Rischio fake news, X sotto la lente della Commissione europea

1 mese fa
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Fake News

La Commissione europea va avanti con l’indagine aperta a dicembre nei confronti di X, ex Twitter, per valutare l’attività di moderazione dei contenuti e l’uso dell’intelligenza artificiale generativa da parte della piattaforma social. L’organo esecutivo dell’Unione ha inviato ad X, sempre più nell’occhio del ciclone da quando è passato nelle mani del controverso miliardario Elon Musk, una Richiesta formale di informazioni (Rfi) con la quale chiede maggiori dettagli e documenti interni sulle attività e sulle risorse messe in campo per la moderazione dei contenuti, per la valutazione dei rischi connessi all’uso dell’AI e su altri ambiti previsti dal procedimento in corso.

Nel suo ultimo rapporto sulla trasparenza, X ha reso noto di aver tagliato del 20% il suo comparto dedicato alla moderazione dei contenuti e di aver ridotto le lingue coperte da moderazione da undici a sette rispetto al precedente rapporto, risalente a pochi mesi fa (ottobre 2023). Un taglio repentino e preoccupante: il timore a questo punto è che X possa fare ampio uso dell’Intelligenza artificiale generativa, con tutti i rischi dell’affidare una funzione così delicata a uno strumento ancora non maturo e che potrebbe riflettere pregiudizi e luoghi comuni se non essere usato in mala fede.

L’indagine su X, la prima nell’ambito del Digital Service Act

La Commissione a dicembre 2023 ha aperto un’indagine nella cornice del Digital Services Act (DSA), il nuovo regolamento europeo sui servizi digitali approvato il 5 luglio 2022. Quattro le aree dell’indagine, che è la prima nel contesto del Dsa:

gestione dei rischi
moderazione dei contenuti
dark patterns (quei meccanismi che inducono l’utente a cliccare dove vuole la piattaforma),
• trasparenza della pubblicità
accesso ai dati per i ricercatori.

L’indagine si concentra sulla diffusione di contenuti illegali (comprese le misure per identificarli, segnalarli e rimuoverli), la manipolazione delle informazioni (tra cui le Community Notes, il programma di fact checking in crowdsourcing di X) e il design ingannevole, come la famosa Spunta Blu.
Quest’ultima, che in origine era attribuita solo dietro verifica e quindi assicurava l’’ufficialità’ del profilo che ne godeva (vip, giornalisti, in generale personaggi pubblici), grazie a Musk è diventata a pagamento. Ha così perso ogni significato ma di contro potrebbe confondere o manipolare l’utente.

Social e fake news binomio sempre più preoccupante

La Commissione, come ha fatto sapere in un comunicato, mira a reperire ulteriori dettagli sulle “valutazioni del rischio e sulle misure di mitigazione legate all’impatto degli strumenti di intelligenza artificiale generativa sui processi elettorali, alla diffusione di contenuti illegali e alla protezione dei diritti fondamentali”.

Social e fake news ormai sono un binomio sempre più preoccupante, e in vista delle elezioni europee del prossimo giugno l’allerta sale. Dai deep fake dei politici alla manipolazione delle notizie, fino alle vere e proprie fake news, la disinformazione può giocare un ruolo fondamentale nell’orientare gli esiti del voto. L’Unione europea sta dunque agendo su più fronti.

Le iniziative dell’Unione europea contro la disinformazione

Dice la Commissione: “La disinformazione, la manipolazione delle informazioni e le ingerenze straniere costituiscono una grave minaccia per le nostre società. Possono minare le istituzioni e i processi democratici (come le elezioni) impedendo alle persone di prendere decisioni informate o scoraggiandole dal voto. E possono polarizzare le società mettendo le comunità l’una contro l’altra”.

Un pericolo ancora più forte nel mondo attuale, in cui “le nuove tecnologie hanno permesso agli attori ostili di diffondere disinformazione e manipolare le informazioni su una scala e con una velocità mai viste prima”.

Secondo i dati di Eurobarometro Autunno 2023, citati dalla Commissione, l’81% dei cittadini europei ritiene che un’informazione falsa o distorta nuoccia alla democrazia, e il 68% afferma di imbattersi spesso in news fake o manipolate.

La battaglia che la Commissione europea sta ingaggiando contro la disinformazione vuole coinvolgere l’intera società e si articola su quattro direttrici:
• sviluppare politiche per rafforzare le democrazie europee, rendere più difficile per gli attori della disinformazione abusare delle piattaforme online e proteggere i giornalisti e il pluralismo dei media
sensibilizzare alla disinformazione e a come difendersi
• rafforzare la resilienza della società attraverso l’alfabetizzazione mediatica e la verifica dei fatti
collaborare con altre istituzioni, autorità nazionali o terzi

In questa cornice, l’organo europeo ha avviato una serie di azioni per diffondere la conoscenza e la consapevolezza sui rischi della disinformazione, della manipolazione e delle interferenze straniere in vista delle elezioni europee, ma anche su come individuare tutto ciò e contrastarlo, passando per lo sviluppo del pensiero critico. A partire da una campagna di comunicazione congiunta tra Paesi membri che prevede anche un video, disponibile in 24 lingue fino all’inizio di giugno, che verrà trasmesso in tutti gli Stati membri.

L’invito alla base è ‘Proteggi le tue scelte, sii critico su ciò che leggi on line’. Un’impostazione che evidenzia come la disinformazione sia qualcosa da cui difendersi, che va ad attaccare i diritti di ognuno in modo molto concreto, e come sia fondamentale che il cittadino sia responsabilizzato e parte attiva di questa ‘battaglia’. Se le istituzioni devono fare molto, e più in fretta, per affrontare le veloci sfide del mondo contemporaneo, il cittadino non può essere passivo, ma è un soggetto attivo e responsabile.

La commissione ha anche messo a punto un tool kit, cioè un pacchetto di strumenti per insegnanti ed educatori per aiutarli a spiegare ai più giovani come le informazioni possano essere manipolate e come difendersi. Partendo da tre domande – Cos’è la disinformazione’, ‘Come funziona’ e ‘Come posso difendermi’, il kit usa anche esempi reali ed esercizi di gruppo per stimolare il pensiero critico.

Musk deve rispondere entro il 17 maggio

Tornando alla Richiesta formale che la Commissione ha inviato mercoledì scorso, X ha tempo fino al 17 maggio per fornire le informazioni relative alla moderazione dei contenuti e all’IA generativa, e fino al 27 maggio per le altre domande.

X rischia una multa fino al 6% del fatturato annuo globale. La democrazia rischia un bel po’ di più.