Trump invaderà la Groenlandia? Cosa può fare l’Unione europea

1 giorno fa
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Trump
Donald Trump (Afp)

L’obiettivo è chiaro: rendere la Groenlandia parte degli Stati Uniti. Il come, è da vedere. Ma tutte le opzioni sono sul tavolo, compreso l’uso della forza, mai escluso in questi ultimi mesi e divenuto una minaccia concreta in questo turbolento inizio 2026, dopo che gli Usa hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro – destituendolo e avviando nel Paese sudamericano una sorta di protettorato. Il punto della questione non è difendere Maduro, un dittatore responsabile di ripetute violazioni dei diritti umani e di una gravissima crisi economica che ha portato all’emigrazione di milioni di suoi concittadini in pochi anni. Il punto è che una volta passata la linea, nessuno è più al sicuro.

E non lo è l’isola più grande del mondo, territorio autonomo del Regno danese, posizionata in posizione strategica e ricca di minerali, al centro di una ‘corsa all’Artico’ che da tempo le tre potenze globali (Usa, Russia – che ha la più lunga costa artica -, e Cina – che ha definito una propria strategia ad hoc per l’Artico) stanno portando avanti.

“Utilizzare le forze armate statunitensi è sempre un’opzione”

Per fermarci a Trump, il tycoon in questi giorni ha ribadito che la Groenlandia è essenziale per la sicurezza degli Usa, che la Danimarca non l’ha bene amministrata, e che navi russe e cinesi affollano le sue acque (ma non ci sono riscontri). Ieri sera la Casa Bianca ha dichiarato che il presidente e i suoi consiglieri stanno “discutendo una serie di opzioni” per prendere la Groenlandia e che “naturalmente, utilizzare le forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del Comandante in Capo”.

Visto dunque che il rischio è più che concreto, e che in un modo o in un altro – come per la verità era chiaro da subito – Trump non demorderà dal suo proposito di non essere disturbato nell’emisfero occidentale – considerato apertamente possedimento a stelle e strisce (la famosa ‘dottrina Donroe’ di cui si sta molto parlando in questi giorni) -, la domanda è cosa faranno la Danimarca e l’Unione europea?

Il blocco ha le mani legate a causa della dipendenza militare dagli Stati Uniti e dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina, il che spiega le reazioni di minima su tutta una serie di questioni, dal commercio alla cattura di Maduro fino alla Groenlandia stessa.

Ieri sera il vice capo di gabinetto di Trump Stephen Miller a Fox News ha detto una cosa brutale (per gli europei) ma vera: chi si scontrerà militarmente con gli Usa per l’isola artica? Nessuno lo farà.

Secondo quanto riportato per primo dal Wall Street Journal, il segretario di Stato Marco Rubio ha smorzato leggermente i toni (senza rassicurare) affermando lunedì che un’invasione non è imminente e che la via preferita è quella dell’acquisto dell’isola. Ma fin dalle prime analoghe richieste nel 2019, Danimarca e Groenlandia hanno ripetutamente ribadito che il territorio non è in vendita. E i groenlandesi, in ogni caso, nonostante il loro risentimento verso i danesi, non vogliono diventare statunitensi.

Secondo un funzionario usa anonimo citato da Reuters, tra le opzioni al vaglio dell’amministrazione americana figurano l’acquisto diretto o la stipula di un Patto di Libera Associazione con il territorio, perché Trump “ama gli accordi”.

Ma intanto tre settimane fa il tycoon ha già proceduto a un altro atto preoccupante e irrispettoso: ha nominato il governatore della Louisiana Jeff Landry quale inviato speciale in Groenlandia con lo scopo dichiarato di contribuire a farne una proprietà americana. La scorsa primavera, inoltre, tre cittadini americani sono stati scoperti a condurre “operazioni segrete” per influenzare l’opinione pubblica groenlandese.

La dichiarazione delle capitali

Mette Frederiksen, prima ministra danese, ha affermato che Trump è seriamente intenzionato ad annettere la Groenlandia e ha chiarito che “se gli Stati Uniti decidessero di attaccare militarmente un altro Paese della Nato, tutto si fermerebbe, compresa la nostra Nato e la sicurezza che ci è stata garantita dalla fine della Seconda guerra mondiale”.

Ieri si sono mossi i singoli leader: Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca hanno rilasciato una dichiarazione in cui contesta l’affermazione di Trump secondo cui l’Europa non è impegnata nella sicurezza artica e sostengono che quest’ultima debba “essere raggiunta collettivamente, insieme agli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere”. Inoltre, continua il testo, “spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere su questioni che li riguardano”; invadere l’isola violerebbe la carta fondamentale dell’Alleanza Atlantica.

