“Più testate nucleari”, la nuova dottrina di deterrenza francese riguarda l’Europa

Macron propone la "deterrenza avanzata", cioè un ombrello nucleare francese per l'Europa, che teme il disimpegno americano. Ma a chi spetterà decidere se premere il bottone che avvia un attacco?
1 giorno fa
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Emmanuel Macron davanti al sottomarino 'Le Temeraire'
Il presidente francese Emmanuel Macron. Dietro di lui, il sottomarino 'Le Temeraire' (Ipa/Fotogramma)

Ombrello nucleare francese per l’Europa al posto (o quasi) di quello americano? Fino a non molto tempo fa l’idea sarebbe stata un’assurdità e sarebbe stata respinta con forza, ma il mondo è velocemente cambiato e l’opzione di una deterrenza francese che diventa anche deterrenza europea è oggi sul tavolo. Ieri il presidente Emmanuel Macron ha proposto la nuova dottrina di “deterrenza avanzata” che coinvolge il resto del Vecchio Continente, il quale è sempre più favorevole ad accettarla. È un altro dei twist imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che annunciando il disimpegno dall’Europa lascia scoperto lo spinoso tema della sicurezza nella regione.

“Aumentiamo le nostre testate nucleari”

Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari nel nostro arsenale”, ha annunciato Macron parlando alla base francese per sottomarini nucleari di Île Longue. “Di fronte alla combinazione di minacce”, è infatti necessario “rafforzare la nostra deterrenza nucleare” e “pensare alla nostra strategia di deterrenza nel profondo del continente europeo, nel pieno rispetto della nostra sovranità. Con la graduale istituzione di quella che definirei una deterrenza avanzata”, ha avvisato.

“In un momento in cui le certezze vacillano, gli avversari diventano più audaci e le alleanze vengono messe alla prova, la deterrenza è, e deve rimanere, un bene immateriale francese. I nostri concorrenti si sono evoluti, così come i nostri partner. Il mondo si sta irrigidendo e le ultime ore lo hanno dimostrato ancora una volta”, ha continuato.

Cosa propone Macron

Macron, parlando di “un approccio graduale”, ha offerto agli altri Paesi di partecipare alle esercitazioni di deterrenza francesi e aggiunto che, “in determinate circostanze”, la nuova dottrina “può anche prevedere lo schieramento di elementi delle forze strategiche sul territorio dei nostri alleati“.

“La nostra sicurezza non è mai stata concepita esclusivamente entro i limiti del nostro territorio, sia convenzionalmente che sul piano nucleare,” ha sottolineato il capo dell’Eliseo. “Può quindi materializzarsi una nuova fase”, quella appunto della deterrenza avanzata.

Questi piani “complicherebbero i calcoli dei nostri avversari”, ha detto Macron precisando anche che la Francia non partecipa “alla missione nucleare” dell’Alleanza Atlantica, dunque “questo sforzo si aggiungerebbe” ad essa. “La deterrenza avanzata che proponiamo è uno sforzo distinto, con un proprio valore, e perfettamente complementare a quello della Nato, sia dal punto di vista strategico che tecnico”, ha affermato.

Nel pratico, il presidente francese ha fatto sapere di avere ordinato di ingrandire l’arsenale nucleare francese, attualmente stimato intorno alle 300 testate, e che “non comunicheremo più i dati” relativi a tale arsenale. Nel 2036 entrerà anche in servizio il primo sottomarino lanciamissili balistici francese di terza generazione, chiamato Invincible. Tuttavia, ha aggiunto il titolare dell’Eliseo, “non si tratta di entrare in una sorta di corsa agli armamenti. Questa non è mai stata la nostra dottrina”.

Il gruppo direttivo con la Germania

La proposta francese è stata accolta da otto Paesi, con in testa la Germania, che finora era stata fortemente contraria all’idea di una deterrenza europea a guida francese. Adesso, invece, Berlino e Parigi in una dichiarazione congiunta hanno fatto sapere di aver istituito un “gruppo direttivo nucleare di alto livello” con la funzione di quadro bilaterale per il dialogo strategico e il “coordinamento della cooperazione”, in particolare sull’integrazione delle “capacità convenzionali, di difesa missilistica e nucleari francesi”.

Il cancelliere Friedrich Merz, che ha anche accettato “la partecipazione convenzionale tedesca alle esercitazioni nucleari francesi e visite congiunte a siti strategici”, allo stesso tempo ha sottolineato che gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le proprie forze nucleari sul continente, perseguendo la linea filo-atlantista che contraddistingue il suo approccio.

