Zelensky: “Putin ha iniziato la Terza Guerra Mondiale, ma non ci fermeremo”

Il peso dello stallo dell'Unione europea
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (Afp)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (Afp)

“Putin ha iniziato la Terza Guerra Mondiale e va fermato”. Sono queste le parole con le quali il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky alza i toni a un livello di allarmismo superiore. Perché tra diplomazia in bilico, trattative che fanno pochi passi avanti, richieste di maggiori garanzie e un futuro incerto, il presidente ucraino non intende indietreggiare alla vigilia del 24 febbraio, che segna la fine del quarto anno dall’inizio dell’invasione su larga scala da parte della Russia.

Secondo il leader di Kiev, l’obiettivo del Cremlino non è ottenere solo un lembo di terra, ma l’imposizione di un modello di vita autoritario che mina le democrazie globali. Mosca, dal canto suo, parla di “giustizia” e risponde celebrando i suoi “eroi“, mentre l’Unione europea si scontra internamente sul ventesimo pacchetto di sanzioni e sul ruolo da ricoprire ai futuri tavoli negoziali.

La resistenza di Kiev: “Non cederemo persone, non solo terra”

Ai microfoni della Bbc, Zelensky ha respinto con fermezza le pressioni internazionali, in particolare quelle provenienti dall’amministrazione statunitense di Donald Trump, che puntano a una pace rapida basata sulla cessione del 20% del territorio ucraino, incluse le “città fortezza” del Donetsk e ampie zone di Kherson e Zaporizhzhia.

Per Zelensky, la ritirata non è un’opzione strategica ma un tradimento: “Vedo l’abbandono di centinaia di migliaia di nostri cittadini. Questo dividerebbe la nostra società”. Il timore è che una tregua serva a Putin solo come “pausa tattica” per ricostituire l’esercito in un paio d’anni e colpire ancora più duramente. La vittoria, per Kiev, resta legata al ripristino dei confini del 1991, un obiettivo che Zelensky definisce non solo un successo militare, ma un atto di “giustizia per il mondo intero”.

La risposta di Mosca e la retorica della “giustizia russa”

Mentre Zelensky parla al pubblico globale di minaccia mondiale, il presidente russo Vladimir Putin risponde consolidando il fronte interno. Alla cerimonia per gli “Eroi del Distretto Militare del Caucaso Settentrionale”, Putin ha ribaltato la propria narrazione, affermando che la Russia sta lottando per la propria “indipendenza, verità e giustizia”.

In occasione della Giornata del difensore della patria, Putin loda i soldati impegnati nella guerra contro l’Ucraina, denominata dal leader russo “operazione militare speciale“, elevandoli a veri patrioti che garantiscono la “parità strategica” del Paese. Questa retorica speculare evidenzia l’abisso comunicativo tra le due parti: dove Zelensky vede l’inizio di un’apocalisse globale, Putin vede la necessaria difesa del futuro russo.

L’Europa tra ambizioni diplomatiche e veti interni

In questo scontro tra titani, l’Unione europea cerca di definire la propria postura, ma deve fare i conti con profonde crepe interne. A Bruxelles, la ministra degli Esteri lettone Baiba Braze ha rivendicato con forza il diritto dell’Ue di sedere al tavolo delle trattative, poiché sono in gioco interessi europei diretti. “Mosca non ha ottenuto i suoi obiettivi strategici sul campo e non dobbiamo consentire che li raggiunga al tavolo negoziale”, ha dichiarato.

Tuttavia, la compattezza dell’Unione è messa a dura prova. L’Alta Rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea Kaja Kallas ha ammesso che non ci saranno progressi immediati sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Il motivo? L’Ungheria continua a bloccare le misure, legando il proprio “no” a questioni esterne, come la mancata riparazione da parte ucraina dell’oleodotto Druzhba, danneggiato dai russi, che trasporta greggio verso Budapest e la Slovacchia. Kallas ha criticato questo nesso, definendo le questioni “assolutamente non correlate”.

La strategia del negoziato: cosa chiedere a Putin?

Oltre alla partecipazione formale, l’Europa si interroga sui contenuti di un eventuale dialogo. Kaja Kallas ha suggerito uno spostamento del focus: invece di discutere su chi parla con la Russia, bisognerebbe chiarire quali concessioni pretendere da Mosca. “Se chiedi poco, non ottieni nulla. Se non chiedi nulla, ci rimetti tu”, ha ammonito l’Alta Rappresentante, sottolineando che qualsiasi negoziatore deve mettere Putin di fronte alle proprie responsabilità.

Zelensky, nel frattempo, guarda oltre l’Atlantico, chiedendo al Congresso degli Stati Uniti garanzie di sicurezza trentennali che sopravvivano ai cambi di leadership presidenziale.  Anche se Trump non fosse d’accordo, Zelensky ricorda che si è presidenti per il tempo necessario e finché i cittadini lo consentono, ma saranno gli Stati Uniti, come Paese, a dover garantire l’aiuto al fronte est dell’Europa, Ucraina inclusa.

In un gioco di “scacchi paralleli”, il leader ucraino spera così che la pressione combinata di intelligence americana e forniture militari europee costringa infine Putin a fare un passo indietro. Ma con le armi aeree ancora scarse e le licenze di produzione negate dai partner, la strada verso la “vittoria della giustizia” appare ancora lunga e tortuosa.

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