Qualsiasi truppa occidentale dispiegata in Ucraina sarà considerata un “obiettivo di combattimento legittimo”. È l’avvertimento lanciato dal Ministero degli Esteri russo, che accusa una serie di governi filo‑ucraini di alimentare una pericolosa escalation con le loro “dichiarazioni militaristiche”.
L’allarme arriva in un momento di forte tensione sul campo: nella notte, le forze armate russe hanno lanciato 36 missili e 242 droni contro diverse regioni ucraine. L’aeronautica militare di Kiev ha riferito di aver abbattuto 226 droni e 18 missili, precisando che tra gli ordigni impiegati da Mosca figurava anche un missile ipersonico Orechnik, utilizzato, secondo gli ucraini, per “testare” la reazione degli alleati occidentali.
“Un attacco del genere, vicino al confine tra Unione europea e Nato, rappresenta una seria minaccia per la sicurezza del continente europeo e un test per l’alleanza transatlantica”, ha commentato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha.
La risposta russa all’ipotesi di truppe europee in Ucraina
Il 6 gennaio, a Parigi, i Paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia, hanno firmato la dichiarazione “Garanzie di sicurezza per una pace solida e duratura in Ucraina”. Secondo la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, il documento “è estremamente lontano da un accordo di pace” e punta invece a “proseguire la militarizzazione e l’escalation del conflitto”.
Al centro del testo c’è la creazione di una forza multinazionale incaricata di sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e garantire la deterrenza dopo un eventuale cessate il fuoco. La dichiarazione prevede inoltre un rafforzamento dell’industria militare ucraina e della cooperazione con la Nato.
Zakharova accusa Londra e Parigi di voler stabilire basi militari permanenti in Ucraina, insieme a depositi di armi e infrastrutture logistiche. Un’eventualità che, secondo Mosca, costituirebbe “un intervento straniero” e una minaccia diretta alla sicurezza russa ed europea. “Tutte queste unità e strutture saranno considerate obiettivi militari legittimi per le Forze Armate russe”, ha avvertito la portavoce.
Le condizioni russe per un cessate il fuoco
Mosca, nelle parole di Zakharova, ha ribadito che una soluzione pacifica è possibile solo a precise condizioni:
- ritorno dell’Ucraina a uno status di neutralità,
- smilitarizzazione e “denazificazione”,
- tutela dei diritti linguistici e culturali delle minoranze russofone,
- riconoscimento delle attuali realtà territoriali emerse dal conflitto.
Le nuove iniziative della Coalizione dei Volenterosi, secondo Zakharova, starebbero invece “formando un vero e proprio asse di guerra”.
Il dibattito in Occidente: Londra, Parigi e Roma
Le discussioni sull’eventuale invio di truppe europee in Ucraina stanno dividendo i governi occidentali. Il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato alla Camera dei Comuni (il parlamento inglese) che, qualora truppe britanniche venissero dispiegate nell’ambito di un accordo di pace, il Parlamento avrebbe la possibilità di esprimersi con un voto. Starmer ha parlato di “progressi significativi” sulle garanzie di sicurezza, concordate insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Se venissero dispiegate truppe in base alla dichiarazione firmata, sottoporrò la questione al voto della Camera”, ha assicurato.
Il presidente francese Emmanuel Macron, dal canto suo, invece, ha affermato che “diverse migliaia” di soldati francesi potrebbero essere dispiegati in Ucraina dopo il cessate il fuoco, come parte della forza multinazionale della Coalizione. Non si tratterebbe di truppe da combattimento, ha precisato, ma di una “forza di rassicurazione” incaricata di garantire la stabilità nel periodo post‑bellico.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata da Parigi rivendicando una “vittoria politica” per l’Italia. Secondo Palazzo Chigi, la Coalizione dei Volenterosi ha sposato la linea italiana per una “pace giusta e duratura”, con due punti centrali:
- garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 della Nato,
- esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno.
Roma ribadisce inoltre che la partecipazione alla forza multilaterale dovrà sempre rispettare la volontarietà degli Stati e le procedure costituzionali nazionali. Tutti i leader, tuttavia, concordano su un punto: la necessità di mantenere alta la pressione collettiva sulla Russia.
Il “porcospino d’acciaio” e gli scenari futuri
La strategia del cosiddetto porcospino d’acciaio – la cooperazione militare tra Kiev e l’Occidente – mira a rendere l’Ucraina così fortificata da scoraggiare qualsiasi futura aggressione russa. Con quasi il 20% del territorio ucraino attualmente sotto controllo russo, Kiev insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza solide e verificabili.
L’eventuale dispiegamento di truppe occidentali, anche solo a scopo di peacekeeping, rappresenterebbe un cambiamento significativo nella natura del conflitto e un banco di prova per l’unità euro‑atlantica.
