“Nessun preavviso sui raid russi”: Zelensky accusa gli Alleati, gli Usa accusano il meteo (ma la motivazione non tiene)

Perché il Sistema di Preallarme Rapido non può essere minato dalle cattive condizioni metereologiche
52 minuti fa
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Vladimir Putin e Donald Trump (Shealah Craighead/Ipa)
Vladimir Putin e Donald Trump (Shealah Craighead/Ipa)

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato gli Alleati di non aver allertato l’Ucraina dei raid russi che hanno colpito la regione di Kiev per due notti consecutive. Il leader ucraino ha definito la mancanza di tali dati “particolarmente spregevole“, poiché le informazioni sui lanci balistici sono vitali per attivare i sistemi di difesa e consentire ai civili di raggiungere i rifugi.

Oltre al pesante bilancio di vite umane perse (almeno sei morti e decine di feriti), gli attacchi russi hanno avuto un impatto immediato sulle infrastrutture critiche: il bombardamento della Centrale Termoelettrica Numero 4 e di altri snodi chiave ha provocato il collasso istantaneo della rete elettrica nella capitale, lasciando oltre 600.000 utenze improvvisamente al buio e senza riscaldamento. Questo scenario non solo espone la popolazione a una durissima crisi energetica, ma mina anche la fiducia dell’opinione pubblica ucraina nella solidità e nella trasparenza della cooperazione militare con l’Occidente.

Il tutto mentre il presidente americano Donald Trump accusa il leader ucraino di non volere la pace, ma afferma che gli Stati Uniti continuano a condividere dati con l’intelligence di Kiev. Fonti di Washington e del Pentagono hanno ufficialmente imputato al maltempo il mancato rilevamento precoce o il ritardo nell’avviso relativo ai vettori balistici.

Usa e Ucraina, i rapporti si incrinano

Nonostante le giustificazioni tecniche di Washington, l’episodio alimenta i timori di pressioni politiche. Nelle ore precedenti all’attacco erano emerse indiscrezioni, riprese da Euronews, secondo cui alti comandi militari Usa avrebbero avvertito Kiev di una possibile riduzione o sospensione dell’intelligence e delle forniture militari qualora l’Ucraina non avesse cessato i raid a lungo raggio contro le raffinerie sul territorio russo, colpevoli secondo l’amministrazione Trump di destabilizzare i prezzi dell’energia.

Sabato scorso, Trump ha detto che l’Ucraina dovrebbe “trovare un nuovo presidente” in grado di raggiungere un accordo con Mosca, caldeggiando lo svolgimento immediato di nuove elezioni a Kiev e definendo il leader ucraino come il principale ostacolo alla pace. Trump ha accusato il presidente ucraino di voler “creare problemi al mondo intero”.

Subito dopo aver siglato il maxi-accordo commerciale con Mosca per l’importazione di diesel russo, i presidente americano ha annunciato unilateralmente su Truth Social un “cessate il fuoco energetico” immediato tra Russia e Ucraina, sostenendo che “Putin vuole la pace e un accordo molto più di quanto lo voglia Zelensky”.

Oggi la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha definito “rischiosa” l’intesa tra Washington e Mosca sul gasolio. Il Cremlino ha replicato alla premier dicendo che l’accordo “non è affar suo”.

Come funziona il Sistema di Preallarme Rapido

La cooperazione tra i Paesi Nato (in primis gli Stati Uniti) e l’Ucraina non si basa su protocolli automatici di difesa collettiva (visto che l’Ucraina non è un membro formale dell’Alleanza), ma su un solido ecosistema bilaterale e multilaterale di condivisione asimmetrica delle informazioni.

Il funzionamento può essere riassunto in questi tre passaggi:

  1. Sorveglianza Satellitare e Satelliti di Allerta Rapida (Sbirs): gli Usa dispongono di costellazioni satellitari a tecnologia infrarossa capaci di rilevare il calore termico generato dal propulsore di un missile balistico russo nell’istante esatto del lancio;
  2. Rete di sensori e Radar della Zona Grigia: La Nato utilizza velivoli radar Awacs che pattugliano costantemente lo spazio aereo polacco, rumeno e del Mar Nero, oltre a “sensori sul campo” e strutture di coordinamento logistico come il comando Nsat-U (NATO Security Assistance and Training for Ukraine) con sede a Wiesbaden;
  3. Il “Fattore tempo” per la Difesa aerea: una volta captato il lancio a Mosca o nel Mar Caspio, i vettori militari statunitensi trasmettono i dati di telemetria e la traiettoria stimata direttamente ai comandi operativi aerei ucraini. Questo meccanismo dà alla contraerea ucraina (come i sistemi Patriot) e alle sirene cittadine una finestra temporale che va dai 5 ai 12 minuti prima dell’impatto. Se questo flusso si interrompe o subisce ritardi, i missili colpiscono il suolo prima che l’allarme aereo possa persino attivarsi, come avvenuto a Kiev.

Perché la giustificazione del maltempo non tiene

Capire come funziona il sistema di preallarme rapido è fondamentale per valutare la giustificazione addotta da Washington, secondo cui le cattive condizioni metereologiche hanno impedito il tempestivo rilevamento dei missili russi. Una motivazione che Kiev accoglie con totale scetticismo e considera un mero “paravento politico” usato da Trump in questa nuova fase del rapporto con il Cremlino.

I sistemi di allerta precoce occidentali, a partire dalla costellazione satellitare statunitense Sbirs, non utilizzano fotocamere ottiche vulnerabili alla copertura nuvolosa, bensì potentissimi sensori a infrarossi progettati per captare istantaneamente lo shock termico e la scia di calore sprigionati dai motori dei missili balistici al momento del lancio; un segnale fisico che perfora qualsiasi perturbazione atmosferica. Analogamente, i radar volanti Awacs della Nato, costantemente in pattugliamento ai confini dello spazio aereo ucraino, sfruttano frequenze radio del tutto immuni a pioggia o nebbia.

Inoltre, i bollettini meteo sulla regione di Kiev tra il 13 e il 14 ottobre registravano una normale nuvolosità autunnale priva di fenomeni estremi o anomalie geomagnetiche. Alla luce di tutte queste considerazioni, l’improvviso “blackout informativo” viene letta come una scelta deliberata dell’amministrazione Trump. Più che un limite tecnologico o meteorologico, l’interruzione viene letta come una rappresaglia politica e una leva di pressione per costringere l’Ucraina a interrompere i raid a lungo raggio contro le raffinerie di Mosca.

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