Shoah, Metsola: “Il ‘mai più’ deve guidare l’Europa”

A Bruxelles il Parlamento europeo affida a Tatiana Bucci la testimonianza centrale della Giornata della Memoria
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Metsola bucci EP
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e Tatiana Bucci, ospite d’onore della plenaria per la Giornata della Memoria 2026 (© European Union 2026)

Ottantuno anni dopo la liberazione di Auschwitz-Birkenau, l’Europa istituzionale è tornata a fermarsi su una data che continua a interrogare il presente. Il 27 gennaio 2026 l’Aula del Parlamento europeo a Bruxelles ha dedicato una sessione plenaria straordinaria alla Giornata internazionale della Memoria dell’Olocausto, in un passaggio storico segnato da un ritorno dell’odio antiebraico, da conflitti armati ai confini dell’Unione e da una crescente competizione tra memorie pubbliche. Non una ricorrenza confinata al calendario civile, ma un appuntamento che misura la tenuta del progetto europeo di fronte alle sue stesse origini.

La commemorazione del 2026 si è svolta senza concessioni retoriche e senza sovrastrutture simboliche. L’impianto scelto dalla presidenza dell’Assemblea è apparso essenziale, scandito da pochi momenti formali e da una sola testimonianza centrale. Una scelta che ha segnalato una consapevolezza precisa: la memoria della Shoah non è un rito neutro, ma un terreno politico sensibile, che richiede rigore istituzionale e assunzione di responsabilità.

Plenaria europea per la Giornata della Memoria

La sessione plenaria speciale è stata aperta da un intervento video della presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, seguito dal suo discorso in Aula. Fin dalle prime battute, Metsola ha inquadrato la giornata come un atto di responsabilità collettiva: la commemorazione è servita a “onorare le vittime della più grande atrocità della storia” e a “rinnovare la nostra responsabilità di ricordare e di agire”. Il riferimento alla presenza di Tatiana Bucci, ospite d’onore della cerimonia, non è rimasto sul piano protocollare. “Eravate solo bambine quando foste deportate ad Auschwitz. Contro ogni previsione, siete sopravvissute. E avete dedicato le vostre vite a far sì che il mondo non dimentichi mai ciò di cui siete state testimoni”, ha affermato la presidente, salutando anche la sorella Andra, assente dall’Aula.

Nel suo intervento, Metsola ha richiamato dati consolidati della memoria europea: sei milioni di ebrei assassinati dal regime nazista, un milione e mezzo dei quali bambini. “L’Olocausto, visto con gli occhi di un bambino, rivela la sua crudeltà nella sua forma più pura”, ha osservato, introducendo la proiezione di un estratto del cortometraggio “La stella di Andra e Tati”. La presidente ha insistito sul carattere progressivo dello sterminio: “Questo non è accaduto da un giorno all’altro. È successo passo dopo passo, legge dopo legge, treno dopo treno”, richiamando il nesso tra persecuzione, apparato statale e responsabilità politica.

Il discorso ha assunto un peso ulteriore quando si è spostato sull’attualità. “Credevamo che questa fosse una lezione imparata, un odio confinato al passato. Ma l’antisemitismo non si è mai spento. È sopravvissuto. Si è adattato”, ha dichiarato Metsola, collegando il tema della memoria alla diffusione dell’odio online e agli attacchi antisemiti recenti. “Oggi l’antisemitismo si diffonde più velocemente e più ampiamente che mai, amplificato online e sui social media. Le bugie viaggiano in pochi secondi”, ha aggiunto, citando episodi di violenza contro comunità ebraiche come segnali di un fenomeno tutt’altro che residuale.

La struttura della seduta è rimasta volutamente sobria. Dopo il discorso della presidente, un intermezzo musicale ha introdotto la testimonianza centrale. La cerimonia si è conclusa con un minuto di silenzio in onore delle vittime dell’Olocausto, seguito da un secondo intermezzo musicale. Nessun altro intervento politico è stato previsto. La trasmissione in diretta sul sito del Parlamento europeo e su EbS+ ha rafforzato la dimensione pubblica dell’evento, confermandone la portata sovranazionale.

