Niente di fatto per i negoziati tra Usa e Iran che si sono svolti nel fine settimana a Islamabad, capitale del Pakistan. Dopo 21 ore di colloqui, le due parti non hanno raggiunto nessun accordo e si sono date reciprocamente la colpa del fallimento. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, la cui presenza al tavolo rende palese l’importanza della trattativa per Washington, ha sostenuto che Teheran non voglia “abbandonare definitivamente l’arma nucleare”, mentre la controparte ha definito “irragionevoli” le richieste americane. D’altronde, ha aggiunto l’Iran, “nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati”. La lunghezza dei colloqui testimonia quantomeno che ci fosse qualcosa di cui parlare.
Trump annuncia un blocco navale Usa
In ogni caso, il risultato è che le delegazioni di Usa e Iran sono tornate nelle rispettive patrie ieri mattina, e che il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha ordinato il “blocco navale di tutte le navi in entrata o uscita” dal vitale stretto di Hormuz. “O tutti o nessuno”, ha dichiarato il tycoon dopo aver scritto su Truth che l’incontro in Pakistan era andato bene ma che mancava l’accordo sul “punto più importante”, il nucleare. “Con effetto immediato – ha annunciato Trump sul suo social -, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, inizierà il processo di blocco di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz”.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha precisato che il blocco colpirà “in modo imparziale le navi di tutte le nazioni che entrano o partono dai porti e dalle aree costiere iraniani, inclusi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo di Oman”, a partire dalle 16 di oggi – ora italiana. Gli Usa, ha continuato il Centcom, “non impediranno la libertà di navigazione alle imbarcazioni che transitano nello Stretto di Hormuz dirette a, o provenienti da, porti non iraniani”.
Il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, ha definito “illegale e costituisce pirateria” il blocco americano e ha fatto sapere che l’Iran implementerà “un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce“.
Risultato: come conferma il Lloyd’s List, quotidiano specializzato in navigazione, il vitale passaggio marittimo è di nuovo chiuso, dopo una minima riapertura concessa da Teheran dopo il cessate il fuoco di due settimane annunciato martedì scorso da Trump.
Ulteriore risultato: stamattina il petrolio è tornato sopra i 100 dollari, e il mondo è ancora appeso a un filo. Anche perché, scrive il Wall Street Journal citando fonti addentro alla questione, la Casa Bianca starebbe valutando la possibilità di accompagnare il blocco navale con nuovi attacchi all’Iran – limitati e mirati – come ulteriore forma di pressione. Non è escluso tuttavia che possa decidere per riprendere i bombardamenti su larga scala dell’operazione ‘Epic Fury’ iniziata il 28 febbraio con Isreale.
Trump: “Pedaggio estorsione che non consentiremo”
Ma non finisce qua. Il capo della Casa Bianca ha anche dichiarato di aver dato mandato alla sua Marina di “intercettare ogni nave in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran“, definendolo “un’estorsione” che gli Usa non consentiranno. “Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare”, ha minacciato aggiungendo che gli Usa smineranno il braccio di mare conteso. In un’intervista a Fox News, ieri ha fatto sapere che gli gli Stati Uniti, insieme al “Regno Unito e un paio di altri Paesi”, stanno inviando dragamine.
Il Centcom ha confermato il passaggio nello Stretto di due cacciatorpediniere statunitensi impegnate in una missione di sminamento, il primo di questo tipo dall’inizio dei combattimenti il 28 febbraio. Teheran lo ha definito una violazione del cessate il fuoco, avvisando che le navi verranno trattate con durezza e decisione. Il comando navale delle Guardie in un post in lingua persiana su X ha avvertito che “il nemico rimarrà intrappolato in un vortice mortale nello Stretto se farà la mossa sbagliata”.
Una retorica bellicista di cui Trump non è certo sprovvisto: “Qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, verrà FATTO SALTARE IN ARIA!”, ha minacciato su Truth (maiuscole sue, ndr).
Teheran: L’inimicizia genera inimicizia”
Sebbene la parte americana abbia circoscritto il fallimento dei negoziati alla ‘sola’ questione nucleare, i punti su cui l’accordo non si è trovato sarebbero diversi, secondo due funzionari anonimi citati dai media statunitensi. Il nucleare, senza dubbio, ma l’Iran avrebbe respinto anche la riapertura completa e senza pedaggi dello Stretto, la cessazione dei finanziamenti ad Hamas, Hezbollah e Houthi, e la creazione di un quadro di pace che includa alleati regionali. Per Teheran, l’incontro si è incagliato su Stretto e nucleare, ma conta anche il fattore fiducia. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ieri ha scritto su X che gli Stati Uniti “non sono riusciti a conquistare la fiducia della delegazione iraniana”, compromessa “a causa delle esperienze delle due guerre precedenti”.
Per il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, la delegazione iraniana si è trovata di fronte a “massimalismo, obiettivi in continuo cambiamento e blocco“, nonostante l’accordo fosse molto vicino: “Nessuna lezione imparata. La buona volontà genera buona volontà. L’inimicizia genera inimicizia“.
Media iraniani riportano poi che il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha discusso del negoziato con il presidente russo Vladimir Putin, che si è anche offerto di fare da mediatore, ha affermato che Teheran desiderava “un accordo equilibrato ed equo”. “Se gli Stati Uniti tornassero a operare nel quadro del diritto internazionale, raggiungere un accordo non sarebbe lontano”, ha detto.
Trump: “Se non tornano al tavolo, per me va bene”
Trump da parte sua ritiene che l’Iran continuerà a negoziare, “perché nessuno può essere così stupido da dire ‘Vogliamo le armi nucleari’ quando non hanno carte da giocare“. Poche ore dopo, ha affermato: “Se non tornano (al tavolo dei colloqui, ndr), per me va bene“.
Italia preoccupata. De Scalzi: “Sospendere lo stop al gas russo”
Intanto in Italia, come d’altronde ovunque, la preoccupazione è molto alta, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che vede da vicino lo spettro di una recessione. Venerdì il governo ha chiesto a Bruxelles di consentire lo sforamento del Patto di stabilità, tracciando un parallelismo con l’epoca Covid, ma è stato subito frenato dalla Commissione.
Dal canto suo l’ad di Eni, Claudio Descalzi, a margine di un evento della Lega ieri a Roma ha chiesto la sospensione del “bando che scatterà il 1° gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi che vengono dalla Russia” in considerazione della gravità senza precedenti della situazione. La Lega stessa, non da ieri, sostiene che sia necessario riallacciare i rapporti con Mosca, in nome del “realismo” e della “pragmaticità”.
