Alle quattro del mattino del 24 febbraio di quattro anni fa, Vladimir Putin annunciava l’“operazione militare speciale”. Nel giro di ore, missili e colonne corazzate russe entravano in Ucraina da nord, est e sud, ben oltre le aree separatiste del Donbass. L’obiettivo appariva chiaro: una guerra lampo per riportare Kiev nell’orbita di Mosca e imporre un cambio di regime.
Quattro anni dopo, Kiev entra nel quinto anno di conflitto con i droni e i missili che continuano a colpire, soprattutto nelle regioni di Odessa e Zaporizhzhia. In questo scenario arrivano la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa. “Putin ha fallito, non è riuscito a spezzarci”, è il messaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che li riceve a Kiev nel giorno dell’anniversario.
Dalla guerra lampo alla trincea
Il piano iniziale del Cremlino prevedeva un’avanzata rapida verso la capitale. Le truppe russe puntarono su Kiev, mentre nel sud cadevano Kherson e ampie porzioni della fascia costiera. La resistenza ucraina, organizzata attorno alla leadership di Zelensky, trasformò l’operazione in un conflitto di logoramento. L’ex attore divenuto presidente scelse di restare nella capitale, apparendo in divisa in video che fecero il giro del mondo.
Nei mesi successivi, il massacro di Bucha e l’assedio di Mariupol segnarono uno spartiacque. Le immagini dei civili uccisi e delle acciaierie Azovstal assediate portarono a un irrigidimento delle posizioni europee. L’affondamento dell’incrociatore Moskva, nell’aprile 2022, mostrò la capacità ucraina di colpire obiettivi simbolici russi. A novembre dello stesso anno, la controffensiva di Kiev riconquistò territori nelle regioni di Kharkiv e Kherson. Da allora, la linea del fronte si è spostata più volte nel Donbass e nell’area di Zaporizhzhia, con avanzate e arretramenti limitati, combattuti anche con droni e artiglieria a lungo raggio.
Secondo le stime citate da diversi governi e think tank occidentali, le vittime complessive tra morti e feriti nelle due parti raggiungono cifre nell’ordine dei milioni. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha parlato di “mezzo milione di vittime nell’ultimo anno” per la Russia, “per conquistare e occupare meno dell’1% in più del territorio ucraino”. Numeri che delineano una guerra ad altissima intensità, con un consumo continuo di uomini e mezzi.
L’Europa, nel frattempo, ha visto ridefinirsi il proprio ruolo. Le prime settimane di unità compatta hanno lasciato spazio a tensioni su energia, bilanci e forniture militari. Eppure, i pacchetti di sanzioni si sono susseguiti: diciannove adottati, il ventesimo in fase di finalizzazione, come ha ricordato la Commissione, sottolineando la difficoltà di mantenere l’unanimità a 27.
Unità a 27 e pressione su Mosca
La giornata a Kiev si è aperta con la cerimonia a Maidan, piazza simbolo della rivoluzione del 2014 e della resistenza al Cremlino. Davanti a una lunga fila di bandiere e fotografie dei caduti, Zelensky e i leader europei hanno osservato un minuto di silenzio. “Oggi è un giorno di commemorazione in Ucraina. In Europa. Ricordiamo le vite perdute: i soldati, i civili, i bambini”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo António Costa.
Von der Leyen ha scritto su X: “A Kiev per la decima volta dall’inizio della guerra. Per riaffermare che l’Europa è ferma con l’Ucraina, finanziariamente, militarmente e durante questo rigido inverno… Pace alle condizioni dell’Ucraina”. Il riferimento è sia al sostegno militare sia ai programmi finanziari pluriennali già approvati, compreso il prestito concordato dal Consiglio europeo.
Resta aperta la discussione sull’uso degli asset russi congelati. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha evocato la possibilità di rimettere sul tavolo il tema. La portavoce della Commissione Paula Pinho ha precisato che, “per il momento”, l’obiettivo è onorare l’impegno assunto al Consiglio europeo sul prestito, lasciando intendere che eventuali sviluppi potrebbero emergere nel confronto politico.
Sul piano energetico, i vertici Ue hanno annunciato un nuovo pacchetto di sostegno per generatori e aiuti umanitari, oltre a un piano di sicurezza e preparazione energetica per rafforzare reti e centrali danneggiate. “Quest’inverno, l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un’assistenza energetica senza precedenti”, si legge nella nota congiunta firmata da von der Leyen, Costa e dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
Colloqui trilaterali e scetticismo europeo
Mentre a Kiev si riunisce la Coalizione dei Volenterosi, con leader presenti e collegati in videoconferenza, il fronte diplomatico resta fluido. Zelensky ha annunciato nuovi colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia “durante questa settimana o nei prossimi 10 giorni”, aggiungendo: “Abbiamo bisogno della pace, ma dobbiamo prepararci a qualsiasi altro tipo di sfida da parte russa”.
Il presidente francese Emmanuel Macron si è detto “molto scettico” sulla possibilità di una “pace a breve termine”, sostenendo che “non c’è la volontà da parte russa di raggiungere la pace”. Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz: “La Russia non sta vincendo… questa guerra finirà solo quando Putin si renderà conto che non può vincere”.
Zelensky, in un passaggio del suo videomessaggio da Maidan, ha invitato il presidente statunitense Donald Trump a visitare Kiev: “Solo venendo in Ucraina e vedendo con i propri occhi la nostra vita e la nostra lotta… si potrà capire di cosa tratta veramente questa guerra”. E ancora: “Questa non è una rissa di strada, è un attacco di uno Stato malato a uno Stato sovrano”.
Sul terreno, circa il 20% del territorio ucraino resta sotto controllo russo. La prospettiva di un negoziato che parta da questa linea di fatto espone Kiev a scelte complesse, tra integrità territoriale e cessate il fuoco. L’Unione europea, con la presenza dei suoi vertici nella capitale, ribadisce che il sostegno politico e finanziario non verrà meno mentre si discutono eventuali formati di pace e nuove sanzioni. In parallelo, Zelensky ha chiesto all’Ue di definire una data per l’adesione, avvertendo che senza un orizzonte preciso Mosca potrebbe tentare di bloccare il percorso per anni, dividendo l’Europa.
