Guerra ibrida, quando la disinformazione diventa “distordine” contro l’Europa?

Il tema al centro dell’ultima puntata di "Democracy in action", il format del Parlamento europeo in Italia
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Pina picierno carlo corazza pe
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e Carlo Corazza, direttore dell'Ufficio del Parlamento europeo in Italia (Screen Youtube)

In un sistema internazionale sempre più frammentato, la sicurezza delle democrazie non si gioca più solo sui confini fisici, ma in una “zona grigia” fatta di dati, narrazioni e attacchi digitali. È questo il tema centrale dell’ultima puntata di “Democracy in action”, il format del Parlamento europeo in Italia, durante la quale Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia hanno ospitato Teresa Coratella, Deputy Head, European Council on Foreign Relations’ Rome Office e Mattia Caniglia, Senior Intelligence e Policy Analyst, Global Disinformation Index, per presentare i risultati dello studio “Narrative warfare e guerra ibrida nel disordine globale”. Ospite all’appuntamento “Per un’Europa libera dalla disinformazione” anche Salvatore De Meo, eurodeputato e presidente della delegazione per le relazioni con l’Assemblea parlamentare della Nato.

Il rapporto delinea un mondo in preda al “distordine”, un neologismo che descrive l’intreccio tra la distorsione informativa e il disordine di un ordine mondiale in cui le potenze straniere colpiscono le vulnerabilità delle società aperte restando sotto la soglia del conflitto aperto.

L’anatomia della minaccia: Russia e Cina a confronto

Durante l’incontro, Mattia Caniglia ha spiegato che “viviamo in un’epoca di distordine (disordine e distruzione)”, dove il narrative warfare (la guerra delle narrazioni) è diventato un elemento strutturale della strategia militare. I dati contenuti nel rapporto sono allarmanti: gli attacchi ibridi russi in Europa sono quasi quadruplicati tra il 2022 e il 2023, triplicando ulteriormente nel 2024. Mosca adotta un approccio aggressivo, utilizzando anche forze mercenarie come l’ex gruppo Wagner (ora Africa Korps) per destabilizzare aree strategiche e legittimare sabotaggi o pressioni economiche.

Al contrario, la Cina segue una strategia più “conservativa” e di lungo periodo. Pechino punta a influenzare i sistemi informativi e gli standard normativi globali attraverso leve economiche e partnership tecnologiche, cercando di apparire come un partner per lo sviluppo meno intrusivo dell’Occidente. Come sottolineato dall’eurodeputato Salvatore De Meo, queste sfide richiedono “investimenti in cultura e intelligence” perché colpiscono la coesione stessa del progetto europeo.

I “laboratori” del conflitto: dalla Libia ai Balcani

Lo studio presentato a “Democracy in action” analizza aree critiche dove queste tattiche vengono testate prima di colpire il cuore dell’Unione. La Libia è descritta come un vero e proprio laboratorio: qui la Russia ha perfezionato modelli di disinformazione poi applicati nel Sahel e lungo tutto il fronte orientale dell’Europa. Questa “militarizzazione” dell’informazione ha ripercussioni dirette sull’Italia, influenzando temi sensibili come la sicurezza energetica e i flussi migratori, spesso usati come strumenti di pressione geopolitica.

Nei Balcani Occidentali, potenze come Russia, Cina e Turchia approfittano delle fragilità politiche per erodere la fiducia nell’Ue. Tuttavia, Teresa Coratella ha evidenziato come l’aspirazione di paesi come Ucraina e Moldova a entrare nell’Unione europea funga da vero e proprio “scudo” contro le interferenze esterne, rendendo queste società sorprendentemente resilienti.

Costruire gli anticorpi: verso una difesa comune

Nonostante le pressioni, gli “anticorpi” democratici europei restano validi: secondo l’ultimo Eurobarometro, l’89% dei cittadini europei desidera un’Europa più forte. Per passare dalla difesa alla proattività, gli autori del rapporto avanzano proposte concrete per l’Italia:

Una piattaforma nazionale: un tavolo di coordinamento tra diplomazia, imprese e servizi di sicurezza per monitorare le minacce ibride in tempo reale.

Il gruppo “pentagonale”: una collaborazione stretta tra Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito per condividere informazioni e anticipare le campagne di manipolazione.

Democratizzare il dibattito: Teresa Coratella ha ribadito che il tema della guerra ibrida “non può rimanere oggetto di dialogo tra policy maker e stakeholder ma di tutti i cittadini”.

La sfida finale, come emerso dall’incontro, è impedire che la naturale apertura delle nostre democrazie si trasformi in una debolezza. Solo attraverso una maggiore consapevolezza collettiva e investimenti mirati sarà possibile neutralizzare le armi invisibili del nuovo disordine mondiale.