Libretto auto digitale, cosa cambia con le nuove regole Ue

Il Parlamento europeo punta sul certificato digitale di immatricolazione e su registri più interoperabili per contrastare frodi, veicoli rubati e anomalie nei chilometraggi
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Il libretto dell’auto, per come è stato conosciuto finora, entra in una fase nuova. La commissione Trasporti del Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sulla revisione delle regole Ue sui documenti di immatricolazione dei veicoli: il certificato digitale dovrà diventare il formato principale entro tre anni dall’entrata in vigore delle nuove norme, mentre il cartaceo resterà disponibile su richiesta. Il voto in commissione è passato con 39 favorevoli, uno contrario e un’astensione.

La modifica non riguarda soltanto il supporto del documento. Nel testo approvato in commissione entrano la registrazione elettronica di una serie di dati del veicolo e lo scambio obbligatorio tra Paesi Ue di informazioni su chilometraggio, risultati delle revisioni e controlli su strada. Gli eurodeputati hanno aggiunto anche la condivisione, dove disponibile, di dati di telerilevamento e di informazioni sui veicoli pesanti manomessi.

Il dossier si inserisce nel roadworthiness package, il pacchetto con cui la Commissione europea ha proposto nel 2025 l’aggiornamento delle regole Ue su revisioni, controlli su strada e documenti di immatricolazione dei veicoli. Dopo il voto della commissione Trasporti e Turismo, è arrivata anche la decisione di aprire il negoziato con i Paesi membri; la decisione deve ricevere il via libera della plenaria del Parlamento europeo, in calendario a Strasburgo dal 27 al 30 aprile 2026.

Il libretto digitale entra nei registri europei

Il passaggio al digitale non viene disegnato come una semplice sostituzione del libretto fisico con una versione elettronica. Nella linea approvata dalla commissione parlamentare, il certificato digitale diventa il punto di accesso a un insieme più ampio di informazioni registrate e aggiornate nel tempo. Il documento resta, ma viene collocato dentro un sistema in cui pesano di più i registri elettronici e la loro consultazione da parte delle autorità competenti. È questo lo scarto introdotto dalla riforma: il libretto non è più solo l’attestazione da esibire, ma il terminale di un archivio amministrativo più esteso.

Il testo approvato indica con precisione il tipo di dati da registrare elettronicamente per rendere più lineare il lavoro delle amministrazioni e degli organismi incaricati dei controlli. In questo perimetro rientrano informazioni identificative del veicolo, dati del proprietario, risultati delle ispezioni periodiche e motivi dell’eventuale cancellazione dell’immatricolazione. La Commissione europea, nella presentazione del pacchetto, collega questa revisione alla necessità di modernizzare procedure che oggi restano in parte frammentate, soprattutto quando un veicolo cambia Stato membro e deve essere registrato di nuovo.

La doppia strada, digitale come formato principale e carta ancora disponibile, resta uno dei punti fermi del testo. Il relatore Johan Danielsson, nella dichiarazione diffusa dal Parlamento europeo, ha spiegato di sostenere “pienamente la transizione digitale dei documenti di immatricolazione”, ma di voler anche garantire “tutele forti” per i cittadini con accesso limitato agli strumenti digitali o con competenze ridotte. Per questo, ha aggiunto, “una versione fisica del documento di immatricolazione dovrebbe quindi essere sempre disponibile su richiesta”. Nella stessa dichiarazione ha definito le nuove regole “un ottimo esempio” di come la condivisione dei dati e la digitalizzazione possano produrre “risultati semplici ma efficaci”.

Registri aperti tra Paesi Ue: cosa cambia sull’usato

Il tratto più concreto della riforma sta nella circolazione dei dati tra Stati membri. Il testo votato in commissione Trasporti chiede ai Paesi Ue di aprire reciprocamente i registri elettronici per contrastare le frodi nel commercio delle auto usate e il traffico illecito di veicoli rubati. Oltre ai dati sulla registrazione del veicolo, dovranno essere condivise le informazioni sul chilometraggio, sugli esiti delle revisioni periodiche e dei controlli su strada. A queste si aggiungono, dove disponibili, i dati di telerilevamento e quelli relativi ai veicoli pesanti manomessi.

È su questo terreno che la revisione dei documenti si lega direttamente al mercato dell’usato. Nella documentazione ufficiale con cui la Commissione ha presentato il pacchetto, uno degli obiettivi dichiarati è il contrasto alla manipolazione del contachilometri, attraverso la registrazione delle letture nelle banche dati nazionali e lo scambio della cronologia dei chilometri oltreconfine. Per un’auto che passa da uno Stato membro all’altro, la possibilità di ricostruire in modo più ordinato la storia amministrativa e tecnica del veicolo diventa parte del procedimento di controllo e di reimmatricolazione.

Il percorso legislativo ora entra nella fase successiva. Dopo il voto in commissione, il Parlamento si prepara al passaggio in plenaria. Il confronto tra Eurocamera e governi nazionali si concentrerà sulla forma finale delle regole e sul grado di interoperabilità dei registri. Dentro questo negoziato, il certificato digitale resta il profilo più visibile del dossier; la parte più sostanziale passa però dalla quantità e dalla qualità dei dati che gli Stati membri saranno tenuti a rendere accessibili oltreconfine.