Chi governa davvero la trasformazione digitale? Questo è il punto fondamentale oggi, perché chi controlla i dati controlla il potere, e il potere richiama la sovranità. Se “per troppo tempo il digitale è stato considerato un processo da accompagnare e sotto un certo punto di vista da subire”, questo approccio ora “non basta più: il punto non è chi usa la tecnologia, ma chi ne governa le logiche”. Così l’onorevole Enzo Amich (Fratelli d’Italia) ha spiegato oggi in conferenza stampa la nascita dell’intergruppo parlamentare per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica, da lui promosso, con il supporto scientifico dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, presieduta da Stefano Epifani.
“Abbiamo costruito infrastrutture, regole e sicurezza, ma lo strato decisivo, quello in cui i dati diventano decisioni, resta ancora in larga parte fuori da una nostra piena capacità. Chi garantisce che queste decisioni rafforzino le competitività senza creare nuove dipendenze? O che il digitale resti uno strumento al servizio della democrazia? È a queste domande che vogliamo e dobbiamo dare risposta”, ha spiegato l’onorevole.
Il ‘trilemma geopolitico’: Usa, Ue, Cina
Il punto, ha rilevato Amich, è che “non possiamo limitarci a utilizzare il digitale: dobbiamo governarlo. Non possiamo limitarci a costruire strumenti: dobbiamo presidiare le logiche che li rendono attivi”. Perché le logiche a cui l’onorevole ha fatto riferimento “sono progettate altrove, fuori dall’Europa, secondo criteri che rispondono ad altri interessi e altri modelli”.
Il rimando è a quello che Epifani chiama “il trilemma geopolitico“: da una parte gli Stati Uniti, caratterizzati da grandi piattaforme private, con enormi capitali, con modelli che, ha spiegato il presidente della Fondazione, “portano a un dominio di mercato” e a un “ménage strettissimo tra politica e tecnologia” che “si espande fino alle questioni geopolitiche”, come l’Europa ha potuto toccare con mano. Dall’altra parte, c’è la Cina, che “lavora su una idea chiarissima: infrastruttura più indirizzo politico uguale sicurezza e controllo governato dallo Stato. Qui lo sviluppo è subordinato dallo Stato”, ha continuato.
In mezzo, c’è l’Unione europea, che, ha sottolineato Amich, ha scelto “la via fondata su regolazione, apertura e valori“, che però “regge solo se è accompagnata da una reale capacità industriale, altrimenti rischia di restare dichiarazioni senza leva”.
L’europarlamentare Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia, Conservatori e Riformisti europei) in un messaggio video, lo ha chiarito ulteriormente: “L’Europa è il legislatore più avanzato al mondo. Pensiamo al GDPR, al Digital Services Act, al Digital Markets Act, alle AI Act. Ma la verità è che continuiamo a regolare tecnologie che non produciamo, che non controlliamo e questo è il punto centrale. La sovranità digitale richiede capacità industriale, infrastrutture, ma soprattutto controllo sulle tecnologie che guidano le nostre decisioni”.
Il vero nodo qui, ha specificato l’esponente di Fratelli d’Italia, “non è solo dove stanno i dati: il nodo è chi governa il livello in cui quei dati diventano decisione. È lì che si gioca la sovranità contemporanea perché è lì che si definiscono priorità, allocazioni, scelte operative. Se questo livello resta fuori dal governo pubblico ed europeo, la sovranità si si svuota”.
Cos’à la sovranità digitale? Tante visioni differenti
Ma cos’è la sovranità digitale? Epifani, che sul tema sta lavorando già da tempo proprio per approdare alla creazione odierna dell’intergruppo, ha spiegato che non esiste un concetto unico, ma “almeno sette posture strategico-politiche diverse”. “Abbiamo i costruttori accelerati, tra i quali c’è l’Italia, che hanno lavorato moltissimo sulla questione infrastrutturale; abbiamo coloro i quali pongono in contrapposizione la sovranità europea contro la sovranità nazionale, come la Francia che sta ragionando sulla sovranità francese; abbiamo gli emergenti digitali, che avendo saltato la prima onda di innovazione tecnologica, sono nelle condizioni di sperimentare più rapidamente di noi”, ha esemplificato l’esperto.
Cosa farà l’intergruppo parlamentare
Conoscere le diverse visioni è fondamentale per definire la propria, e per questo nasce l’intergruppo parlamentare, ha spiegato Amich: “Per offrire consapevolezza, continuità, metodo e profondità, per fare in modo che il Parlamento torni a esercitare pienamente il proprio ruolo su una materia che incide direttamente su libertà, sviluppo e democrazia”, in una parola sulla sovranità.
