Bruxelles vuole inserire una “clausola Farage” nell’accordo di “reset” post Brexit che sta negoziando con Londra. In questo modo, spiega il Financial Times, l’Unione europea vuole accertarsi che il Regno Unito versi un ingente risarcimento economico qualora cui abbandoni il “veterinary agreement“, l’accordo sanitario e fitosanitario (Sps) frutto della collaborazione tra la diplomazia europea e il governo guidato da Keir Starmer.
Da quando siede al 10 di Downing Street, il premier laburista ha iniziato un costante percorso di riavvicinamento all’Ue, ma il rischio di una nuova ondata estremista è concreto anche Oltremanica. Tanto concreta che alla clausola è stato affibbiato il cognome di Nigel Farage, il leader del partito populista e sovranista Reform Uk, che promette di prendere le distanze da Bruxelles qualora diventi premier. I sondaggi danno Reform nettamente in vantaggio sia sui laburisti che sui conservatori e Farage, sentito dal Ft, ha già detto che non verserebbe alcun risarcimento a Bruxelles per un accordo firmato da Starmer.
È un gioco a carte scoperte: i diplomatici europei hanno detto esplicitamente che la clausola è nata proprio per tutelare il blocco dal rischio che il leader riformista del Regno Unito diventi primo ministro e mantenga la sua minaccia di invertire l’iter di riavvicinamento intrapreso da Starmer. Pur ribadendo che il Regno Unito non tornerà nell’Unione, negli scorsi giorni il premier laburista ha dichiarato che “il Regno Unito dovrebbe cercare di allinearsi al mercato unico dell’Ue”. Londra e Bruxelles hanno già concordato l’integrazione dei mercati elettrici, un accordo commerciale su cibo e bevande e il ritorno degli studenti britannici al programma Erasmus+ a partire dal 2027.
Ora Bruxelles vuole proteggere i passi avanti registrati in questi mesi soprattutto per quanto riguarda l’esportazione di alimenti e bevande britanniche.
Cosa prevede l’accordo di reset
L’accordo di “reset” tra Regno Unito e Unione Europea, siglato durante il vertice Uk-Ue di Londra del 19 maggio 2025, rappresenta il tentativo più ambizioso (e non ancora perfezionato) di ricostruire i rapporti con Bruxelles dopo anni di tensioni post-Brexit.
Il pacchetto, ancora oggetto di negoziazione tra le diplomazie, si articola su più fronti. Sul piano economico, prevede l’integrazione dei mercati elettrici tra Uk e Ue, che permetterebbe una maggiore cooperazione energetica e stabilità dei prezzi. Il fulcro commerciale è rappresentato dall’accordo veterinario e fitosanitario, che eliminerebbe certificati e controlli per l’import-export di cibo, bevande, animali e prodotti vegetali, in cambio dell’allineamento dinamico del Regno Unito agli standard europei.
Un altro capitolo riguarda la mobilità giovanile: il ritorno degli studenti britannici al programma Erasmus+ dal 2027, insieme a un possibile schema di visti facilitati per giovani under-30, anche se su quest’ultimo punto le distanze tra Londra e Bruxelles restano marcate. Sul fronte della vita quotidiana, tornano i pet passport per cani e gatti, eliminando i costosi certificati sanitari doppi necessari dopo la Brexit.
Il governo Starmer ha annunciato che entro fine 2026 presenterà una legge che darà ai ministri il potere di allineare il Regno Unito alle normative Ue in settori specifici come standard alimentari, benessere animale e uso di pesticidi, senza dover passare ogni volta dal voto parlamentare. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire “il miglior rapporto con l’Europa degli ultimi dieci anni“, pur mantenendo le linee rosse: niente ritorno nel mercato unico, niente unione doganale, niente libertà di movimento.
