi se fossero arrivati risultati incoraggianti per l’amministrazione. Ma i numeri dicono il contrario.
Il crollo di Tesla
I lampanti conflitti di interesse del Ceo di Starlink con l’incarico pubblico stanno pregiudicando gli interessi dello stesso Elon Musk, la cui Tesla ha perso sia in borsa (fino a raggiungere circa il -50% rispetto ai valori post elezioni) che nella vendita di auto. Il presidente Usa ha provato ad aiutare il suo amico comprando una Tesla Model S con tanto di consegna alla Casa Bianca, ma la mossa è servita a poco.
Intanto, si moltiplicano gli attacchi agli stabilimenti e alle concessionarie di Tesla definiti “terroristici” dall’amministrazione americana. L’incendio appiccato nella concessionaria di Roma è stato rivendicato dal portale tedesco di area anarchica “Switch Off. The system of destruction” e ha generato circa un milione di euro di danni, bruciando diciassette auto.
Gli investitori e la “frustrazione alle stelle”
Recentemente, il Salone internazionale del settore di Vancouver ha cancellato tutti gli eventi legati al marchio Tesla, citando preoccupazioni di sicurezza. Questa decisione arriva in un momento in cui la società di analisi Edmunds ha rilevato che le restituzioni di veicoli Tesla hanno raggiunto un massimo storico a marzo. Già a metà mese, queste restituzioni rappresentavano l’1,4% del totale delle vetture restituite, rispetto allo 0,4% dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo aumento significativo suggerisce una crescente insoddisfazione dei clienti nei confronti dei veicoli di Tesla.
Inoltre, l’interesse dei consumatori per i nuovi modelli Tesla è sceso dell’1,8%, raggiungendo i minimi dal 2022. Secondo Jessica Caldwell di Edmunds, questi cambiamenti nell’atteggiamento dei consumatori creano opportunità per le case storiche e le startup nel settore automobilistico. Dan Ives di Wedbush Securities, noto per il suo ottimismo su Tesla, ha descritto la situazione come un “tornado” di danni e “frustrazione alle stelle” per gli investitori.
Il valore del marchio Tesla è già calato del 26% nel 2024 secondo Brand Finance, e le recenti performance finanziarie non sembrano migliorare la situazione. Quello appena concluso è il peggior trimestre registrato dalla società di veicoli elettrici, tanto che i maggiori investitori di Tesla avevano chiesto a Musk di rinunciare al suo incarico di governo e di occuparsi di più dell’azienda, oppure di lasciare il posto da amministratore delegato. Nel primo trimestre del 2025, Tesla ha registrato un calo del 13% nelle consegne globali, con solo 336.681 veicoli consegnati, il livello più basso dal 2022.
La quota di mercato dell’azienda in Europa è scesa al 9,3% rispetto al 17,9% dell’anno precedente, a causa della crescente concorrenza e delle controversie politiche legate a Musk che è in aperto conflitto con l’Unione e la Commissione europea da lui definita “antidemocratica”. Secondo gli analisi il calo di Tesla sarà ancora più grave ora che sono entrati in vigore i dazi di Trump sull’acciaio, l’alluminio e tutta una serie di materiali fondamentali per allestire le auto Tesla.
Il 20 marzo, durante lo speciale meeting interno, Musk ha provato a rassicurare i suoi investitori: “può sembrare la fine del mondo”, ma “Le vetture autonome di Tesla saranno ovunque”. Ai dipendenti ha detto che il futuro è “incredibilmente luminoso” e li ha esortati a “mantenere” le loro azioni nella casa automobilistica. Il peso della sua voce però comincia a scricchiolare anche (o soprattutto) per le vicende politiche.
Ieri, subito dopo l’indiscrezione rilanciata da Politco, il titolo di Tesla ha registrato un +4,5% a Wall Street, segno che gli investitori vogliono Musk lontano dalla politica e concentrato sugli affari.
La sconfitta in Wisconsin
Quanto successo due giorni fa, il 1°aprile, in Wisconsin è un chiaro campanello d’allarme per Donald Trump. Nello Stato dei Grandi Laghi, il candidato alla Corte Suprema statale sostenuto da Elon Musk, Brad Schimel, è stato nettamente sconfitto dalla candidata progressista Susan Crawford. Questa elezione, secondo gli analisti politici, ha assunto il carattere di un “referendum” sul gradimento degli americani verso Musk e l’amministrazione Trump essendo la prima grande prova politica dall’inizio del secondo mandato di Trump.
Il Ceo di Tesla ha investito ingenti risorse finanziarie nella campagna di Schimel, con oltre $200 milioni spesi attraverso il suo America Pac per supportare Trump e i candidati conservatori. In questa occasione, il Pac ha mobilitato più di 500 lavoratori per una campagna di sensibilizzazione e ha offerto incentivi finanziari agli elettori, come $100 per firmare petizioni contro i giudici progressisti e $20 per portare amici a sostenere Schimel.
La posta in gioco era alta: l’elezione avrebbe determinato l’equilibrio ideologico della Corte Suprema statale, influenzando questioni chiave come i diritti sull’aborto, la contrattazione collettiva e l’accesso al voto. Una vittoria conservatrice avrebbe garantito una maggioranza fino al 2026, mentre la vittoria di Crawford assicura una maggioranza progressista fino al 2028. Inoltre, le decisioni della corte potrebbero avere implicazioni sulle elezioni congressuali del 2026 e presidenziali del 2028, specialmente in caso di riorganizzazione delle mappe elettorali.
Musk aveva personalmente promosso la campagna su X, definendo l’elezione “cruciale per il destino dell’umanità”. E siccome più in alto è la salita, più dolorosa è la caduta, quella di Musk ha generato un frastuono che difficilmente verrà ignorato a Washington. Gli analisti suggeriscono che la sconfitta in Wisconsin potrebbe spingere alcuni repubblicani a prendere le distanze dal miliardario e dalle sue strategie controverse.
Dal punto di vista dem, l’elezione è stata un’opportunità per capitalizzare il malcontento verso Trump e Musk. La vittoria di Crawford rafforza la maggioranza progressista nella corte statale e rappresenta un segnale positivo per le loro prospettive nelle prossime elezioni nazionali. E Trump potrebbe correre ai ripari.