D’altronde, ha chiarito ancora, “sostenibilità e sovranità digitale sono due concetti profondamente legati tra di loro, perché la prima è la capacità di generare valore duraturo, mentre la seconda è la condizione che rende possibile governare quel valore”.
A tal proposito, Epifani ha sottolineato: “La sovranità è premessa della sostenibilità e la sostenibilità è la condizione operativa della sovranità”. La Fondazione da lui presieduta accompagnerà il lavoro dell’intergruppo con analisi e strumenti scientifici, perché, ha evidenziato Amich, “su questi temi non bastano le opinioni, servono conoscenza e rigore”. L’intergruppo avrà un mandato operativo chiaro: produrre analisi, supportare il lavoro parlamentare, portare una posizione italiana dei tavoli europei. “Non un osservatorio, ma uno strumento di indirizzo”, ha chiarito Amich.
L’obiettivo dunque è riuscire a supportare l’Italia e l’Europa “verso una modalità operativa che permetta di essere e per certi versi tornare ad essere sovrana in un contesto in cui la condizione è già di grandissima complessità”, ha confermato Epifani.
Torselli: “Con gli Usa gap incolmabile”
Il tema, infatti, ha spiegato ancora Amich, “non è un tema di parte ma un tema del Paese -per questo abbiamo scelto uno strumento trasversale – e prima ancora è un tema europeo“. “Serve una posizione italiana credibile, serve un raccordo tra Roma e Bruxelles, serve una voce coerente”. “Chi arriva senza una visione subisce le scelte degli altri e noi questo non possiamo permettercelo”, ha affermato poi aggiungendo che “l’Italia ha oggi le condizioni per essere protagonista”.
Una posizione condivisa dell’europarlamentare Francesco Torselli (Fratelli d’Italia, Conservatori e Riformisti europei), che ha sottolineato “il ruolo di trait d’union dei parlamentari europei e tra la politica nazionale e quella che si fa in Commissione Europea”, necessaria per portare a Bruxelles le specificità dei territori – e dunque del Bel Paese.
“Sul tema del digitale la vera partita che si giocherà da ora in avanti. C’è chi dice i dati sono il nuovo petrolio e ha ragione. Oggi chi controlla i dati controlla il potere”. Ma dove stanno i dati? “I dati italiani stanno per il 92% in data server che non sono di proprietà di aziende europee, quindi stanno nelle mani di qualcuno” che risponde ad altre logiche, fuori dall’Unione, “e questo è il grande gap europeo”. Ma per Torselli “sarebbe assurdo” pensare di colmare quei gap, perciò occorre “difendere ciò che abbiamo”.
Un interest group nell’Europarlamento
Qui si colloca, a suo avviso, un’iniziativa vicina a quella dell’intergruppo nato oggi. Durante la conferenza stampa, Torselli ha annunciato il deposito, in mattinata, della costituzione ufficiale di “un interest group – Net and Tech – all’interno del Parlamento europeo, sostenuto dall’Istituto per la competitività I-Com”. L’obiettivo è lo stesso di quello italiano, ha chiarito, ovvero “difendere le eccellenze di cui l’Italia è dotata e fare in modo che le nostre infrastrutture, che sono assolutamente di livello, vengano tutelate” e non “svendute”.
Ma c’è spazio all’ottimismo: “L’Europa ha messo mano a due regolamenti e il terzo è in arrivo, che dovrebbero essere un po’ le tre colonne d’Ercole su cui poggerà la transizione digitale da ora in avanti”: il Digital Network act, sulle comunicazioni digitali mobili e fisse in tutta Europa, il Cybersecurity Act e il Cloud and AI Development Act, che dovrebbe arrivare a giorni. Alla base di questi regolamenti, la parola d’ordine stavolta è competitività, ha sottolineato Torselli.
Europarlamento: “Sovranità digitale priorità strategica”
Fidanza dal canto suo ha ricordato la recente risoluzione “che abbiamo votato al Parlamento europeo con cui abbiamo finalmente riconosciuto che la sovranità digitale è una priorità strategica“. “Parliamo naturalmente di data center, semiconduttori, di protezione dei dati, di molto altro, ma non basta perché la vera sfida non è soltanto dove stanno i dati, ma chi controlla i sistemi che li gestiscono, chi costruisce i modelli di intelligenza artificiale, chi decide le logiche che orientano le scelte”, ha concordato l’europarlamentare.
“Ecco perché il lavoro di questo intergruppo è assolutamente fondamentale, perché serve un raccordo forte tra il Parlamento italiano, il governo, naturalmente l’Europarlamento, ma serve arrivare ai prossimi dossier europei con una posizione italiana chiara, credibile e ambiziosa e possibilmente condivisa”, ha concluso Fidanza.