Starmer definisce tutto questo come una “decisione sovrana” per riparare i danni economici della Brexit, ma i critici conservatori e Reform Uk lo leggono come una cessione di sovranità mascherata. La tempistica prevede che l’accordo veterinario (Sanitary and Phytosanitary Agreement – Sps) diventi operativo tra inizio e metà 2027.
L’allineamento dinamico di Londra
Accettando il dynamic alignment, Londra si impegna ad adottare automaticamente tutte le future regole Ue su standard alimentari, benessere animale, pesticidi e fitosanitari, senza avere voce in capitolo nella loro formulazione. In sostanza, il Regno Unito seguirebbe le norme europee.
L’allineamento dinamico è l’opposto della Brexit “sovrana”: il Regno Unito recupera accesso al mercato Ue senza controlli doganali, ma rinuncia al potere di divergere sulle regole. Diventa un “rule-taker” (prendere le regole) invece che un “rule-maker” (fare le regole), come l’Irlanda del Nord dal 2021 o come Norvegia e Svizzera in certi settori.
I critici euroscettici considerano questo meccanismo un tradimento della Brexit, mentre i sostenitori lo vedono come un compromesso pragmatico per evitare che l’industria alimentare britannica collassi sotto i costi burocratici.
La clausola Farage
Nonostante l’appellativo, la cosiddetta “clausola Farage” non è unilaterale. In base a questa disposizione, se una delle due parti (anche l’Ue) si ritira dall’accordo, deve pagare all’altra un risarcimento per coprire i costi di installazione “dell’infrastruttura e delle attrezzature, del reclutamento iniziale e della formazione, al fine di istituire i necessari controlli di frontiera”. Un diplomatico dell’Ue, citato dal Ft, ha affermato che si tratta di una “misura di sicurezza per garantire stabilità e un deterrente per Farage e soci”, aggiungendo che Bruxelles sta cercando di firmare un accordo che duri oltre l’attuale legislatura del Regno Unito, che terminerà nel 2029.
Per il premier Keir Starmer, l’accordo veterinario, sanitario e fitosanitario (Sps), è indispensabile per migliorare gli accordi commerciali con Bruxelles, insieme a un accordo sugli schemi utilizzati da Ue e Uk per regolare il prezzo del carbonio.
Riformisti e Conservatori contro il “terribile accordo” di Starmer
Le associazioni commerciali e industriali sostengono fortemente l’accordo che eliminerebbe quasi tutte le formalità burocratiche legate alla Brexit a cui sono sottoposti gli esportatori di prodotti agroalimentari. Nonostante gli interessi commerciali, sia i Riformisti che i Conservatori hanno promesso di revocare l’accordo, sostenendo che il testo indebolirebbe l’indipendenza giuridica britannica e tradirebbe il popolo britannico che nel 2016 ha votato per uscire dall’Unione europea.
Venerdì 9 gennaio, Nigel Farage ha accusato Keir Starmer di “fare del suo meglio per cedere la nostra sovranità parlamentare, per cedere i nostri diritti di elettori”. Il tentativo laburista di riallineare Londra e Bruxelles si trova nel mezzo di una forbice: oltre al Farage, anche la leader conservatrice Kemi Badenoch ha promesso di annullare il “terribile accordo” siglato dal premier Starmer, affermando di non poter accettare alcun accordo con Bruxelles che assoggetti la Gran Bretagna alle sentenze della Corte di giustizia europea. “Nessun parlamento può vincolare il suo successore, non rispetteremo alcuna clausola. Se Starmer firmasse, sarebbe un oltraggio alla democrazia“, ha aggiunto Farage.
La replica dei laburisti
Intanto, Bruxelles e Londra proseguono per la propria strada: la Commissione europea afferma di “restare pienamente impegnata nell’attuazione delle azioni concordate con il Regno Unito al vertice di maggio 2025”. I dirigenti laburisti sottolineano quanto sia paradossale che i partiti “del libero mercato” (Riformisti e Conservatori) promettano di ripristinare le barriere commerciali.