La dichiarazione è stata sostenuta su X dal premier olandese Dick Schoof, da quello greco Kyriakos Mitsotakis, da quello lussemburghese Luc Frieden e da quello sloveno Robert Golob, con il primo ministro belga Bart De Wever che ha dichiarato di sostenere l’appello della premier danese Frederiksen per il “rispetto della sovranità tra gli alleati della Nato.”

Il governo della Groenlandia ha anche chiesto un incontro urgente con il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio per discutere le “dichiarazioni significative” dell’amministrazione Trump sul territorio.

La risposta della Casa bianca è stata quella menzionata all’inizio, ovvero ribadire che il presidente sta valutando “una serie di opzioni” e che l’uso della forza militare è sempre un’opzione.

La fine dell’Alleanza Atlantica?

Come anticipato, la Groenlandia è un territorio autonomo facente parte del Regno di Danimarca, che è un Paese membro dell’Unione europea e alleato Nato. Perciò, se gli Usa invadessero l’isola, frantumerebbero l’Alleanza: l’art. 5 del Trattato del Nord Atlantico dichiara che un attacco a uno qualsiasi dei suoi 32 membri è un attacco a tutti e teoricamente obbligherebbe a muoversi in soccorso dell’aggredito. Ma, come ha detto Miller, nessuno reagirà contro gli Usa, che comunque sono i principali azionisti dell’Alleanza stessa.

Quello che leader politici e analisti ripetono in questi giorni è che se gli Stati Uniti violassero con un’invasione la sovranità di un altro membro dell’Alleanza, decreterebbero di fatto la fine di quest’ultima. Ma probabilmente Trump, che non ha mai nascosto il suo disinteresse per la Nato, non sarebbe così preoccupato di sferrarle un colpo mortale.

Una certezza è invece che l’Unione, già alle prese con una minaccia esistenziale da Est, dalla Russia, non avrebbe mai pensato che il pericolo all’integrità dei suoi confini potesse venire proprio dall’alleato principale, che l’ha protetta per decenni.

Cosa sta facendo l’Europa

Per rintuzzare il rischio, la Danimarca si è detta disponibile a una maggiore presenza militare Usa sull’isola contesa, sfruttando la base già esistente a Pituffik, che può ospitate fino a 10mila persone ma ad oggi ‘abitata’ da circa 150 americani. Una via che trova sponda in un accordo del 1951 che concede a Washington “un ampio accesso alla Groenlandia”. Inoltre, Copenaghen ha offerto di consentire alle aziende americane di partecipare alla commercializzazione dei giacimenti minerari dell’area. Ma nulla di questo sembra aver scalfito Trump, che punta a una piena proprietà, di fatto se non di diritto. E che dunque non si accontenterà di null’altro, non fosse altro che per vantarsi di aver ingrandito gli Usa come ai vecchi tempi della politica di potenza, quella che proprio lui sta contribuendo a far tornare in auge.

Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen, riporta l’agenzia nazionale Ritzau, ha anche annunciato l’intenzione del suo Paese di “rafforzare la presenza militare in Groenlandia. Ma avremo anche una presenza Nato più ampia, con più esercitazioni”. Non si parla però di iniziative in tal senso a livello di Unione.

Intanto la Germania, con altri Paesi europei e con la Danimarca, sta lavorando sui prossimi passi riguardanti la Groenlandia, mentre il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha dichiarato a Radio France Inter: “Vogliamo agire, ma vogliamo farlo insieme ai nostri partner europei”.

Ma l’Ue non si trova in una posizione facile, perché ha bisogno che Trump rimanga ingaggiato nella risoluzione del conflitto in Ucraina, possibilmente senza che questa sia costretta a una capitolazione che spalancherebbe la via a ulteriori iniziative di Putin. Il blocco insomma dovrebbe convincere il tycoon a non invadere la Groenlandia, ma cosa può mettere sul piatto? Ben poco, anzi forse proprio niente.

Secondo gli analisti, probabilmente all’Unione nel suo insieme converrebbe ‘spingere’ Danimarca e Groenlandia nelle braccia di Trump, pur di garantirsi l’alleanza con gli Usa, ma questo significherebbe esporsi poi alla prossima pretesa, oltre all’abbandono di molti dei propri principi fondativi.

La realtà, sottolinea tra gli altri Simon Nixon, editorialista di Euractiv, gli europei la conoscono già e l’hanno apertamente riconosciuta dopo la cattura di Maduro: l’ordine liberale nato nel secondo dopoguerra è finito. E l’Unione, che su quei valori ha costruito la propria identità, le proprie politiche e le proprie azioni, è evidentemente e preoccupantemente impreparata a un mondo che si basa sul diritto della forza e non sulla forza del diritto.