Mentre gli Usa di Donald Trump arrestano Nicolas Maduro con l’accusa (formale) di “narcoterrorismo“, l’Unione europea sceglie la via opposta per risolvere il problema della droga: dialogare con i Paesi esportatori, “in particolare con l’America latina”.
La strategia è stata illustrata dal Commissario per gli Affari Interni e l’Immigrazione, Magnus Brunner, rispondendo a una interrogazione parlamentare sulla crescita del mercato della cocaina in Europa, presentata il 28 ottobre scorso dai sovranisti (Pfe) e dagli euroscettici (Esn). Brunner ha ammesso che l’Ue è ormai diventata il più grande mercato mondiale per la cocaina e ha annunciato “nuove norme sulla criminalità organizzata per smantellare più efficacemente le reti criminali” per l’anno appena iniziato.
La risposta del Commissario è arrivata il 6 gennaio, oltre due mesi dopo l’interrogazione e a soli tre giorni dall’attacco degli Usa al Venezuela. Sembra quasi una dichiarazione programmatica, un modo per esaltare la forza del dialogo al posto della violenza, ma in realtà Bruxelles non ha condannato l’operazione americana contro Caracas: “Non abbiamo discusso su come definire l’azione degli Stati Uniti; questa non è la questione più rilevante”, ha dichiarato la portavoce capo dell’esecutivo Ue, Paula Pinho.
Il nuovo piano Ue contro la droga
La parola d’ordine della strategia 2026 è il dialogo internazionale e istituzionale: “il nuovo piano d’azione (dell’Ue, ndr.) contro il traffico di droga mira a rafforzare gli sforzi di cooperazione tra forze dell’ordine e autorità giudiziarie”. Nello specifico, l’intenzione è quella di dare un ruolo maggiore a Eurojust, l’Agenzia europea per la cooperazione giudiziaria penale. Per questo, spiega il Commissario Brunner, Bruxelles ha “ha avviato negoziati per rafforzare la cooperazione con i principali Paesi terzi”, a partire da quelli dell’America Latina.
Immigrazione e droga: la risposta dell’Ue
Come con l’attacco al Venezuela e l’arresto di Maduro, Donald Trump ha utilizzato la diffusione della droga per giustificare la veemente stretta anti-immigrazione approvata dalla sua amministrazione. Una stretta che, più o meno direttamente, ha portato alla morte di Renee Nicole Good, uccisa da un’agente Ice in un contesto di crescente tensione sociale.
Anche i sovranisti (Pfe) e gli euroscettici (Esn) hanno inserito la correlazione droga-richiedenti asilo nella interrogazione presentata a Magnus Brumer. Secca la replica del Commissario per gli Affari Interni e l’Immigrazione: “Non ci sono prove che evidenzino un legame specifico tra migrazione e traffico di cocaina in Europa“.
La diffusione della droga in Ue
L’European Drug Report 2025 dell’Euda, aggiornata al 5 giugno 2025, ha fatto il punto sulla diffusione della droga in Ue. Il report utilizza dati raccolti fino al 2023 per la maggior parte degli indicatori di prevalenza, mentre per i sequestri e i dati dei servizi di trattamento alcuni aggiornamenti arrivano al 2024.
La cannabis resta la sostanza illecita più consumata, con l’8,4% degli adulti europei (24 milioni) che l’hanno usata negli ultimi dodici mesi registrati, ma il dato più preoccupante riguarda la potenza: la resina sequestrata contiene ora in media il 23% di Thc, mentre l’erba si attesta all’11%, livelli storicamente molto elevati. Circa 1,5% degli adulti (4,3 milioni di persone) sono consumatori quotidiani o quasi quotidiani.
Per la cocaina si registra una crescita costante: 2,7 milioni di giovani adulti (2,7% dei 15-34 anni) l’hanno usata nell’ultimo anno di riferimento e i sequestri sono in costante aumento. L’aspetto più allarmante è la crescente diffusione del crack, in particolare tra le comunità marginalizzate: i nuovi utenti in trattamento per cocaina in polvere sono aumentati del 31% tra il 2018 e il 2023, mentre per il crack l’incremento è stato del 35%.
Sul fronte degli stimolanti sintetici si sta verificando un cambiamento strutturale del mercato: mentre storicamente dominava l’anfetamina, ora i catinoni sintetici stanno diventando sempre più disponibili, con sequestri e importazioni senza precedenti. Non solo dall’estero: anche la produzione europea di anfetamine, metanfetamine e catinoni è aumentata, sia per i mercati interni che per l’esportazione, con rischi crescenti di diffusione tra popolazioni vulnerabili.