“Questa cooperazione franco-tedesca si basa sulla consapevolezza condivisa che la dimensione nucleare della deterrenza rimane un pilastro della sicurezza europea, basandosi sulla deterrenza estesa degli Stati Uniti“, specifica la dichiarazione congiunta.

Germania, Francia e Regno Unito (l’unico altro Paese europeo a disporre di armi nucleari) lavoreranno anche insieme su progetti missilistici a lunghissimo raggio, “nell’ambito dell’iniziativa denominata Elsa (European Long Range Strike Approach)”. Lanciato nel 2024, questo progetto include anche Italia, Polonia e Svezia.

Francia sottomarino nucleare
Il sottomarino ‘Le Temeraire’ (Ipa/Fotogramma)

Gli altri Paesi che hanno accettato

Oltre al Regno Unito e alla Germania, hanno accettato Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca.

Copenaghen ha affermato che “purtroppo” l’Europa deve parlare di deterrenza, considerando la minaccia russa. Esclude però di ospitare bombe francesi, e chiede una “cooperazione che rispetti l’attuale politica nucleare danese”. Atene non è scesa in troppi dettagli, ma il portavoce del governo greco Pavlos Marinakis ha chiarito che “la direzione descritta riguardo a una politica europea comune su questa questione molto importante è effettivamente quella menzionata”.

Varsavia, tra i Paesi che più sentono la minaccia russa, si è detta favorevole. Il primo ministro Donald Tusk su X ha commentato: “Ci stiamo armando insieme ai nostri amici affinché i nostri nemici non osino mai attaccarci”. Il mese scorso il presidente polacco Karol Nawrocki ha dichiarato che, di fronte a una Federazione Russa “aggressiva e imperialista”, lo sviluppo di capacità nucleari rappresenterebbe “la strada da intraprendere”, facendo intendere che il Paese dovrebbe svilupparne di proprie.

Stoccolma, attraverso il primo ministro Ulf Kristersson, ha sottolineato che vorrebbe “un mondo completamente libero dalle armi nucleari”, ma che “finché la Russia avrà queste armi e minaccerà i suoi vicini, le democrazie dovranno essere in grado di scoraggiare gli attacchi” e pertanto il Paese accoglie “positivamente” la proposta francese.

Chi preme il bottone?

Rimane una domanda fondamentale? Chi dovrà decidere se premere il bottone che avvia un attacco nucleare? Macron ha chiarito che “non ci sarà alcuna condivisione della decisione finale”: ovvero questa rimarrà solo nella mani della Francia e del suo presidente. E non ci sarà condivisione nemmeno della definizione degli “interessi vitali” né della catena di comando: tutti aspetti che rischiano di complicare la cooperazione.

C’è anche da considerare che se l’ombrello francese riguardasse solo alcuni Paesi dell’Unione, si lancerebbe a Putin un messaggio contraddittorio. Su questo Merz è stato chiaro il mese scorso alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, annunciando colloqui sul nucleare con Parigi: “Non permetteremo che in Europa si sviluppino zone con diversi livelli di sicurezza”.

Macron ‘anatra zoppa’

Un ulteriore aspetto rischia di ingarbugliare le cose. Macron, quasi alla fine del suo mandato (mancano 14 mesi ed è indebolito internamente), è quello che in gergo si definisce ‘un’anatra zoppa’: in pratica già si sta guardando al dopo. E lo stesso in fondo ha fatto lui, affrettandosi a definire la nuova dottrina nucleare francese in modo da segnare la strada per il suo successore e rendergli più complesso cambiare rotta. Perché il suo successore al momento ha un nome preciso: Rassemblement National, il partito di estrema destra di Marine Le Pen, ad oggi in testa nei primi sondaggi in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

Il movimento radicale, diviso rispetto alla sua posizione verso la Russia, vuole il ritiro della Francia dalla struttura di comando integrata della Nato ed è contrario alla cooperazione nucleare con gli altri europei. “Il potere nucleare appartiene ai francesi“, sostiene Le Pen. Su questo punto il suo delfino Jordan Bardella, favorito per la prossima presidenza, si mostra più aperto, affermando che la difesa degli interessi francesi “non si ferma ai confini” del Paese. Ma non ha appoggiato la dottrina della deterrenza avanzata di Macron. Un contrasto che potrebbe far perdere credibilità all’iniziativa dell’Eliseo.

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