“Groenlandia, territorio Usa – dal 2026”: il (nuovo) post provocatorio di Trump

Il presidente degli Stati Uniti pubblica un’immagine simbolica dell'isola artica come territorio Usa dal 2026. Non scende la pressione sull'Europa, alla vigilia di un incontro al World Economic Forum di Davos
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Trump sventola una bandiera Usa in Groenlandia
Il post di Donald Trump (Immagine dal social Truth)

Groenlandia, territorio Usa – dal 2026”. Il cartello è esplicito, ed è conficcato nel suolo dell’isola artica. Accanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sventola una grossa bandiera americana, accompagnato dal vicepresidente JD Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio. Non è quello che è successo, almeno non finora, ma un fotomontaggio pubblicato stamattina da Trump sul suo social Truth. Un’immagine che ribadisce chiaramente le intenzioni dello Stato più potente della Terra e del suo leader, più imperialistiche che motivate dalla sicurezza.

Con l’anno nuovo l’amministrazione statunitense, subito dopo aver catturato e imprigionato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha aumentato in modo esponenziale la pressione sull’Europa tornando a dire che l’isola artica, territorio autonomo parte del Regno di Danimarca, è “essenziale per la sicurezza degli Usa” e del mondo intero, e che deve essere nelle loro mani. Copenaghen, infatti, è la tesi, non è in grado di difenderla dalle mire di Russia e Cina, che pattuglierebbero le acque della regione in grande numero.

Non daremo la sicurezza del nostro emisfero in outsourcing a nessun altro“, ha chiarito oggi il segretario al Tesoro americano Scott Bessent arrivando al World Economic Forum in corso a Davos, in Svizzera.

Mosca: “In Occidente discussioni inimmaginabili prima”

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ria Novosti, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in conferenza stampa, ha commentato la situazione sostenendo di “non avere dubbi” che “gli Usa siano perfettamente consapevoli del fatto che Russia e Cina non hanno intenzione di conquistare la Groenlandia“. Per Lavrov, Mosca piuttosto è interessata alla cooperazione nell’Artico.

Il ministro russo ha anche notato come “all’interno della stessa società occidentale si stiano sviluppando tendenze di crisi. La Groenlandia è un chiaro esempio, sulla bocca di tutti, attorno al quale si stanno sviluppando discussioni che prima sarebbero state difficili da immaginare“.

Incontro Usa-Ue a Davos

Il nuovo post di Trump alimenta la già forte pressione sull’Europa messa in atto nelle ultime settimane. Il presidente e il suo entourage sono attesi domani a Davos, dove sembra confermato un incontro con i leader europei. Questi ultimi sono desiderosi di raffreddare le acque artiche, divenute bollenti, e di riportare la questione nel solco del rispetto di principi fondamentali del diritto internazionale come l’integrità territoriale e l’autodeterminazione dei popoli, ai quali però il presidente Usa non sembra tenere particolarmente. Anche la sopravvivenza della Nato, messa seriamente a rischio da un’eventuale operazione americana contro il territorio di uno Stato membro, non rappresenta per il tycoon una stella polare. E lo ha chiarito qualche giorno fa lui stesso in un’intervista al New York Times: quella tra Groenlandia e Alleanza atlanticapuò essere una scelta“, ha detto intendendo che per lui l’isola artica è una priorità strategica, anche a costo di mettere in discussione i rapporti con gli alleati.

Un primo incontro sulla questione, tenutosi la scorsa settimana con danesi e groenlandesi, non ha portato a un nulla di fatto, se non alla presa d’atto del disaccordo con gli Usa e della loro determinazione ad andare fino in fondo.

I nuovi dazi di Trump

Domenica scorsa il capo della Casa Bianca ha minacciato dazi al 10%, e poi del 25% – se gli Stati Uniti non acquisiranno “in modo completo e totale” la Groenlandia – verso gli otto Paesi europei (Ue e non Ue: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Regno Unito) che lo scorso week end hanno inviato sull’isola contesa un simbolico contingente di qualche decina di soldati, proprio per mandare un segnale di ‘resistenza’ a Trump.

Von der Leyen: “La nostra risposta sarà ferma”

Come già ampiamente affermato da più parti nel Vecchio Continente, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, oggi dal palco di Davos ha ribadito: “La nostra risposta sarà ferma, unita e proporzionata“. I dazi aggiuntivi minacciati da Trump “sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data”, ha sottolineato, ricordando che “l’Ue e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo è un accordo. E quando degli amici si stringono la mano, deve significare qualcosa”.

“Consideriamo il popolo degli Usa non solo come nostro alleato, ma come amico. Trascinarci in una pericolosa spirale discendente finirebbe solo per aiutare gli stessi avversari che entrambi siamo impegnati a tenere fuori dal nostro orizzonte strategico“, ha affermato ancora. La capa dell’esecutivo europeo ha poi ribadito che l’Ue è impegnata per la sicurezza della regione artica.

La Danimarca aumenta la presenza militare in Groenlandia

Intanto, la Danimarca sta rafforzando la sua presenza militare sull’isola artica, secondo quanto riferito dalla stampa locale: un centinaio di soldati danesi sono già arrivati a Nuuk, capitale della Groenlandia, e altrettanti a Kangerlussuaq, nella parte occidentale della regione. I militari dovrebbero partecipare all’operazione ‘Arctic Endurance’, l’esercitazione a cui hanno preso parte anche gli altri sette Paesi sotto minaccia di dazi da parte di Trump, e la loro è una missione che si prevede a lungo termine.