Roghi sull’Europa, per gli 007 c’è “la mano russa”. È iniziata una guerra ibrida?

Alcune città europee e occidentali stanno subendo attacchi di piccole entità, ma dai gravi danni e si teme che ad "accendere il fuoco" sia stato Putin: ecco perché
3 settimane fa
3 minuti di lettura
Vladimir Putin
Vladimir Putin (Fotogramma)

I Baltici, il Regno Unito e la Germania sono considerati il nuovo fronte dell’offensiva russa. Una serie di incendi e roghi, infatti, appiccati in alcuni Paesi occidentali e europei ha acceso un allarme nei servizi di sicurezza dei diversi Stati. Secondo il primo ministro polacco Donald Tusk si tratta di opere di sabotaggio da parte di forze straniere. Secondo quanto riportato dal Guardian, gli attacchi sarebbero ordinati, coordinati e finanziati dalla Russia “come arma ibrida per destabilizzare il sostegno delle democrazie occidentali all’Ucraina”. Gli investigatori ipotizzano altrettanto che ci sia lo zampino di Putin. Ma cosa sta accadendo? Andiamo con ordine.

Incendi nelle città europee

Il fuoco ha divorato il più grande centro commerciale della Polonia. Un magazzino nella zona industriale di Leyton, a est di Londra, ha altrettanto preso fuoco. Così come un negozio Ikea di Vilnius. Dei graffiti antisemiti sul memoriale della Shoah sono comparsi a Parigi. Il mese scorso, due cittadini russo-tedeschi sono stati arrestati con l’accusa di aver pianificato attacchi di sabotaggio, anche contro una base militare in Baviera. Il principale sospettato è stato accusato di aver pianificato un’esplosione, un incendio doloso e di aver mantenuto i contatti con l’intelligence russa.

Colpa di Putin?

Perché si pensa che dietro questi attacchi ci sia la Russia? Gli investigatori degli Stati colpiti fino ad oggi temono che l’appoggio dimostrato all’Ucraina abbia innescato da parte della Russia un’escalation di odio che solo con questi gesti trova la sua realizzazione. In altre parole, fornire di armi il nemico ha fatto sì che anche l’Occidente diventasse a sua volta un bersaglio.

La questione è stata sollevata in un vertice con i ministri degli Esteri e della Difesa a Bruxelles. I funzionari della sicurezza olandesi, estoni e lituani hanno messo in guardia sulle vulnerabilità nazionali. Un ministro, che ha chiesto di restare anonimo, ha detto al Guardian di essere profondamente preoccupato per “il sabotaggio fisico, organizzato, finanziato e compiuto da agenti russi”. La settimana scorsa, Tusk ha rivelato che le autorità polacche avevano arrestato nove persone in relazione ad atti di sabotaggio presumibilmente commessi su ordine dei servizi russi. E sempre secondo quanto riportato dal Guardian, un portavoce di Ikea ha detto che le indagini stanno continuando sulla fonte dell’incendio in Lituania, ma questo è stato uno degli esempi, insieme a un tentativo di incendio doloso contro una fabbrica di vernici in Polonia, che Tusk ha citato nel suo avvertimento di potenziale interferenza straniera.

L’Europa è pronta per la guerra?

Questi attacchi potrebbero essere dei primi esempi di intimidazioni da parte della Russia. Ma l’Unione europea sarebbe pronta ad entrare in guerra? La risposta è “No”. Infatti, solo nel 2023 è stata istituita la European Defence Industrial Strategy, che dovrebbe incrementare la European Defence Technological Industrial Base (EDTIB), l’industria della difesa. Per la sua applicazione concreta, la Commissione ha varato lo European Defence Industrial Program. Tutte manovre che puntano ad un esercito comune europeo, ma che al momento hanno solo capacità di deterrenza.

La sicurezza europea, fino ad oggi, è sempre stata nelle mani della Nato e nello specifico, nelle mani degli Stati Uniti. Perché? Intanto c’è da considerare che la “difesa comune” non fa neppure parte del mandato “costituzionale” dell’Unione europea. L’articolo 42 del trattato di Lisbona menziona soltanto le missioni (civili e militari) di mantenimento della pace e stabilizzazione post-conflitto “al suo esterno” ma non la protezione militare del suo territorio e dei suoi cittadini, anche se una “difesa comune” può essere decisa dai suoi leader, all’unanimità.

L’Unione europea, in sintesi, non ha proprie basi militari e non ha neppure un bilancio militare, anche se gli Stai membri, con la guerra russo-ucraina hanno collettivamente impiegato le proprie risorse per potenziare la difesa dello stato invaso.

Cos’è una guerra ibrida?

Questi tipi di attacchi, insieme a quelli di haker russi a siti intergovernativi, rientrano nella definizione di “Guerra ibrida”. Con questo termine si fa riferimento a una strategia militare che impiega e mescola elementi delle guerre convenzionali e delle guerre non convenzionali, che comprenderebbero anche fake news, comportamenti social “errati” da parte della diplomazia, interferenze nei processi elettorali.
Gli stessi processi elettorali che attendono l’Ue nei prossimi giorni con la formazione di un nuovo Parlamento europeo, Commissione e Consiglio. Che questi attacchi siano il preludio per sabotare anche le elezioni europee? Chiaramente è presto per dirlo, ma un primo segnale è arrivato e l’Europa è allertata.

E il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dimitry Medvedev, nelle ultime ore, ha già messo in guardia l’Occidente con un messaggio su Telegram: “La minaccia nucleare russa nei confronti dell’Ucraina non è un bluff o un’intimidazione – quindi -, calcolare male l’uso delle armi nucleari tattiche sarebbe fatale”.