Migranti, nel 2025 crollo del 26% degli ingressi irregolari nell’Ue

Il bilancio di Frontex
3 ore fa
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Migranti Mar Mediterraneo Ipa Ftg
Migranti su un barchino nel Mar Mediterraneo (Ipa/Ftg)

Cala del 26% il flusso di migranti irregolari diretti verso l’’Unione europea. A rilevarlo sono i dati di Frontex, secondo i quali, nel 2025, sono circa 178.000 i rilevamenti lungo le frontiere esterne, una contrazione di oltre un quinto rispetto all’anno precedente. Parliamo del livello più basso registrato dal 2021 e di una cifra che risulta inferiore alla metà di quella del 2023.

Nonostante questo trend positivo, l’agenzia mette in guardia sulla fragilità della situazione: “La tendenza si sta muovendo nella giusta direzione, ma i rischi non scompaiono – ha dichiarato il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens -. Questo calo dimostra che la cooperazione può dare risultati. Non è un invito ad allentare la presa. La nostra responsabilità è rimanere vigili, supportare gli Stati membri sul campo e garantire che l’Europa sia pronta ad affrontare le nuove sfide ai suoi confini”.

Frontex
Numero di attraversamenti irregolari della frontiera Ue da gennaio a dicembre 2025 – Grafico Frontex

La mappa delle rotte

L’analisi geografica del 2025 rivela un panorama estremamente variegato. La rotta del Mediterraneo centrale si conferma la più battuta con 66.328 rilevamenti, un dato stabile rispetto al 2024 (-1%). La Libia rimane il fulcro logistico principale, essendo il punto di partenza per quasi tutte le nazionalità che hanno registrato un aumento degli ingressi verso l’Italia.

Al contrario, la rotta dell’Africa occidentale ha vissuto una contrazione senza precedenti, con un crollo del 63% (17.280 rilevamenti) dovuto alla drastica riduzione delle partenze da Mauritania, Marocco e Senegal. Anche lungo la rotta dei Balcani occidentali si è registrato un calo significativo del 42% (12.525 casi), un risultato attribuito all’inasprimento delle misure di sicurezza e alla cooperazione operativa che ha rafforzato il supporto sul campo, come dimostra l’avvio della nuova operazione congiunta di Frontex in Bosnia-Erzegovina nel novembre 2025.

Un elemento di attenzione riguarda il Mediterraneo orientale: nonostante un calo complessivo della rotta del 27%, gli arrivi dall’est della Libia verso l’isola di Creta sono più che triplicati, evidenziando come la pressione possa spostarsi rapidamente anche all’interno di regioni apparentemente stabili. In controtendenza anche il Mediterraneo occidentale, che ha segnato un +14% (19.403 rilevamenti), principalmente a causa dell’incremento delle partenze dall’Algeria.

I tentativi rilevati di uscita verso il Regno Unito attraverso la Manica, che includono sia coloro che hanno raggiunto il Regno Unito sia coloro a cui è stato impedito di partire, sono rimasti più o meno in linea con il 2024. 

Nazionalità e costi umani: il dramma del Mediterraneo

Le tre nazionalità più frequentemente rilevate nel corso dell’anno sono state quella bangladese, egiziana e afghana. Lungo i confini terrestri orientali, invece, spiccano i cittadini ucraini e somali, nonostante la rotta abbia visto una diminuzione del 37%.

Resta però pesantissimo il bilancio delle vittime. Sebbene il numero stimato di morti e dispersi nel Mediterraneo sia sceso dai 2.573 del 2024 ai 1.878 del 2025, i rischi rimangono altissimi. Frontex denuncia come le organizzazioni criminali continuino a costringere i migranti a traversate su imbarcazioni sovraffollate e non sicure. L’agenzia supporta attivamente le autorità nazionali con aerei e navi per individuare le imbarcazioni in pericolo e facilitare le operazioni di ricerca e soccorso in tempo reale.

2026: l’anno della svolta per la gestione dei confini

Il direttore esecutivo di Frontex, Hans Leijtens, ha sottolineato che, sebbene la direzione sia quella giusta, “non è un invito a rilassarsi”. Il 2026 si prospetta come un anno cruciale per la politica migratoria europea. A giugno diventerà pienamente applicabile il Patto Ue sulla Migrazione e l’Asilo, la riforma più ambiziosa degli ultimi anni. Ciò coinciderà con importanti cambiamenti nella gestione delle frontiere europee, tra cui la piena implementazione del sistema di ingressi/uscite (Ees) e il lancio previsto del sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (Etias) più avanti nel corso dell’anno. 

“Essere preparati significa fare scelte pratiche – ha aggiunto Leijtens -. Significa avere ufficiali in servizio, mezzi pronti e una stretta collaborazione con le autorità nazionali e i partner al di fuori dell’Ue. È così che Frontex aiuta l’Europa a essere pronta per qualsiasi cosa accada in futuro”.

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