Quando un diplomatico libanese cancella i propri biglietti per i mondiali, non è solo una protesta: è la prova che la percezione degli Stati Uniti sta cambiando a livello globale. Mohamad Safa, direttore esecutivo di Patriotic Vision e consulente accreditato alle Nazioni Unite, ha annunciato l’8 gennaio su X di aver rinunciato alle sue partite del mondiale 2026. La motivazione? “L’Ice potrebbe decidere che sono un membro di una gang e finire in prigione per un anno senza accuse, senza udienza, senza processo, senza diritto a consultare un avvocato, senza telefonata. Gli Stati Uniti non sono sicuri da visitare“.
Il suo gesto ha innescato una campagna di boicottaggio sui social con l’hashtag #BoycottWorldCup, alimentata da preoccupazioni concrete sulla sicurezza e sulle politiche immigratorie aggressive dell’amministrazione Trump.
I cancelled my World Cup tickets.
The ICE may decide that I am a gang member, and I’ll be locked in prison for a year with no charges, no hearing, no trial, no right to consult a lawyer, no phone call.
The US is not safe to visit.
I’ve reposted this post to invite you to join… pic.twitter.com/kNiQQ79TN5
— Mohamad Safa (@mhdksafa) January 16, 2026
La morte di Renee Good e l’escalation
Il punto di svolta è arrivato il 7 gennaio 2026, quando Renee Nicole Good, madre di tre figli, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement a Minneapolis. L’episodio ha riacceso il dibattito nazionale sulle operazioni dell’Ice, già sotto osservazione dopo che Trump ha eliminato la politica delle “aree sensibili” che impediva gli arresti in scuole e chiese.
L’uccisione della donna 37enne ha scatenato le proteste in decine di città americane. Ieri, 15 gennaio, un immigrato venezuelano è stato colpito a Minneapolis durante un’operazione Ice, dimostrando come la città sia diventata epicentro delle operazioni federali dopo le tensioni a Los Angeles, Chicago e Washington. Il sindaco della città, Jacob Frey, democratico, ha definito “spazzatura” la ricostruzione delle autorità federali e ha chiesto l’immediata uscita degli agenti Ice dalla città con termini poco fraintendibili: “Fuori dai co****ni”.
Minneapolis: 2.000 agenti per una “guerra contro il Minnesota”
Il 6 gennaio, appena un giorno prima della morte di Renee Good, l’amministrazione Trump aveva dispiegato circa 2.000 agenti federali a Minneapolis in quella che il governatore Tim Walz ha definito “una guerra contro il Minnesota“. Il massiccio dispiegamento di forze – tra cui agenti Ice e Border Patrol – ha creato un clima di tensione senza precedenti nella città.
L’operazione si è concentrata sulla comunità somala, che Trump ha definito “spazzatura“, sospendendo i fondi federali per gli asili nido e intensificando la retorica contro questo gruppo. Il paradosso è che circa il 58% dei somali in Minnesota sono nati negli Stati Uniti e, tra i nati all’estero, l’87% sono cittadini naturalizzati. Davanti alle operazioni Ice, i somaloamericani hanno iniziato a portare con sé passaporti e documenti d’identità per paura di fermi arbitrari.
Il boicottaggio dei Mondiali 2026
Le preoccupazioni non sono solo degli attivisti. Secondo uno studio della Kaiser Family Foundation, il 41% degli immigrati negli Stati Uniti teme ora la detenzione o la deportazione, con un aumento di 15 punti percentuali rispetto al 2023. Un terzo riferisce di aver visto o sentito rapporti sulla presenza dell’Ice nella propria comunità.
Ajamu Baraka, attivista di sinistra ed ex candidato vicepresidente del Green Party, ha chiesto esplicitamente il boicottaggio dei Mondiali di calcio 2026 come risposta alla sparatoria di Minneapolis. La campagna sui social ha raccolto adesioni in tutto il mondo, con tifosi che citano timori per la propria sicurezza durante il torneo che si svolgerà tra giugno e luglio 2026 in Stati Uniti, Canada e Messico.
Le assicurazioni della Fifa e i visti negati
La Fifa, l’organizzazione mondiale del calcio, si trova in una posizione delicata. Il presidente Gianni Infantino, che ha stretti rapporti con Donald Trump e visita frequentemente la Casa Bianca, aveva assicurato in ottobre a Roma che “non ci saranno problemi con i visti per le squadre partecipanti e le delegazioni”. Infantino aveva aggiunto di stare lavorando anche su soluzioni per i tifosi, promettendo “speriamo buone notizie a breve”. Il 5 dicembre scorso, Infantino ha consegnato a Trump il primo “Premio Fifa per la Pace” della storia.
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, sono già stati negati i visti ad alcune delegazioni. L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, ora direttore esecutivo della task force Fifa per i mondiali, ha dichiarato che esiste “una narrativa immaginaria secondo cui il presidente non accoglierebbe gli stranieri negli Stati Uniti“. Ha poi aggiunto: “È un newyorkese come me, a volte ci esprimiamo in modo diverso dai politici raffinati”.
A fine dicembre 2025 la Fifa ha annunciato di aver ricevuto oltre 150 milioni di richieste per 6-7 milioni di biglietti disponibili. La fase più recente di vendita tramite Random Selection Draw ha ricevuto 500 milioni di richieste e si è conclusa il 14 gennaio. Secondo le politiche Fifa, chi ha già acquistato i biglietti non può ottenere rimborsi in caso di ripensamento.
Donald Trump tra Mondiali 2026 e politica
La situazione crea una contraddizione evidente per l’amministrazione Trump. Da un lato, il presidente vuole che i mondiali siano un successo americano e si aspetta riconoscimenti dalla Fifa per le sue iniziative di pace internazionali. Dall’altro, le sue politiche immigratorie aggressive – che includono l’autorizzazione per le forze dell’ordine a entrare nelle case dei migranti senza mandato e la deportazione di oltre 207.000 persone già entro giugno 2025 – stanno creando un clima di timore che sta allontanando i tifosi internazionali.
La campagna video dell’Ice che utilizzava lo slogan dei Pokémon “Gotta Catch ‘Em All!” per celebrare gli arresti di immigrati ha ulteriormente danneggiato l’immagine degli Stati Uniti all’estero. Il filmato, pubblicato a settembre, mostrava agenti che arrestano persone con tanto di “carte Pokémon” raffiguranti i volti degli arrestati, suscitando critiche internazionali per il tono utilizzato su un tema così delicato.
L’incognita giugno
Il calcio d’inizio del mondiale è previsto per l’11 giugno 2026. Fino a quella data, le scelte dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione continueranno a influenzare la percezione di sicurezza tra i tifosi internazionali. La questione non riguarda solo i numeri di biglietti venduti o cancellati – difficili da verificare – ma la credibilità degli Stati Uniti come Paese ospitante di un evento che, per definizione, dovrebbe celebrare l’inclusione e l’apertura verso il mondo.
