“Andate a votare”: sindacati e datori di lavoro lanciano un appello congiunto

I rappresentanti europei delle associazioni sindacali e datoriali hanno pubblicato un inedito appello congiunto per invitare i cittadini a partecipare alle elezioni del Parlamento europeo
1 mese fa
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Voto Elezioni Europee Canva
Voto Elezioni Europee

Oltre 22 milioni di italiani sono orientati a non votare alle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno. Il dato, rilevato dall’indagine della Fondazione con il Sud in collaborazione con l’Istituto Demopolis, è principalmente il frutto di diverse preoccupazioni e disillusioni tra i cittadini italiani.

La paura per l’astensionismo, però, circola anche nel resto dell’Unione tanto che i rappresentanti europei delle associazioni sindacali e datoriali hanno pubblicato un inedito appello congiunto per invitare i cittadini a partecipare alle elezioni del Parlamento europeo.

“In un momento di crisi geopolitica, è ancora più importante sostenere e rafforzare la democrazia europea. È per questo che le parti sociali europee – CES, BusinessEurope, SGI Europe e SMEunited – invitano gli aventi diritto al voto a partecipare alle prossime elezioni europee per far sentire la propria voce”, si legge nell’appello.

Alla base dell’astensionismo c’è la mancata fiducia verso i parlamentari, ma anche l’abitudine alle istituzioni democratiche, che invece vanno tutelate senza mai abbassare la guardia. I rappresentanti dei sindacati e dei datori di lavoro di tutta Europa sono “uniti nella nostra convinzione che la partecipazione a queste elezioni non serva solo per eleggere i politici ma anche a garantire un futuro luminoso per tutti e per affrontare le sfide principali del nostro tempo”.

La Ces non ha dubbi: il decimo appuntamento elettorale europeo (il primo fu nel 1979) è il più importante degli ultimi anni. Queste elezioni, scrive il collettivo “Decideranno se l’Europa rimarrà sulla strada del progresso e della solidarietà come ha fatto in risposta alla crisi da Covid-19, sostenendo i lavoratori e le loro comunità (…) o se tornerà alle politiche di austerità”.

Il documento è anche una delle rare occasioni per vedere sindacalisti e datori di lavoro schierati dalla stessa parte, nella convinzione che l’Ue ha un futuro solo se ha più potere. “Come parti sociali, sappiamo anche quanto sia importante lavorare insieme per garantire che l’Europa rimanga la patria di imprese di successo e di posti di lavoro di qualità”, si legge ancora nell’appello al voto.

L’appello è stato firmato da Esther Lynch, Segretario generale della CES, Markus J. Beyrer, Direttore generale di BusinessEurope, Véronique Willems, Segretario generale di SMEunited , Valeria Ronzitti, Segretario generale, SGI Europe.

Come è cambiata l’affluenza alle europee

Nel corso della storia, le elezioni europee hanno subito un chiaro trend decrescente nei tassi di partecipazione: dal 62% di votanti nel 1979 al 50,62% del 2019, passando per il dato più basso registrato nel 2009 e nel 2014 con un tasso di partecipazione al voto vicino al 43% (42,97% e 42,61%). Il calo maggiore si registra tra le elezioni del 1994 e quelle del 1999, quando la percentuale di votanti nella Ue passa dal 56,7% al 49,5%. Dal 1999 in poi, quindi, la maggioranza assoluta dei cittadini europei ha disertato le urne.

Occorre però considerare che nel corso del periodo storico considerato l’Unione Europea si è allargata a un numero crescente di Paesi membri, ognuno con la propria tendenza più o meno forte al voto.

Alle prime elezioni del 1979 i Paesi membri erano nove: Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Regno Unito, Danimarca e Irlanda. Dalle elezioni del 1984 si è aggiunta la Grecia (che era entrata nella Ue nel 1981), mentre alle elezioni del 1989 e del 1994 i Paesi membri erano 12, grazie all’entrata nella Ue di Spagna e Portogallo nel 1986. I Paesi membri sono poi saliti a 15 alle elezioni del 1999, dopo l’ingresso nella Ue di Austria, Svezia e Finlandia (1995).

Uno spartiacque, poi, è stato registrato nel 2004, anno del grande allargamento a Est dell’Unione. Quell’anno aderirono all’Ue ben 10 Paesi (Polonia, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Cipro e Malta), a cui se ne sono aggiunti altri due nel 2007 (Bulgaria e Romania), arrivando ai 27 Stati membri attuali e con l’ingresso dell’Ucraina in Ue all’orizzonte.