Dalla Fiume italiana ad Auschwitz: la testimonianza di Tatiana Bucci

Tatiana Bucci è nata nel 1937 a Fiume, allora città italiana, oggi parte della Croazia. La sua biografia incrocia in modo diretto le fratture del Novecento europeo: confini mobili, persecuzione razziale, deportazione, dispersione familiare. Nel 1944, a sei anni, è stata arrestata con la famiglia dai nazisti e detenuta alla Risiera di San Sabba. Il 4 aprile dello stesso anno è stata deportata ad Auschwitz insieme alla sorella Andra, di quattro anni, alla madre, a una zia, alla nonna e a un cugino.

Nel suo intervento in Aula, Bucci ha ripercorso questa storia senza enfasi, soffermandosi sulle conseguenze a lungo termine della violenza. Le due sorelle hanno trascorso dieci mesi nel campo; la madre è stata trasferita in Germania per il lavoro forzato, il padre era prigioniero di guerra in Sudafrica. Dopo la liberazione, Tatiana e Andra sono state inviate in un orfanotrofio nel sud dell’Inghilterra e hanno potuto ricongiungersi con i genitori solo nel dicembre del 1946.

Bucci ha collegato la memoria familiare all’attualità geopolitica, richiamando le origini ucraine della madre. “Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, per la prima volta mi sono sentita ucraina”, ha raccontato agli eurodeputati. “Ho visto mia mamma, che aveva soltanto due anni. E questo pensiero mi segue ancora oggi”. Il riferimento non ha introdotto parallelismi storici, ma ha riportato l’attenzione sulle conseguenze civili dei conflitti armati.

Nel suo intervento è emerso anche il tema delle responsabilità nazionali. “Io vorrei che anche noi italiani facessimo il conto con il nostro passato”, ha affermato Bucci, ricordando l’alleanza dell’Italia fascista con la Germania nazista e il ruolo dei collaborazionisti nelle deportazioni. Il passaggio è stato accompagnato dal ricordo del giornalista tedesco Günter Schwarberg, che portò alla luce i crimini contro bambini ebrei ad Amburgo. “Fare la differenza fra i nazisti e i tedeschi mi ha aiutato a vivere meglio”, ha spiegato, indicando nel confronto con il passato un passaggio necessario.

La scelta del Parlamento europeo di affidare a lei l’intervento centrale della commemorazione ha riflesso una linea consolidata: privilegiare testimonianze dirette, documentate, capaci di ancorare la memoria a esperienze individuali verificabili, in un momento in cui il numero dei sopravvissuti è in costante diminuzione.

Memoria della Shoah e responsabilità europea nel presente

La Giornata internazionale della Memoria, riconosciuta dalle Nazioni Unite dal 2005, è parte integrante dell’agenda politica del Parlamento europeo, che negli anni ha adottato risoluzioni e strategie contro l’antisemitismo e la distorsione storica. Le commemorazioni annuali non sono eventi isolati, ma si inseriscono in un percorso istituzionale che lega memoria, diritti fondamentali e Stato di diritto.

Negli ultimi anni, l’Assemblea ha più volte richiamato l’attenzione sull’aumento degli episodi di odio antiebraico e sulla diffusione di contenuti negazionisti, spesso amplificati dalle piattaforme digitali. In questo contesto, Metsola ha ribadito che “il ricordo non è passivo” e che il “mai più” deve tradursi in scelte politiche concrete. “Se ‘mai più’ deve avere un significato, deve guidare le scelte che facciamo oggi e l’Europa che scegliamo di costruire insieme”, ha affermato nel suo intervento.

La seduta del 27 gennaio 2026 si è collocata anche in un dibattito più ampio sulle politiche della memoria in Europa. Le istituzioni comunitarie sono chiamate a riconoscere le diverse tragedie storiche del continente senza relativizzare lo sterminio degli ebrei europei. Il Parlamento ha ribadito che la Shoah occupa un posto specifico nella storia europea per dimensioni, modalità e finalità, e che ogni tentativo di equiparazione impropria rischia di indebolire la comprensione storica.

L’impostazione della cerimonia ha riflesso questa linea. Poche parole, dati verificabili, una testimonianza diretta. L’assenza di una chiusura politica esplicita non è stata una rinuncia, ma una scelta coerente: l’istituzione ha definito il perimetro e riaffermato i principi, lasciando a Stati membri, forze politiche e cittadini il compito di misurarsi con le implicazioni presenti di quella memoria.